Le incerte prospettive di un rilancio delle relazioni tra la Francia e l’Algeria

2026 03 20 Algeria Francia

A quasi due anni dall’avvio della grave crisi diplomatica che ha caratterizzato le relazioni tra Algeria e Francia, l’ambasciatore Stéphane Romatet potrebbe a breve tornare a guidare la sede diplomatica di Parigi ad Algeri, favorendo il disgelo delle relazioni bilaterali.

I segnali di un progressivo riavvicinamento tra l’Algeria e la Francia sono stati preceduti nel corso degli ultimi mesi da una ripresa dei contatti istituzionali bilaterali di vertice, così come da un rilassamento delle posizioni algerine nel merito delle questioni connesse al passato coloniale.

In particolar modo, lo scorso 9 marzo, il parlamento algerino ha approvato la modifica richiesta dal Senato al testo della legge di condanna del dominio coloniale francese, eliminando le disposizioni che richiedevano scuse ufficiali e ampie compensazioni, permettendo in tal modo di stemperare almeno in parte i toni delle polemiche da tempo in corso con la Francia.

Un’iniziativa promossa principalmente dal presidente Tebboune, accompagnata dai colloqui tra il ministro degli Esteri algerino Ahmed Attaf con il suo omologo francese Jean-Noel Barrot, che il 15 marzo hanno avuto un cordiali scambio telefonico dopo quasi un anno di totale assenza di contatti.

Il mese precedente, inoltre, il ministro dell’Interno francese Laurent Nunez si era recato ad Algeri per una visita di due giorni, ristabilendo i contatti con il governo algerino nell’ambito della cooperazione di sicurezza, facendo registrare un ulteriore progresso sul piano delle relazioni bilaterali.

La crisi tra i due paesi era entrata in una fase critica nel 2024, in conseguenza del sostegno da parte della Francia al riconoscimento della sovranità marocchina del Sahara Occidentale, determinando una dinamica di crisi che ben presto l’Algeria aveva ricollocato ancora una volta nell’ambito delle rivendicazioni sul dominio coloniale francese. Questione delicata e mai del tutto risolta nelle relazioni tra i due paesi.

L’annuncio del prossimo rientro ad Algeri dell’ambasciatore francese viene in tal modo interpretato come un segnale positivo, capace di favorire la ripresa di un dialogo bilaterale più equilibrato e costruttivo, soprattutto in considerazione della rilevanza che la Francia riveste per l’economia algerina.

Al tempo stesso, tuttavia, le aperture di Tebboune rischiano di essere poco più che simboliche, senza avviare una più decisa e profonda revisione del rapporto bilaterale, gravato dalla spesso incoerente postura delle istituzioni algerine verso l’ex potenza coloniale.

A dispetto dei passi concreti mossi sul piano della diplomazia, infatti, non sembra essere presente alcuna reale progettualità politica in Algeria per la ridefinizione del rapporto con la Francia, con il rischio di congelare l’attuale positiva congiuntura in un nuovo limbo dagli incerti esiti.

Non è chiaro, oltretutto, se la questione del Sahara Occidentale continuerà a rappresentare un punto centrale dell’interlocuzione con la Francia, così come più in generale la dimensione delle relazioni tra Parigi e Rabat, cresciute di dimensione e intensità nel corso degli ultimi due anni e ormai non certo negoziabili nel contesto di una ripresa del rapporto con Algeri.

A rendere complessa la ripresa dei rapporti tra i due paesi è poi l’instabile dimensione degli equilibri regionali, fortemente influenzati dall’impatto della nuova amministrazione Trump e della sempre più assertiva politica di Israele a Gaza e in Iran. Tebboune e le istituzioni algerine guardano con interesse alle crescenti frizioni tra il presidente Macron, Trump e Netanyahu, ritenendo che la politica estera francese presenta elementi di comune visione con quella algerina. Non meno importante è l’aspetto dell’emergente crisi energetica, che apre spazi di ulteriore cooperazione con i paesi europei e con la Francia, dove il governo di Algeri potrebbe incrementare la sua già rilevante posizione ed assumere un ruolo prioritario nei processi di diversificazione delle forniture di petrolio e gas dei principali paesi europei.

L’Algeria è inoltre impegnata alacremente nello sviluppo del progetto per la rete di collegamento trans-sahariana dalla Nigeria verso il Mediterraneo, attraverso il Niger, che offre l’opportunità per un significativo incremento delle capacità di soddisfazione della domanda europea. Un progetto da molti considerato irrealizzabile, in virtù degli elevati costi di sviluppo e dei timori per il suo esercizio in sicurezza nell’attraversamento della sempre più instabile fascia del Sahel.

Opportunità che tuttavia l’Algeria potrebbe cogliere per consolidare le relazioni economiche con la Francia, ma che potrebbe ancora una volta essere condizionata dalla richiesta degli strati più profondi del “puovoir” algerino per una revisione delle posizioni francesi sul Sahara Occidentale, con il rischio di un nuovo brusco arresto delle relazioni tra i due paesi.

Un elemento critico del processo di riavvicinamento tra Algeria e Francia, infatti, potrebbe essere determinato dal costante tentativo di Algeri di ripristinare le prerogative della sua influenza regionale nell’area del Sahel, soprattutto con paesi come il Niger, il Burkina Faso e il Mali, caratterizzati oggi da pessime relazioni con Parigi.

La strategia algerina è quella di ricostruire un tessuto relazionale nel Sahel capace di isolare il Marocco e ristabilire il primato del ruolo di Algeri, attraverso il consolidamento delle relazioni con tutti i paesi che di fatto si collocano su una traiettoria di contrasto con la Francia, gli Stati Uniti e Israele.

Un orientamento destinato in breve tempo a riportare la questione del Sahara Occidentale al centro della narrativa algerina, che potrebbe conseguentemente porre la Francia di fronte all’esigenza di dover pesare il suo rinnovato rapporto con il Marocco, ponendolo in diretta comparazione con le incerte opportunità di quello offerto dall’Algeria.

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