Le esercitazioni militari congiunte tra Iran e Azerbaijan e il loro valore politico nel contesto regionale

Iran Soldati

Il ministero della Difesa dell’Azerbaijan ha dato notizia dello svolgimento il 12 giugno di esercitazioni militari congiunte con alcuni reparti militari della Repubblica Islamica dell’Iran, che prevedono il coinvolgimento di unità di fanteria, aerei, UAV e mezzi terrestri in quelle che riferisce come attività addestrative destinate a “incrementare le capacità decisionali dei comandanti e migliorare l’interoperabilità delle unità partecipanti”.

Le esercitazioni si sono svolte simultaneamente nella regione iraniana dell’Azerbaijan orientale e nell’enclave azera di Nakchivan, secondo modalità che hanno apparentemente visto le forze armate dei due paesi condurre le operazioni separatamente nell’ambito del proprio territorio nazionale.

La volontà di condurre esercitazioni congiunte era stata presa lo scorso ottobre, quando i due governi hanno siglato un memorandum a livello militare che prevedeva tanto operazioni terrestri quanto navali nell’area del Caspio, concretizzando poi questi intenti il 12 giugno scorso con l’organizzazione di una prima esperienza congiunta volta a perfezionare le rispettive capacità nella protezione delle infrastrutture strategiche e le linee di comunicazione da potenziali atti di sabotaggio.

Sebbene queste esercitazioni non abbiano previsto un reale impiego congiunto delle forze armate dei due paesi, restando ognuna delle componenti nell’ambito del proprio territorio, il valore politico dell’evento è di grande importanza, dimostrando un’evoluzione delle relazioni bilaterali di ampia portata rispetto al passato.

Le relazioni tra la l’Iran e l’Azerbaijan sono state infatti storicamente caratterizzate da tensioni geopolitiche di non trascurabile entità a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, accentuatesi poi con la dissoluzione dell’URSS e in conseguenza dei due conflitti che hanno coinvolto l’Azerbaijan e l’Armenia. Il primo conflitto tra i due paesi (tra il 1988 e il 1994) era stato accompagnato dal tentativo iraniano di sostenere una mediazione, poi vanificata dalla ripresa dei combattimenti da parte armena, e dalla successiva accusa dell’Azerbaijan all’Iran di aver sostenuto apertamente l’Armenia nella guerra.

Ciononostante, nell’aprile del 2015 era stata istituita una commissione bilaterale congiunta nel settore della difesa, alla quale era stato demandato il compito di individuare gli elementi di interesse comune, promuovere la cooperazione, formulare proposte di comune interesse e organizzare esercitazioni congiunte.

In occasione del secondo conflitto tra l’Azerbaijan e l’Armenia (combattuto tra il 27 settembre e il 10 novembre del 2020), tuttavia, le tensioni tra Baku e Tehran si erano nuovamente accentuate, soprattutto in conseguenza della decisione dell’Iran di svolgere esercitazioni militari lungo i propri confini settentrionali con l’Azerbaijan, che il governo di Baku aveva percepito come una chiara minaccia. Ne erano seguite esercitazioni azere in collaborazione con la Turchia e poi un innalzamento della tensione culminato con l’attacco all’ambasciata azera a Tehran del 27 gennaio 2023, che provocò un morto e due feriti.

Il mutamento degli equilibri regionali degli ultimi cinque anni, tuttavia, hanno indotto l’Iran ad adottare una politica di maggiore pragmatismo nei confronti dell’Azerbaijan, orientata all’individuazione di opportunità di cooperazione e alla mitigazione degli aggressivi toni che avevano caratterizzato i rapporti con Baku soprattutto a partire dal 2020. A convincere Tehran della necessità di un nuovo e diverso approccio verso l’Azerbaijan ha certamente contribuito da un lato il rinsaldamento delle relazioni di Baku con gli Stati Uniti e con Israele, dove l’Iran non intendere concedere a questi la possibilità di una ravvicinata capacità di ingerenza nei propri affari regionali, e la contestuale apertura dell’Armenia agli Stati Uniti in chiave anti-russa, che ha invece determinato un effetto contrario rispetto all’Azerbaijan, raffreddando sensibilmente le storiche buone relazioni tra i due paesi.

Non vengono quindi meno in tal modo le antiche dispute geopolitiche tra Iran e Azerbaijan, sebbene Tehran appaia adesso intenzionata a mutare la storica postura verso Baku in ragione della realpolitik e della necessità di trasformare un avversario se non in un alleato almeno in un vicino non bellicoso, nel solco di quanto perseguito anche con l’Arabia Saudita e con gli Emirati Arabi Uniti nell’area del Golfo Persico.

Le esercitazioni congiunte dello scorso 12 giugno, in tale contesto, pur non avendo assunto la forma di una piena e coordinata esercitazione militare con lo spostamento delle rispettive unità militari al di fuori dei confini nazionali, rappresentano un gesto di apertura alla collaborazione reciproca che entrambi i paesi intendono perseguire in questo momento, sebbene per differenti ragioni. Per l’Iran si presentano come l’occasione per mitigare la portata del ruolo statunitense e israeliano in Azerbaijan, inviando al tempo stesso un chiaro segnale di raffreddamento all’Armenia proprio in conseguenza delle sue aperture verso Washington, mentre per l’Azerbaijan le esercitazioni congiunte con l’Iran rappresentano un importante strumento di legittimazione politica della propria egemonia territoriale, recentemente rinforzata dalla rapida operazione militare che lo scorso 19 settembre ha portato al ripristino della sovranità azera sulla regione del Nagorno-Karabakh.

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