Intelligenza artificiale e NFT: parte dalla loro convergenza la nuova industria dell’entertainment?

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Le innovazioni appena apportate al modello generativo “Midjourney” e l’introduzione di una nuova categoria di NFT creano nuove possibilità per la produzione audiovisiva indipendente.

Grazie all’incessante ed esponenziale tasso di crescita dell’intelligenza artificiale, l’industria della creazione di contenuti ha imboccato una fase di cambiamento senza precedenti. In larga misura irreversibile. Non si può neppure più parlare di evoluzione, perché quella che è in corso è, secondo molti, una vera e propria rivoluzione. Sono sufficienti poche ore combinando modelli come Midjourney, Runway e Eleven Labs per rendersi conto di come la produzione di immagini, la loro animazione e persino il doppiaggio multilingue siano giunti a un tale livello di facilità d’uso, autenticità e precisione che già allo stato attuale è tecnicamente possibile realizzare prodotti audiovisivi completi interamente generati dall’intelligenza artificiale. E il modello SORA di OpenAI, di cui è previsto il rilascio entro la fine di quest’anno, incrementerà l’output della conversione testo-a-video sino a 60 secondi (dagli attuali 18 di Runway) introducendo al contempo parametri in grado di creare scene complesse e con più personaggi: il tutto da un’unica stringa di testo dell’utente.

Mentre attendiamo con impazienza il rilascio di SORA, ecco due recenti innovazioni, potenzialmente convergenti, che già espandono le attuali possibilità creative.

La prima è l’introduzione, nella versione 6 del modello di intelligenza artificiale generativa Midjourney, della tanto attesa funzionalità di Character Reference, che consente di mantenere coerenti i personaggi creati anche su generazioni multiple di immagini. In altre parole, le caratteristiche del personaggio restano pressoché identiche anche se cambiano sfondi, scenari e contesti che lo contengono. E’ un passo importante verso uno scenario di pieno controllo da parte degli artisti di tutti gli elementi e aspetti del processo creativo, poichè il “tag” con cui questa coerenza viene assicurata migliora in modo significativo la continuità narrativa. I risultati, già in questa prima versione, sono sorprendentemente accurati. D’altra parte il realismo dei personaggi creati e animati dall’I.A. generativa migliora di continuo ad ogni iterazione del modello, ed è già possibile miscelarli in modo fluido con immagini filmate, dalle quali diventano spesso indistinguibili.

La seconda innovazione riguarda gli NFT e il lancio su Ethereum dello standard ERC-7401, con cui viene applicato agli NFT il concetto di “nidificazione” che consente al token di funzionare come “genitore” gerarchico di più token “figli”. Potrebbe sembrare solo una novità tecnica, ma è molto di più. Specialmente nell’ambiente dei videogame (ma con sempre maggiore riflesso su tutte le altre forme e prodotti di entertainment), i contenuti non sono più considerati come un’offerta isolata, ma come una piattaforma a tutti gli effetti: le comunità di utenti sono invitate non solo a visualizzare, utilizzare e giocare, ma a espandere la proprietà intellettuale originale. Un modello espanso di co-creazione che vede gli artisti collaborare con il loro pubblico nel generare ecosistemi a più livelli. Con la sua capacità di incorporare più elementi creativi e di valore nello stesso NFT, l’ERC-7401 alimenta il coinvolgimento della comunità, ma va anche a semplificare e dinamizzare la gestione e la personalizzazione delle diverse risorse impiegate da gioco o altra forma di entertainment. Il nuovo standard potrebbe dare agli NFT rinnovato slancio anche in materia di finanza decentralizzata e offrire maggiori opportunità a produttori di film e altre opere audiovisive, come recentemente avvenuto con il film “Calladita”, interamente finanziato attraverso emissione di NFT.

Questa evoluzione vertiginosa sia della I.A. che della blockchain spinge sempre più l’industria dell’intrattenimento verso una revisione sostanziale, e in gran parte imprevedibile, dei suoi modelli di business. Uno stato di progressivo sovvertimento che ha sollevato legittime preoccupazioni sotto il profilo etico, sociale ed economico. Notizie come la decisione del regista e attore Tyler Perry di interrompere l’espansione del suo studio ad Atlanta (un’operazione da 800 milioni di dollari) per preoccupazioni legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale vengono interpretate come segnali preoccupanti da molti settori dell’industria.

Tuttavia, osservando tutto ciò dal punto di vista degli artisti, dei creativi, in larga misura privi di un accesso alle élite decisionali dell’industria, le nuove tecnologie offrono un’opportunità unica per dare vita alla propria arte in un contesto di accresciuta libertà, possibilità e inclusività. Oltre che con un controllo sul proprio prodotto creativo che sarebbe impensabile nel sistema tradizionale, quello degli Studios hollywoodiani dove, come sottolineato dalla regista Jordan Bayne, forza trainante del movimento di democratizzazione creativa Film3, i diritti continuano a essere controllati dagli stessi “guardiani” che decidono cosa debba essere realizzato e cosa no. Jordan immagina un futuro in cui ogni artista sarà in grado di gestire la propria attività come se fosse uno “Studio” a sé e il cui motore saranno le comunità interessate ad utilizzare ed acquistare quel prodotto creativo: i “fan”, che agiscono in tale ambito da sostenitori, finanziatori, ma anche da “megafoni” di un marketing diffuso e condiviso. Quanto alla successiva distribuzione delle opere, sfruttando il potere delle tecnologie Web3, ci sono piattaforme come Indieline e Vabble già in grado di massimizzarne lo sfruttamento su canali sempre più personalizzati ed efficienti che si appoggiano alla rete globale della blockchain.

Siamo davvero alle soglie di una rivoluzione? Al ritmo a cui queste tecnologie si stanno evolvendo, tutto ciò sembra non solo possibile, ma molto probabile.

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