L’incremento della presenza della Russia in Libia e l’hub africano del sistema militare di Mosca

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Il comando delle forze del cosiddetto Esercito Nazionale Libico ha comunicato il 27 gennaio che un ulteriore gruppo di propri militari, parte della 166ma Brigata di Fanteria, è rientrato dalla Bielorussia, dove ha completato un ciclo di addestramento avanzato che ha previsto il combattimento in centro abitato, l’infiltrazione, la liberazione di ostaggi e altre procedure di gestione delle operazioni militari.

Si tratta di un programma addestrativo scaturito nell’ambito delle sempre più intense relazioni tra il governo orientale libico e la Bielorussia, suggellate il 17 febbraio del 2025 dalla visita del Generale Khalifa Haftar a Minsk per incontrare il presidente Lukashenko. Occasione nella quale i due leader politici hanno concordato un programma di cooperazione fortemente imperniata sugli aspetti militari, grazie alla quale le forze di Haftar riceveranno addestramento e armamenti (in violazione dell’embargo) permettendo al tempo stesso alla Russia e alla Bielorussia di sfruttare il porto di Tobruk per il potenziamento della rete logistica dei due paesi in Libia, funzionale alla proiezione nel sud del paese e in direzione dell’area del Sahel.

La Russia ha infatti potenziato fortemente la propria presenza in Libia, grazie alla possibilità di sfruttarne porti e aeroporti quali hub della propria proiezione africana. Le basi aeree di Khadim, Jufra e Maaten al-Sarra sono in tal modo diventati centri nevralgici della logistica di Mosca nel paese, permettendo di gestire la rete dei rifornimenti diretti alla presenza delle milizie dell’Africa Corps nella Repubblica Centrafricana, nel Mali e nel Burkina Faso.

Alcune di queste basi, peraltro, sono sospettate di essere regolarmente impiegate anche dalla rete di sostegno logistico che gli Emirati Arabi Uniti assicurerebbero alle Forze di Supporto Rapido del generale Dagalo in Sudan, che dalla Libia e dal Ciad riescono a rifornire le milizie paramilitari prevalentemente nelle aree del Darfur e del Kordofan.

L’accordo con la Bielorussia, invece, prevedrebbe anche la fornitura di aerei Mig-29, che, smontati e trasferiti via nave, raggiungerebbero il porto di Tobruk per essere poi trasferiti alle forze aeree del generale Haftar, in violazione dell’embargo decretato dalle Nazioni Unite.

A conferma di queste attività sospette, fonti ucraine hanno diffuso le immagini satellitari della nave cargo russa, sotto sanzioni, MYS Zhelaniya (17.000 tonnellate di stazza lorda, IMO 9366110, ufficialmente di proprietà della Arctic-Trans LLC), che il 16 gennaio scorso ha attraccato nel porto di Tobruk sotto scorta di del cacciatorpediniere russo RFS Severomorsk.

La nave, già parte di un convoglio più ampio che includeva il cargo Sparta IV e la petroliera Kama, sarebbe partita dal porto russo di Baltijsk in data imprecisata, raggiungendo il Mediterraneo alla metà di gennaio, quando la MYS Zhelaniya e il cacciatorpediniere di scorta si sarebbero staccate dal gruppo dirigendosi verso il porto di Tobruk.

Sebbene la natura del carico non sia nota, secondo fonti ucraine si sarebbe trattato di materiale militare, stante anche la scorta armata fornita dalla marina russa al convoglio e il tentativo di depistare la destinazione di consegna. L’intero convoglio aveva infatti dichiarato inizialmente come destinazione finale il porto egiziano di Port Said, mentre il 16 gennaio le navi si sono separate dirigendosi in parte verso il porto siriano di Tartus (la Sparta IV) e in parte verso quello libico di Tobruk (la MYS Zhelaniya e il cacciatorpediniere). Ancora ignota è invece la destinazione della petroliera Kama.

Il porto di Tobruk si confermerebbe in tal modo come un approdo ormai ritenuto sicuro dalla Russia, a seguito di crescenti attività avviate nel 2024 con la visita di due navi militari russe, l’incrociatore Varyag e la fregata Admiral Shaposhnikov. Questa visita venne organizzata grazie all’apertura del generale Khalifa Haftar ad una sempre più intensa cooperazione con la Russia e la Bielorussia, grazie alla quale riceverebbe costanti forniture di equipaggiamenti militari e addestramento per le unità dell’Esercito Nazionale Libico.

La Libia orientale assume quindi progressivamente un ruolo sempre più importante per la gestione della catena della logistica militare russa in Africa, permettendo di sfruttarne porti e aeroporti come hub per il trasferimento di equipaggiamenti, mezzi e munizioni tanto alle forze dell’Africa Corps quanto ai regimi con i quali Mosca intrattiene solidi legami nell’area del Sahel.

Un sodalizio, quello tra il governo di Khalifa Haftar, la Russia e la Bielorussia, che rischia di alterare profondamente gli equilibri militari nel paese, rendendo sempre più difficoltosa la strada della riconciliazione nazionale e dell’auspicata unità di governo del paese.

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