La crisi dei rapporti tra Etiopia ed Eritrea transita anche attraverso l’annuncio della sospensione dei voli tra i due paesi

Ethiopian

Quando il 17 luglio del 2018 venne inaugurato il primo volo diretto tra Addis Abeba e l’Asmara, dopo quasi tre decenni di assenza di collegamenti diretti, era sembrato che gli accordi di pace e la normalizzazione delle relazioni tra i due paesi avesse permesso finalmente l’ingresso in una fase nuova, capace di chiudere una lunga parentesi di crisi e soprattutto la memoria del violento conflitto che aveva coinvolto i due paesi tra il 1998 e il 2000.

I collegamenti diretti avevano permesso una mobilità tra le due capitali che aveva in larga misura alleviato il permanere dei problemi nei valichi terrestri tra Etiopia ed Eritrea, resi difficili dal perdurare delle tensioni tra il governo dell’Asmara e quello dello stato regionale etiopico del Tigrai, dove la rigidità delle posizioni tra il governo del TPLF a Macallè e quello degli ex alleati eritrei non aveva consentito di trasformare gli accordi di pace del 2018 in una effettiva e totale ripresa delle relazioni bilaterali.

Il collegamento aereo della Ethiopian Airlines era continuato ininterrottamente anche durante la lunga e sanguinosa guerra del Tigrai, combattuta tra il 2020 e il 2022, che aveva tuttavia generato un nuovo irrigidimento delle relazioni tra i due paesi, sfociando poi nel corso del 2023 in una nuova fase di progressivo raffreddamento, caratterizzata da frequenti tensioni tanto nel merito delle responsabilità eritree nel corso del conflitto quanto sulle mai sopite ambizioni etiopiche per uno sbocco territoriale sul Mar Rosso.

Non ha quindi stupito la divulgazione il 21 luglio di un documento, da parte dell’Autorità per l’Aviazione Civile eritrea e a firma del direttore generale Paulos Kahsay, con il quale è stata annunciata la revoca degli accordi bilaterali e del permesso per la Ethiopian Airlines di gestire il volo diretto tra Addis Abeba e l’Asmara, a decorrere dal prossimo 30 settembre. Non è chiaro se il provvedimento, peraltro, debba intendersi in modo estensivo, comprendendo tutti i diritti di sorvolo dello spazio aereo eritreo, con la conseguente necessità per la Ethiopian Airlines di riorganizzare una parte significativa del proprio sistema di voli regionali. Una eventualità che comporterebbe gravi conseguenze per tutti i voli della Ethiopian Airlines diretti verso est e nord-est, stante anche la contestuale chiusura di gran parte dello spazio aereo sudanese in conseguenza del conflitto in corso e delle crescenti tensioni tra il governo etiopico e quello di Gibuti, che potrebbe ulteriormente limitare l’operatività dei voli da e per Addis Abeba.

Il documento con il quale è stata comunicata alla compagnia etiopica la decisione delle autorità per l’aviazione civile dell’Eritrea non indica alcuna ragione specifica a sostegno del provvedimento, mentre secondo alcune fonti europee lo stesso ente avrebbe inviato ai passeggeri prenotati sui voli della Ethiopian Airlines un messaggio nel quale si fa riferimento a “pratiche commerciali dannose coerenti e persistenti”, al “furto sistematico e organizzato dei bagagli dei passeggeri, danni, ritardi prolungati e smarrimenti senza indennizzi”, oltre ad “aumenti ingiustificati delle tariffe e ingiustificate quanto provate irregolarità” nella gestione dei voli.

Accuse che la Ethiopian Airlines respinge, affermando di aver chiesto chiarimenti al fine di offrire un impegno immediato per “risolvere i problemi in modo amichevole”, ma che le autorità eritree sostengono di aver già fornito, dopo ripetute richieste alla compagnia etiopica per apportare i necessari correttivi.

La portavoce della Ethiopian Airlines, Hanna Atnafu, ha definito la richiesta delle autorità eritree come una sorpresa, soprattutto perché giunta a sole due settimane da una precedente richiesta dello stesso ente per la gestione dell’aviazione civile con la quale veniva auspicato un incremento dei voli tra i due paesi, portando le frequenze a 15 voli settimanali rispetto agli attuali 10.

La sospensione dei voli della compagnia etiopica, inoltre, rischia di pregiudicare fortemente soprattutto i passeggeri eritrei, con la perdita dell’esteso network di connessioni offerto dalla Ethiopian Airlines sull’aeroporto di Addis Abeba e la necessità invece di servirsi degli altri vettori che operano dallo scalo dell’Asmara – in particolare EgyptAir, Tarco Airs, FlyDubai, Turkish Airlines e FlyNas – che offrono numerose connessioni ma che hanno tuttavia un limitato network sul continente africano.

Al tempo stesso, la compagnia Eritrean Airlines non risulta essere più operativa dal marzo del 2020, e nessuna iniziativa per riavviarne i voli è stata annunciata, rendendo alquanto incerto il possibile futuro di un vettore nazionale del paese.

Nessuna comunicazione nel merito è stata fornita dal ministero per l’Informazione eritreo, così come dal ministro Yemane Meskel, solitamente attivo e solerte nella comunicazione soprattutto attraverso i propri canali social, alimentando in tal modo i sospetti di una ragione essenzialmente politica alla base del provvedimento.

L’annuncio della sospensione dei voli della Ethiopian Airlines – e la possibile revoca del diritto di sorvolo dello spazio aereo eritreo – sembra in tal modo rappresentare l’ultimo episodio di una crisi politica tra il governo di Addis Abeba e quello dell’Asmara, determinato dal progressivo raffreddamento delle relazioni tra il primo ministro etiopico Abiy Ahmed e il presidente eritreo Isaias Afwerky.

Il processo di distensione avviato nel 2018 con il vertice di pace, che sembrò voler chiudere il contenzioso tra i due paesi per le aree di confine contese, è entrato in una profonda fase di crisi con il conflitto nello stato regionale del Tigrai dal 2020 al 2022, in conseguenza delle violenze perpetrate dalle forze armate eritree nel nord del Tigrai, del tentativo di perseguire una definitiva eradicazione del partito di governo tigrino (il TPLF, un tempo alleato dell’Eritrea nel corso della lunga guerra civile che portò alla caduta del regime di Menghistu in Etiopia e all’indipendenza dell’Eritrea) e delle accuse mosse all’Eritrea dal governo regionale del Tigrai di persistere nell’ingerenza interna al paese attraverso il sostegno fornito alle forze regionali dell’Amhara che ancora occupano il Tigrai occidentale e dove – secondo le autorità di Macallè – è in corso una vera e propria pulizia etnica finalizzata ad imporre la fuoriuscita dei tigrini dalla regione al fine di impedirne il voto quando il governo federale organizzerà l’annunciato referendum locale per delegare alla popolazione la scelta del proprio status.

Questa tensione è stata inoltre incrementata dalle improvvide affermazioni pronunciate dal primo ministro etiopico Abiy Ahmed lo scorso ottobre nel merito della necessità per l’Etiopia di disporre di uno sbocco sul Mar Rosso, interpretate dall’Eritrea come una rinnovata manifestazione del nazionalismo etiopico e una velata minaccia di possibile conflitto. Sebbene il primo ministro Abiy Ahmed abbia poi esplicitamente escluso qualsiasi ipotesi di conflitto con l’Eritrea e orientato gli sforzi per l’individuazione di un possibile sbocco nautico verso il vicino Somaliland – alimentando peraltro una ulteriore crisi diplomatica con il governo federale somalo – è apparso in modo nitido come le relazioni tra l’Etiopia ed Eritrea siano entrate nuovamente in una profonda fase di crisi. L’annuncio della sospensione dei collegamenti aerei diretti tra i due paesi, pertanto, sembra potersi collocare quasi certamente al centro di questa dinamica, non lasciando presagire alcun elemento positivo nell’evoluzione delle relazioni bilaterali.

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