Parziale rimpasto di governo in Tunisia, mentre continuano le proteste contro il presidente Kais Saied

Tunis, Tunisia. 16th Sep, 2019. Independent Presidential Candidate Kais Saied, Tunisian Jurist And Professor Of Constitutional Law, Poses For A Picture. Saied And Media Magnate Nabil Karoui, Who Was Arrested Last Month On Charges Of Money Laundering And T

La sera del 25 maggio il presidente tunisino Kais Saied ha annunciato a sorpresa un rimpasto parziale nel governo, sostituendo due ministri e istituendo una nuova carica istituzionale per la gestione della sicurezza nazionale.

Il rimpasto giunge all’apice di una recrudescenza della stretta securitaria imposta dal presidente sulle opposizioni e sulle organizzazioni della società civile, che ha condotto nel corso delle ultime due settimane all’arresto di una decina tra attivisti delle organizzazioni per i diritti umani, giornalisti e avvocati. Gli arresti si inseriscono nell’ambito delle sempre più frequenti manifestazioni di protesta contro il governo, e in particolar modo contro la svolta autoritaria impressa dal presidente Kais Saied alla politica tunisina.

Lo scorso venerdì 24 maggio si è tenuta una manifestazione nella capitale dove slogan contro il presidente sono stati scanditi a gran voce dai manifestanti, definendo Saied come un dittatore e chiedendo la revoca di un recente decreto che consente al governo una maggiore capacità di reprimere il dissenso politico e facilitare gli arresti di chi protesta contro la linea impressa dal presidente Saied alla politica e all’economia tunisina.

Misure che hanno determinato anche la preoccupazione dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, che hanno espressamente auspicato la moderazione del governo tunisino nella repressione del dissenso, in quella che tuttavia il presidente Kais Saied ha poi definito come intollerabili ingerenze straniere negli affari interni del governo tunisino.

Anche il sindacato dei giornalisti tunisino (il SNJT) ha tuttavia denunciato la progressiva svolta autoritaria del governo e la tendenza della magistratura a incriminare un numero crescente di giornalisti rei di aver criticato la linea del governo, sostenendo che oltre 50 giornalisti sono stati tratti in arresto nel corso dell’ultimo anno per aver espresso giudizi critici sulla politica del governo, venendo poi accusati di aver diffuso notizie false volte a turbare l’ordine costituzionale.

Il rimpasto del governo ha portato invece alla nomina di Khaled Nouri al vertice del ministro dell’Interno, in sostituzione di Kamel Feki, di Kamel Madouri alla guida del ministero per gli Affari Sociali, in sostituzione di Malek Ezzahi, mentre Sufyan bin Sadiq è stato nominato come sottosegretario del ministero dell’Interno con la responsabilità della nuova carica di Direttore della Sicurezza Nazionale.

Tutti e tre sono considerati molto vicini e leali al presidente Kais Saied, mentre il presidente non ha voluto fornire alcun commento nel merito della decisione alla base di tale rimpasto, così come per l’istituzione della nuova carica per la gestione della sicurezza nell’ambito del ministero dell’Interno.

Appare alquanto chiaramente come il rimpasto di governo sia stato determinato dall’insoddisfazione del presidente soprattutto per la gestione della sicurezza nazionale e per il contenimento delle continue proteste che si susseguono nel paese e in particolar modo nella capitale, dove i toni delle accuse verso il governo si fanno di giorno in giorno più gravi. La sostituzione di Kamel Feki con Khaled Nouri è quindi con ogni probabilità motivata dall’intenzione di attuare una politica più incisiva contro le forze di opposizione e per ridurre la portata delle proteste, attraverso anche l’istituzione della nuova carica del Sottosegretario per la Sicurezza Nazionale, presieduta adesso da Sufyan bin Sadiq, al quale spetterà lo specifico compito di gestire il crescente fenomeno del dissenso.

Nonostante il crescente numero di proteste, la popolarità del presidente Kais Saied sembrerebbe tuttavia essere ancora solida, mentre le opposizioni, per quanto vocali e persistenti nel manifestare la propria contrarietà alla deriva autoritaria impressa dal governo, si presentano disorganiche, divise e apparentemente incapaci di contrastare la pervasiva azione del governo nel reprimere il dissenso.

Kias Saied è riuscito a far arrestare i leader tanto del partito islamico Ennahda quando del Partito Desturiano Libero, riducendo considerevolmente la capacità dei principali partiti di opposizione, spianando in tal modo la propria strada per concorrere con maggiore possibilità di successo alle elezioni presidenziali previste entro la fine dell’anno.

Il principale fulcro dell’opposizione al governo tunisino resta quindi in questa fase la coalizione del Fronte di Salvezza Nazionale, guidato da Ahmed Nejib Chebbi, che comprende numerose delle formazioni politiche minori che si oppongono alla deriva autoritaria del governo. Fanno parte del Fronte il partito islamista Ennahda, il partito Al Amal, i partiti di estrazione islamista Al Irada e Al Karama, oltre ad altre formazioni minori, di diversa estrazione ideologica ma accomunate dalla condivisa condanna per la politica del presidente Kais Saied. Conscio della propria debolezza e nel tentativo di alimentare un ulteriore dibattito critico verso il governo Chebbi ha dichiarato lo scorso marzo che non intende candidarsi alle elezioni presidenziali se non verranno esaudite almeno alcune basilari condizioni da parte delle autorità, tra le quali la riapertura delle sedi di Ennahda, la liberazione dei prigionieri politici e soprattutto la garanzia di indipendenza della commissione elettorale che dovrà monitorare le elezioni. Quest’ultimo punto si presenta in particolar modo complesso, avendo le modifiche costituzionali promosse da Kais Saied attribuito al presidente stesso la possibilità di nominare i membri della commissione elettorale, rendendo alquanto improbabile la possibilità di fornire garanzie di trasparenza e imparzialità.

Condividi
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Twitter
Email
Scarica PDF
Continua a leggere