Nuove tensioni etniche e politiche nel Sud Sudan elevano ancora una volta il rischio di escalation

Sud Sudan

Nelle ultime settimane, il Sud Sudan ha vissuto una crescente instabilità politica e sociale, caratterizzata da tensioni tra il Presidente Salva Kiir e il Vicepresidente Riek Machar. Questa situazione minaccia di compromettere il fragile processo di pace instaurato nel 2018, che aveva posto fine a una devastante guerra civile durata cinque anni.

Il Sud Sudan ha ottenuto l’indipendenza dal Sudan nel 2011, ma la nazione è stata presto travolta da conflitti interni. La guerra civile scoppiata nel 2013 ha contrapposto le forze fedeli al Presidente Kiir e quelle leali al suo ex Vicepresidente Machar. Questo conflitto ha causato la morte di oltre 400.000 persone e ha provocato una crisi umanitaria di vasta portata. Nel 2018, un accordo di pace ha portato alla formazione di un governo di unità nazionale, con Kiir e Machar rispettivamente Presidente e Primo Vicepresidente.

All’inizio di marzo le tensioni politiche sono riemerse con l’arresto di due ministri e di un vice capo dell’esercito, tutti alleati di Machar. Questi arresti sono avvenuti dopo che un gruppo armato ha catturato una base militare nel nord-est del paese, aumentando i timori per la stabilità dell’accordo di pace del 2018. Le forze governative hanno giustificato gli arresti affermando che gli alleati di Machar stavano collaborando con la milizia nota come “White Army”, accusa che Machar ha negato.

La situazione si è ulteriormente aggravata con l’attacco a un elicottero delle Nazioni Unite nell’instabile area del Nilo Superiore, che ha provocato la morte di un membro dell’equipaggio e il ferimento di altri due. L’elicottero era impegnato in una missione di evacuazione per le truppe governative a causa dell’escalation della violenza nella zona di Nasir, dimostrando la crescente pericolosità per le operazioni umanitarie nel paese.

L’arresto di figure chiave vicine a Machar e l’assedio della sua residenza da parte delle forze armate sollevano interrogativi sulla tenuta dell’accordo di pace, aprendo alla concreta possibilità di un nuovo conflitto interno al paese.

La rivalità tra Salva Kiir e Riek Machar rappresenta una delle principali fonti di instabilità politica e militare in Sud Sudan. Il loro conflitto, radicato in divergenze politiche, etniche e personali, ha avuto gravi conseguenze per il paese, alimentando una guerra civile devastante e ostacolando i tentativi di stabilizzazione. Salva Kiir, appartenente all’etnia Dinka, e Riek Machar, di etnia Nuer, hanno avuto una relazione politica turbolenta fin dagli anni della lotta per l’indipendenza del Sudan meridionale. Durante la guerra civile sudanese (1983-2005), Machar si separò dal Sudan People’s Liberation Movement (SPLM), guidato da John Garang e sostenuto da Kiir, per formare una fazione dissidente. Questa scissione portò a sanguinosi scontri tra Dinka e Nuer, lasciando un’eredità di sfiducia e ostilità.

Dopo l’indipendenza del Sud Sudan nel 2011, Kiir divenne il primo presidente del paese, nominando Machar vicepresidente. Tuttavia, la loro alleanza si ruppe nel 2013, quando Kiir accusò Machar di aver orchestrato un colpo di stato. Machar negò l’accusa, ma il conflitto esplose rapidamente in una guerra civile tra le forze fedeli a Kiir (prevalentemente Dinka) e quelle leali a Machar (prevalentemente Nuer). Il conflitto causò decine di migliaia di morti e milioni di sfollati, portando il paese al collasso economico e umanitario.

Dopo anni di negoziati, nel 2018 è stato firmato un accordo di pace che prevedeva la formazione di un governo di unità nazionale, con Kiir come presidente e Machar come vicepresidente. Tuttavia, le tensioni tra i due leader sono rimaste alte, con accuse reciproche di violazioni dell’accordo. La mancanza di fiducia tra le due parti ha ritardato la piena implementazione delle riforme politiche e di sicurezza previste dall’accordo.

Le divergenze tra Salva Kiir e Riek Machar non sono solo personali, ma riflettono profonde divisioni etniche e politiche nel Sud Sudan. Finché le loro dispute continueranno a dominare la scena politica, il paese rischia di rimanere intrappolato in un ciclo di instabilità e conflitto.

La comunità internazionale ha espresso preoccupazione per l’escalation della violenza. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha ordinato al personale governativo non essenziale di lasciare la capitale Juba, citando le crescenti tensioni e i combattimenti in corso nel nord. Al tempo stesso, la Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite in Sud Sudan ha avvertito che l’aumento della violenza e le frizioni politiche stanno minacciando il fragile processo di pace. Yasmin Sooka, presidente della commissione, ha sottolineato l’urgenza di concentrarsi sul processo di pace e sui diritti umani.

Oltre alle tensioni politiche, il Sud Sudan sta affrontando una grave crisi umanitaria. Le inondazioni del 2024 hanno colpito oltre 735.000 persone in 38 delle 78 contee del paese, causando lo sfollamento di 65.000 persone. Questa catastrofe naturale ha esacerbato le già precarie condizioni di vita, con la distruzione di terreni agricoli e l’aumento delle malattie trasmesse dall’acqua.

Condividi
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Twitter
Email
Scarica PDF
Continua a leggere