La visita del presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi ad Ankara dello scorso 4 settembre ha segnato un’importante svolta nelle relazioni tra Egitto e Turchia, con conseguenze che si sono già riverberate nella regione e in particolar modo in Nord Africa e nel Corno d’Africa.
L’incontro era stato preceduto dalla visita al Cairo del presidente turco Erdogan dello scorso febbraio, che aveva permesso l’avvio di una fase di disgelo della crisi diplomatica iniziata undici anni prima, in conseguenza dell’intervento dei militari egiziani contro il governo di Mohamed Morsi.
I due paesi hanno annunciato la costituzione di un Consiglio di Cooperazione Strategica bilaterale, per il coordinamento di alto livello delle reciproche prerogative regionali, che si è riunito per la prima volta ad Ankara in occasione della visita del presidente egiziano e che prevede di tenere riunioni periodiche annuali.
I primi tangibili risultati di questa fase di rinnovata cooperazione hanno favorito un evidente rasserenamento della rivalità tra i due paesi nell’ambito delle dinamiche politiche della Libia, dove il Cairo ed Ankara hanno manifestato la volontà di collaborare per facilitare il processo di stabilità locale e spingere le due entità politiche della Tripolitania e della Cirenaica a risolvere le loro storiche divergenze.
Il disgelo delle relazioni turco-egiziane sembra orientato in tal modo a concentrarsi in Libia sulle opportunità della ricostruzione e degli sviluppi nel settore della produzione degli idrocarburi, capace di offrire importanti margini di guadagno per entrambi i paesi e destinato a consolidare una duratura piattaforma di interesse comune.
Al tempo stesso, lo scorso 9 novembre l’addetto militare turco in Libia si è recato a Bengasi per incontrare il Segretario del Comando Generale dell’autoproclamato Esercito Nazionale Libico, Tenente Generale Khairi Al-Tamimi, facendo segnare anche in questa direzione un segnale di forte discontinuità rispetto al passato e dimostrando l’interesse della Turchia per una ripresa del dialogo con le autorità di Bengasi.
La visita segue quella effettuata a Istanbul lo scorso ottobre dal generale Saddam Haftar, figlio di Khalifa Haftar, nell’ambito della quale ha incontrato il ministro della Difesa turco e avviato un formale disgelo dopo oltre dieci anni di interruzione delle relazioni.
Non meno significativi gli sviluppi della collaborazione tra i due paesi in Somalia, dove l’Egitto, in coordinamento con la Turchia, ha schierato un proprio contingente militare e trasferito ingenti quantità di armamenti alle forze federali somale. L’intento dichiarato di voler sostenere il governo di Mogadiscio nella sua lotta contro le milizie dell’al Shabaab rappresenta in realtà un pretesto per esercitare nuove e maggiori pressioni politiche e militari contro l’Etiopia, con la quale nessun progresso è stato registrato nel merito del contenzioso sullo sviluppo della diga del GERD sul Nilo Azzurro.
Il sostegno fornito dall’Egitto alla Somalia è quindi finalizzato a conseguire il duplice risultato di esercitare sul governo di Addis Abeba una potenziale minaccia militare lungo i confini meridionali dell’Etiopia, così come un incremento del sostegno al governo somalo che a sua volta è interessato da una grave crisi diplomatica con l’Etiopia, in conseguenza delle intese raggiunte tra il governo di Addis Abeba e quello di Hargheisa nel merito del possibile sviluppo di un porto etiopico sul Mar Rosso a fronte del contestuale riconoscimento dell’indipendenza del Somaliland.
La Turchia, che intrattiene stretti legami con l’Etiopia, e alla quale ha venduto ingenti quantità di armamenti nel corso del conflitto nello stato regionale del Tigrai, non ha ostacolato i piani egiziani in Somalia, coordinandosi anzi con il governo del Cairo per favorirne l’accesso nel paese. Una posizione che dimostra la rilevanza per Ankara del rinnovato rapporto con il Cairo, pur con l’intento di non alterare le proprie relazioni con Addis Abeba, con la quale intrattiene solidi legami economici.
Il 27 ottobre, inoltre, il presidente Al-Sisi ha ricevuto al Cairo anche il suo omologo algerino Abdelmajid Tebboune, con il quale hanno riaffermato la reciproca intenzione di difendere tanto la Libia quanto il Sudan dalle interferenze straniere, confermando al tempo stesso l’impegno per favorire una soluzione politica delle crisi locali in atto.
Un incontro che, anche in questo caso, ha fatto segnare un decisivo passo in avanti nelle relazioni con l’Algeria, che erano state interessate nel corso dell’ultimo decennio da un sostanziale raffreddamento, soprattutto in conseguenza dell’assertiva politica egiziana in Libia.


