L’Unione Europea termina la missione EUMPM in Niger, mentre si rafforza il legame con la Russia

Yevkurov E Tchiani

La Commissione Europea ha annunciato con un comunicato il 27 maggio che non intende prorogare la missione di partenariato militare dell’Unione Europea in Niger, denominata EUMPM, oltre la data del prossimo 30 giugno. Secondo la Commissione, alla luce della grave situazione politica che interessa il paese, non sussistono più le condizioni per il proseguimento della missione, imponendone la chiusura pressoché immediata.

Istituita nel dicembre del 2022, su richiesta del governo nigerino poi rovesciato dal colpo di stato che nel luglio del 2023 depose il presidente Mohamed Bazoum, la missione EUMPM intendeva rafforzare le capacità delle locali forze armate per fronteggiare la minaccia terroristica presente in alcune aree del paese, favorendo la protezione dei civili. Inizialmente prevista per una durata di tre anni, rinnovabile, la missione EUMPM è entrata ben presto in crisi in conseguenza del colpo di stato ordito dalle forze armate e guidato dal generale Tchiani il 26 luglio del 2023, poi autoproclamatosi presidente del Consiglio Nazionale per la Salvezza della Patria.

Al golpe era seguita una crescente crisi diplomatica con l’Unione Europea, che già dall’ottobre del 2023 aveva ridotto le attività della missione continuando ad insistere per il ripristino del legittimo governo del presidente Bazoum, in una spirale di crisi che aveva poi portato nel successivo mese di dicembre il governo della giunta militare ad annunciare l’intenzione di rescindere tanto dell’accordo istitutivo della missione EUCAP Sahel Niger quanto della missione di partenariato militare EUMPM.

Ne era conseguito un progressivo ritiro del contingente, mentre il 23 aprile del 2024 il comitato politico e di sicurezza dell’Unione Europea aveva convenuto di proporre alla Commissione di terminare definitivamente la missione alla data del 30 giugno successivo.

Non è ancora chiaro quale sia invece il futuro dei 130 funzionari di polizia europei ancora presenti nel paese nell’ambito della missione EUCAP Sahel, che il governo del Niger ha comunque dichiarato lo scorso dicembre di voler concludere attraverso la rescissione dell’accordo istitutivo, sebbene incerti risultino ancora i termini temporali di tale procedura.

Il governo del Niger ha inoltre recentemente concordato con gli Stati Uniti anche il ritiro del proprio contingente presente nel paese, a seguito di un prolungato negoziato nel quale le autorità di Niamey hanno manifestato una crescente rigidità e intransigenza.

Si delinea in tal modo una netta frattura del paese con la sfera degli alleati internazionali che lo sostenevano prima del colpo di stato del 2023, con la contestuale apertura del governo nigerino alla Russia, che ha offerto alla giunta militare il proprio supporto tanto nell’addestramento quanto nella fornitura degli armamenti richiesti dalle locali autorità. Un accordo con la Russia per la promozione della cooperazione militare è stato firmato lo scorso 4 dicembre, in occasione della visita a Niamey del vice ministro russo della Difesa Junus-bek Yevkurov, che è il principale coordinatore delle attività russe sul continente africano, e che viene ritenuto l’artefice della strategia di penetrazione militare di Mosca in Libia e nel Sahel.

Il vice ministro della Difesa Yevkurov è poi tornato in visita in Niger il 4 giugno, nell’ambito di una missione regionale che lo aveva prima condotto a Bengasi, in Libia, per un incontro con il generale Khalifa Haftar, dove ha nuovamente incontrato il vertice della giunta militare presieduta dal generale Tchiani e il suo omologo Salifu Modi, con i quali hanno ufficialmente discusso del rafforzamento della cooperazione militare ed economica. Secondo quanto riferito dal quotidiano economico Bloomberg, tuttavia, il reale interesse della Russia in Niger, e la contestuale probabile ragione della nuova visita di Yevkurov a Bamako, sarebbe da ricondursi al tentativo della compagnia nucleare russa Rosatom di impossessarsi delle riserve di uranio custodite nel paese da una società francese – la Orano SA – oltre all’accesso diretto alle risorse minerarie degli impianti gestiti dalle società francesi.

Secondo alcune fonti locali, inoltre, Yevkurov sarebbe anche un forte sostenitore del patto alleanza militare regionale tra il Niger, il Mali e il Burkina Faso – denominato Alleanza degli Stati del Sahel e costituito nel settembre del 2023 con la firma della Carta Liptako-Gourma – nonché il promotore dell’esercitazione militare congiunta tra le forze dei tre paesi iniziata lo scorso 20 maggio nell’area di Tillia, a circa 100 chilometri dal confine tra il Niger e il Ciad, alla quale hanno partecipato anche unità militari del Togo e del Ciad e poi conclusasi il 3 giugno.

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