Il presidente cinese Xi Jingping si è recato il 1° settembre in visita di Stato in Egitto, a dieci anni dalla sua precedente visita del gennaio 2016, nell’ambito della quale era stata avviata la nuova fase della cooperazione economica tra i due paesi, dopo la definizione del partenariato strategico globale definito nel 2014.
L’occasione della visita è stata costruita intorno alla ricorrenza del settantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Cina ed Egitto, stabilite nel 1956 per iniziativa di Gamal Abdel Nasser e Mao Zedong, quando l’Egitto fu il primo paese arabo e africano a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese.
Il reale proposito della visita di Xi Jinping in Egitto, tuttavia, deve essere individuato nell’ambito dell’interesse cinese nel definire nuove forme di cooperazione politica, economica e militare con i paesi della regione, in una fase caratterizzata dalle crescenti tensioni determinate dal conflitto tra Stati Uniti e Iran, e di quelli a Gaza, Libano, Yemen e in Siria.
Il presidente cinese, infatti, ha esplicitamente fatto riferimento alla necessità per i paesi della regione di sviluppare una “nuova architettura della sicurezza”, tornare “padroni del propri destino” e “rifiutare le ingerenze esterne”, nell’ambito di quella che Pechino intende implicitamente come una riduzione dalla dipendenza delle garanzie di sicurezza statunitensi.
La dimensione economica della visita di Xi Jinping in Egitto è stata rilevante, spingendosi ben oltre il tradizionale rinnovo dei programmi di finanziamento e di realizzazione delle infrastrutture. Il governo egiziano ha annunciato l’avvio della terza fase di sviluppo della zona economica speciale del Canale di Suez, dove operano oggi oltre duecento compagnie cinesi nella gestione di programmi di investimento del valore di 4 miliardi di dollari. Un programma che il Cairo considera prioritario, soprattutto in questa fase di crisi che, in conseguenza del conflitto in Iran e della crisi con gli Houthi nel Mar Rosso, ha determinato un sensibile calo dei proventi generati dal transito attraverso il Canale di Suez, oggi pari poco più di 4 miliardi di dollari rispetto ai circa 10 del 2023.
Il Cairo e Pechino hanno anche concordato di ampliare l’uso delle rispettive valute nazionali a sostegno degli scambi bilaterali, mentre il presidente egiziano al Sisi ha affermato di aver allineato la Vision 2030 egiziana alla Belt and Road Initiative cinese, estendendo peraltro i termini della cooperazione bilaterale al settore delle energie rinnovabili e della trasformazione digitale.
Impegni di cooperazione economica che si traducono al tempo stesso in espliciti riconoscimenti politici a favore della Cina, attraverso il rinnovo del riconoscimento da parte dell’Egitto del principio di un’unica Cina – dove Taiwan viene indicata come parte integrante del territorio della Repubblica Popolare Cinese – e nel sostegno egiziano alla presidenza cinese dei BRICS nel 2027.
Un incontro, quindi, quello del 1° settembre, che rafforza il percorso di cooperazione economica bilaterale già tracciato tra la Cina e l’Egitto, introducendo tuttavia elementi di novità che lo ampliano alla sfera securitaria, tecnologica e politico-regionale.
Di particolare rilevanza, sotto quest’ultimo aspetto, la posizione espressa dal presidente cinese nel merito del riconoscimento dell’importanza dei flussi idrici del Nilo per il Cairo. Una posizione che colloca la Cina in modo più incisivo nel merito del contenzioso di lunga data tra Egitto ed Etiopia generato dallo sviluppo della diga del GERD sul Nilo Azzurro e dal suo adiacente bacino idrico, nel merito del quale il governo del Cairo e quello di Addis Abeba sembrano non riuscire a individuare una linea negoziale di convergenza.
La Cina non intende con questo porsi in una posizione di contrasto con l’Etiopia, che pure è parte dei BRICS – come l’Egitto – dal 2024, quanto piuttosto di mediatore regionale e contraltare multilaterale rispetto alla posizione statunitense.
USA ed Etiopia hanno infatti elevato lo scorso agosto la cooperazione bilaterale in materia di sicurezza e difesa al livello di partnership strategica globale; un accordo che nella valutazione del Cairo potrebbe alterare l’equilibrio militare e strategico con l’Etiopia, con immediate conseguenze nell’ambito delle perduranti tensioni connesse alla diga del GERD.
La Cina ha quindi inteso sfruttare tale occasione per rafforzare la propria cooperazione nel settore della difesa con l’Egitto, al fine di riequilibrare le percezioni regionali sugli equilibri di forza, ponendosi al tempo stesso come interlocutore privilegiato tra i due paesi per il rilancio delle iniziative negoziali.
L’Egitto, al tempo stesso, intende collocarsi come un punto di convergenza regionale tra la Cina e gli Stati Uniti, aprendo a partnership paritarie costruite con l’intento di beneficiare del rapporto e del supporto di entrambi i paesi in una chiave di diretta convenienza per il Cairo.
Questa posizione si traduce direttamente anche sul piano della cooperazione militare, dove l’Egitto continua a beneficiare del supporto statunitense – e delle connesse garanzie di sicurezza – pur all’interno di una cornice dove da ormai due anni organizza esercitazioni congiunte con le forze armate cinesi. Si è infatti tenuta a partire dallo scorso 22 agosto l’esercitazione Eagles of Civilization 2026 – la seconda edizione dopo quella del 2025 – che ha portato la Cina a schierare per la prima volta sul continente africano i propri aerei da combattimento J-16, che hanno svolto esercitazioni congiunte con quelli delle forze aeree egiziane, nella simulazione di missioni di combattimento, difesa delle infrastrutture critiche, ricerca e soccorso.
Un’esercitazione alla quale la Cina ha partecipato con un ampio dispiegamento di mezzi aerei, oltre ai J-16, che hanno incluso i rifornitori, aerei da trasporto, piattaforme radar ed elicotteri, che hanno raggiunto l’Egitto in sole nove ore, dimostrando l’accresciuta capacità di ridispiegamento militare integrato della Cina su una distanza di oltre 6.000 chilometri.
Appare quindi non casuale che le esercitazioni militari e la successiva visita di Xi Jinping siano state fatte praticamente coincidere, mostrando concretamente come la dimensione del rapporto tra l’Egitto e la Cina non è più solo meramente economico, espandendosi al contrario in direzione di una crescente cooperazione militare che viene costruita secondo un modello di interoperabilità che – pur ancora non declinato come una vera e propria alleanza di sicurezza – si abbina a quello gestito con gli Stati Uniti.
Si tratta tuttavia di una diversificazione degli interessi strategici che, pur restando nelle intenzioni del Cairo come un modello paritario ed equidistante tra Washington e Pechino, non manca di sollevare interrogativi negli Stati Uniti e in Israele, che dovrà essere gestito con cautela e pragmatismo dal presidente al Sisi per non alterare il consolidato rapporto con gli alleati statunitensi e la prevalente rilevanza delle loro forniture militari.


