La giunta militare della Guinea incarica Mamadou Oury Bah di formare un nuovo governo

2024 02 29 Bah

Il generale Mamady Doumbouya, presidente del governo di transizione della Guinea, ha disposto in modo inaspettato lo scorso 19 febbraio lo scioglimento del governo ad interim presieduto da Bernard Goumou, ordinando anche il congelamento dei conti e il sequestro dei passaporti dei ministri, nell’ambito di una crisi sulla quale non sono trapelate particolari informazioni da parte delle locali autorità.

La giunta del Comitato Nazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (CNRD), salita al potere il 5 settembre del 2021 a seguito del colpo di Stato che ha deposto l’ex presidente Alpha Condé, aveva inizialmente giustificato la manovra come ormai necessaria in previsione del termine del periodo di transizione, secondo i termini dell’impegno assunto con la comunità internazionale e con ECOWAS di indire le elezioni politiche e presidenziali entro il prossimo mese di dicembre. Tale versione è stata tuttavia poco dopo smentita dalla dichiarazione della stessa CNRD che annunciava l’imminente formazione di un nuovo governo, lasciando in tal modo intuire come lo scioglimento del precedente fosse stato determinato da una crisi politica dai contorni ancora alquanto opachi.

A oltre due anni dal colpo di Stato, la giunta di governo della Guinea non è riuscita a individuare valide soluzioni per alleviare la profonda crisi economica che interessa il paese – aggravata dalle sanzioni imposte dall’ECOWAS – incrementando il malcontento della popolazione e temendo l’emergere di iniziative ostili al ruolo della giunta stessa.

L’impegno di Doumbouya a garantire lo svolgimento delle elezioni entro il prossimo dicembre ha portato l’ECOWAS ha revocare il 25 febbraio scorso una parte delle sanzioni finanziarie ed economiche adottate contro il paese (così come quelle che interessano il Mali), ma lo scioglimento improvviso del governo e l’assenza di informazioni sulle cause che lo hanno provocato ha destato sospetti, soprattutto in seno alle forze di opposizione, che temono adesso che la giunta possa annunciare uno slittamento delle elezioni. Tali timori sono stati corroborati peraltro dall’annuncio lo scorso 23 gennaio della promozione di Mamady Doumbouya dal grado di colonnello a quello di generale, a seguito di una riunione dei vertici militari del paese, lasciando presagire nuove e maggiori ambizioni da parte del presidente ad interim.

La notizia dello scioglimento del governo e l’incertezza determinata dal silenzio della giunta ha alimentato un crescente malcontento e, il 26 febbraio, i principali sindacati hanno indetto uno sciopero generale a oltranza in tutto il paese. Numerose manifestazioni sono state organizzate soprattutto nella capitale, Conakry, venendo tuttavia ben presto contrastate dalle forze di polizia e degenerando in violenze che hanno causato la morte di due giovani. I sindacati hanno chiesto in particolar modo la fine della censura sui mezzi di informazione, il rilascio delle persone tratte in arresto nel corso delle precedenti proteste e la riduzione dei prezzi dei generi alimentari, mentre numerosi giovani hanno protestato per la crisi economica e i sempre più alti numeri della disoccupazione.

Il 27 febbraio, infine, la giunta ha annunciato di aver nominato alla carica di primo ministro Mamadou Oury Bah, un veterano della politica nazionale, incaricandolo di formare un nuovo governo. Bah è un economista e un politico, alla guida del partito Unione dei Democratici per la Rinascita della Guinea (UDRG) e vanta una lunga esperienza nelle dinamiche politiche del paese. Dopo aver trascorso molti anni in Senegal, al seguito del padre scappato dalla dittatura di Séku Touré, ottenne una borsa di studio dal governo di Leopold Sédar Senghor e frequentò l’università in Francia, dove si laureò in scienze matematiche e dove si trattenne per alcuni anni come insegnante. Rientrato in Guinea nel 1984, dopo la morte di Touré, iniziò ad occuparsi di politica fondando nel 1990 l’Organizzazione Guineana per i Diritti dell’Uomo (OGDH) e l’anno successivo il partito Unione delle Forze Democratiche della Guinea (UFDG). Fuggito nuovamente in Francia dopo le violenze e la repressione che interessarono il paese nel 2009, venne condannato all’ergastolo in contumacia nel 2011 con l’accusa di aver ordito un colpo di Stato contro l’ex presidente Alpha Condé. Graziato nel 2015 dallo stesso Condé, rientrerà in Guinea l’anno successivo candidandosi alle elezioni politiche e venendo poi nominato ministro per la Riconciliazione Nazionale.

La scelta di Mamadou Oury Bah da parte della giunta militare per la formazione di un nuovo governo sembra in tal modo derivare dall’ampio credito politico di cui gode l’economista, e dalla prospettiva di una strategia economica capace di alleviare la grave crisi del paese. La scelta sembra peraltro essere stata premiata, come dimostrato dalla decisione dei sindacati di revocare il 28 febbraio lo sciopero generale a oltranza che aveva paralizzato la Guinea per due giorni. Il Movimento Sindacale Guineano, che riunisce alcune delle principali sigle del paese, ha giustificato la propria decisione come conseguenza dell’impegno da parte della giunta di liberare Sekou Jamal Pendessa, un leader sindacale detenuto da tempo, senza formulare alcun commento sulla nomina del primo ministro. In molti ritengono tuttavia che la revoca dello sciopero sia anche una dimostrazione di fiducia a Bah, in considerazione della sua reputazione di politico ed economista, con la speranza che possa avviare un processo di riforma dell’economia e favorire la transizione della Guinea in direzione delle elezioni previste entro la fine dell’anno.

Per quanto la reputazione di Bah possa rappresentare una garanzia per buona parte della società guineana, tuttavia, il margine d’azione che gli sarà concesso dalla giunta sarà limitato e non pochi sembrano anche aver criticato la scelta di assumere la carica di primo ministro, considerando la mossa come una formale legittimazione della giunta stessa. Parimenti complessa sarà probabilmente anche la scelta dei ministri del nuovo esecutivo, dove i vertici della CNRD vorranno verosimilmente assicurarsi il controllo dei più importanti dicasteri attraverso la nomina di esponenti fedeli alla giunta, limitando in tal modo ulteriormente il margine di autonomia e la capacità di Bah.

Deve essere considerata infine la complessa situazione regionale entro la quale si articola la politica della Guinea, sotto costante pressione da parte di ECOWAS e con il timore che i vertici militari possano optare per una posizione più rigida, seguendo l’esempio dei loro omologhi del Mali, nel Niger e del Burkina Faso, prolungando la loro permanenza al potere e mettendo a repentaglio l’auspicata transizione democratica che dovrebbe seguire le prossime elezioni di dicembre.

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