Le elezioni presidenziali del Somaliland, tra ricerca di legittimazione internazionale e stabilità interna

Somaliland

Si sono tenute il 13 novembre le elezioni presidenziali in Somaliland, repubblica resasi autonomamente indipendente nel 1991 ma non riconosciuta da alcuno Stato al mondo. Si tratta delle quarte elezioni presidenziali nella storia del paese, che si tengono ogni cinque anni e che sarebbero state previste inizialmente per il 2022, sebbene poi ritardate in conseguenza di controversie – tuttora irrisolte – tra le forze di governo e i partiti di opposizione.

Si sono sfidati nelle urne il presidente uscente, Muse Bihi Abdi, a capo del Partito per la Pace l’Unità e lo Sviluppo (Kulmiye) e alla ricerca di un secondo mandato, e i due candidati di opposizione Abdirahman Mohamed Abdullahi, del Partito Nazionale del Somaliland (Waddani), e Faysal Ali Warabe, del Partito per la Giustizia e il Benessere (UCID).

Muse Bihi Abd, che appartiene al clan Isaaq e al sottoclan Gadabuursi, è un ex ufficiale dell’aeronautica somala, formatosi in URSS e poi negli USA, che disertò nel 1985 unendosi ai ribelli del Movimento Nazionale Somalo, partecipando alla lotta per l’indipendenza del Somaliland e poi alla rivolta che determinò la caduta di Siad Barre nel 1991. Aderì alla politica locale poco dopo, venendo nominato prima come ministro degli Interni nel 1994 e poi vicepresidente della Repubblica nel 2008. Due anni dopo venne eletto alla presidenza del partito Kulmiye, candidandosi poi nel 2017 alle elezioni presidenziali, dove riuscì ad imporsi il 21 novembre dello stesso anno.

Abdi ha impostato buona parte della propria campagna elettorale sul tentativo di ottenere un primo riconoscimento formale dell’indipendenza del Somaliland da parte di un paese straniero, sfruttando il memorandum of understanding firmato il 1° gennaio del 2024 con il governo etiopico. In virtù di questo documento, del quale non si conoscono tutti i dettagli, il Somaliland avrebbe proposto all’Etiopia la possibilità di sviluppare una propria base navale sull’Oceano Indiano con una concessione cinquantennale, a fronte di un impegno da parte di Addis Abeba per valutare le possibilità di un formale riconoscimento dell’indipendenza del paese. Mossa che ha provocato le ire del governo somalo e le critiche di numerosi altri paesi internazionali, determinando una complessa crisi dagli incerti esiti.

Abdirahman Mohamed Abdullahi, del clan Habr Yunis e del sottoclan Abukar Logeh,è stato un funzionario governativo e poi un diplomatico della Repubblica Somala fino al 1991, quando, alla caduta del regime di Siad Barre, si trasferì in Finlandia. Rientrato in Somaliland alcuni anni dopo, nel 2002 fondò il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, con l’intento di fornire un contributo alla causa indipendentista e sostenere i programmi di sviluppo del paese, venendo eletto deputato nel 2005. Presentatosi alle elezioni presidenziali del 2017, venne sconfitto da Abdi.

La campagna elettorale di Abdullahi del 2024 è stata principalmente orientata a promuovere un programma di riforme democratiche per il paese e la coesione sociale, investendo molto sulla necessità di risolvere le numerose tensioni claniche e territoriali che interessano il paese.

Faysal Ali Warabe, infine, che appartiene al clan Isaaq e al sottoclan Eidagale, è un ingegnere di formazione che ha lavorato a lungo nell’ambito del Ministero dei Lavori Pubblici della Somalia, rifugiandosi anch’egli in Finlandia all’epoca della guerra civile del 1991. Rientrato in Somaliland ha fondato il Partito per la Giustizia e il Benessere, del quale è presidente. La storia di Warabe è purtroppo tristemente nota anche per le vicende che hanno interessato il figlio, Sayid Hussein Feisal Warabe, morto nel 2017 a soli 26 anni dopo essersi radicalizzato e unito alle formazioni jihadiste dell’ISIS in Siria, dove è stato ucciso presumibilmente nel corso di un bombardamento aereo.

La campagna elettorale di Warabe, che si è candidato per la quarta volta alle elezioni presidenziali, è stata orientata al rafforzamento dell’unità nazionale del Somaliland e della giustizia sociale, di fatto ponendosi come programma di giuntura tra le candidature di Abdi e quella di Abdullahi.

La commissione elettorale nazionale (NEC) ha confermato come le elezioni si siano tenute in modo pacifico e ordinato, mentre oltre un milioni di cittadini si sono recati alle urne.

Lo spoglio delle schede è iniziato il giorno successivo e i risultati sono attesi entro il 21 di novembre. La stampa locale non fa mistero di come il presidente uscente Abdi sia alla ricerca del consenso per un secondo mandato, sebbene venendo fortemente contrastato tanto da Abdullahi quanto da Warabe. Il primo contesta ad Abdi di aver gestito malamente la crisi che lo scorso anno ha portato ad un vero e proprio conflitto nella città di Las Anod, conclusasi con una sconfitta e la perdita di ampie zone di territorio a favore del Puntland. Il secondo lo accusa invece di aver compromesso la stabilità sociale del paese, alterandone i principi di giustizia.

Anche il vicepresidente Abdirahman Saylici ha tuttavia espresso aspre critiche su Abdi, annunciando apertamente di sostenere la candidatura di Abdullahi, generando quella che appare con ogni probabilità la più grave minaccia per la rielezione del presidente uscente.

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