Il governo federale dell’Etiopia deve fronteggiare un incremento della violenza nell’Amhara e in Oromia

Fano Etiopia

Una nuova ondata di violenza ha interessato la regione dell’Oromia, dove il 1° novembre oltre 48 persone sono state uccise nel distretto di Wacale, nello Shewa settentrionale, da un commando di uomini armati che teso un’imboscata alle locali forze di sicurezza mentre erano in movimento su alcuni mezzi per recarsi in un’area interessata da combattimenti tra le forze dell’Esercito federale (ENDF) e le milizie dell’Esercito di Liberazione dell’Oromia (OLA). Tra le persone uccise nell’imboscata c’è anche l’amministratore distrettuale di Wacale, Nigussie Koru, mentre le autorità di governo di Addis Abeba hanno attribuito la responsabilità dell’attacco alle formazioni dell’OLA, che tuttavia non lo hanno rivendicato.

La commissione per i diritti umani dell’Etiopia ha annunciato il 7 novembre di aver aperto un’indagine sui fatti di Wacale, sebbene ammettendo come la situazione della sicurezza impedisca in questo momento di condurre un’indagine approfondita sul posto, dove continuano ad imperversare i combattimenti.

Solo il giorno precedente il primo ministro Abiy Ahmed si era rivolto alla Camera dei Rappresentanti del Popolo sostenendo come il governo fosse impegnato a gestire colloqui con alcuni rappresentanti dei diversi gruppi armati presenti nelle regioni dell’Oromia e dell’Amhara, pur ammettendo come molte di queste iniziative non fossero state coronate da successo, sebbene insistendo sulla volontà del governo di impegnarsi concretamente per il raggiungimento di un accordo di pace con i gruppi armati.

Abiy Ahmed ha insistito sullo sforzo del governo per favorire lo sviluppo economico e infrastrutturale dei due stati regionali, accusando al contrario le milizie ribelli di voler vanificare tali sforzi e perseguire un mero interesse individuale dei diversi leader che le comandano.

La crisi della sicurezza interessa da mesi soprattutto lo stato regionale dell’Amhara, dove le milizie Fano hanno rifiutato l’ordine di disarmo e di integrazione all’interno dell’ENDF e cercano di contrastare soprattutto il possibile ritorno del Tigrai occidentale alle autorità di Macallè, conducendo costanti azioni di guerriglia volte a scoraggiare la presenza dei tigrini e alterare in tal modo l’esito dell’atteso referendum che deciderà la sorti della regione.

A partire dallo scorso mese di ottobre le forze federali dell’ENDF hanno lanciato una poderosa offensiva contro le formazioni Fano nell’Amhara, che non sono organizzate secondo un modello tradizionale e verticista, quanto piuttosto composte da unità autonome e indipendenti, spesso coordinate solo in modo sommario. Purtuttavia, la capacità di operare in un terreno conosciuto e l’adozione di tattiche volte al costante contrasto dei militari federali, ma non al controllo delle città, ha permesso di determinare una grave condizione di instabilità che le unità del governo stentano a riportare sotto il controllo delle autorità centrali di Addis Abeba. I Fano sferrano di sovente attacchi contro le città e i villaggi, colpendo le locali guarnigioni delle ENDF, senza tuttavia mai esercitare un controllo prolungato sugli abitati, in conseguenza dell’impossibilità per le milizie di stabilire capisaldi duraturi.

Le ENDF sono state invece accusate di aver causato un massacro di civili il 27 ottobre scorso ad Addis Kedam, nella zona di Awi dell’Ahmara, dove 23 civili sono stati uccisi nell’ambito di scontri di cui non è stata chiarita con esattezza la dinamica, ma che hanno ulteriormente esacerbato la tensione. Nell’area erano in corso intensi scontri tra le forze dell’ENDF e quelle dei Fano, che avevano preso temporaneamente il controllo della cittadina per poi abbandonarla lo stesso giorno. Secondo fonti locali, quando le forze dell’ENDF sono rientrate nell’abitato di Addis Kedam hanno iniziato a rastrellare le case una ad una e nel corso di queste operazioni un gran numero di civili sarebbe rimasto ucciso in scontri la cui dinamica non è stata chiarita.

Non meno intensi continuano ad essere gli scontri anche nello stato regionale dell’Oromia, dove sono segnalate peraltro diffuse interruzioni dell’energia elettrica in conseguenza dei danni subiti dalle infrastrutture nel corso dei frequenti combattimenti.

Ulteriormente allarmante è il numero di sequestri di persona che si susseguono nello stato regionale, in conseguenza soprattutto della sempre minore capacità delle forze governative di assicurare un efficace controllo della regione, dove gran parte del personale militare e delle forze di polizia è impegnato nel contrasto alle operazioni delle formazioni armate dell’OLA.

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