Gli incerti esiti della politica regionale dell’Algeria nel crescente confronto con il Marocco

Algeria Marocco

Con una notizia passata in sordina, lo scorso 2 marzo alcuni organi di stampa algerini hanno riferito dell’apertura nella capitale di un ufficio di rappresentanza del Consiglio Nazionale del Rif, organo di governo del Partito Nazionalista del Rif, segnando una nuova tappa nell’incremento delle tensioni con il vicino Marocco.

Il Partito Nazionalista del Rif, organizzazione indipendentista marocchina che reclama l’autonomia dell’omonima regione, è da tempo sostenuto dall’Algeria nell’ambito di un rapporto volto a incrementare le tensioni con il governo di Rabat, strumentalizzando la retorica della difesa delle aspirazioni autonomistiche e indipendentiste della regione.

La decisione di aprire un ufficio di rappresentanza del Partito Nazionalista del Rif costituisce nella prospettiva di Algeri anche una risposta ai frequenti appelli del Marocco in favore del diritto di autodeterminazione del popolo della Cabilia algerino. Appelli a loro volta determinati dal costante sostegno dell’Algeria all’indipendenza del popolo Saharawi del Sahara Occidentale, in una dinamica di crisi che affonda le proprie radici nella storica contrapposizione tra i due paesi per la conquista di una leadership regionale, che sempre più spesso sfrutta le questioni dei movimenti indipendentisti come strumento per incrementare il profilo di crisi tra Rabat e Algeri.

La più recente fase di crisi ha preso avvio nel dicembre del 2020, quando il presidente statunitense Trump ha di fatto riconosciuto la sovranità del Marocco sulla regione del Sahara Occidentale, in funzione del riconoscimento da parte di Rabat dello Stato di Israele e della formalizzazione delle relazioni diplomatiche nell’ambito del cosiddetto Patto di Abramo.

La decisione degli USA, poi seguita da altri paesi, ha riacceso la miccia di una crisi sopita ormai da tempo e congelata nella dimensione di un conflitto latente, portando ancora una volta le relazioni tra Algeria e Marocco al punto di rottura. L’ufficializzazione delle relazioni diplomatiche tra Marocco e Israele ha fornito in tal modo il pretesto all’Algeria per assumere una sempre più rigida posizione nei confronti di Tel Aviv, seguita poi dall’appoggio all’azione di Hamas e al più generale sostegno alla causa palestinese, rinsaldando al tempo stesso le relazioni con l’Iran e con la Russia, e annunciando un poderoso programma di riarmo delle proprie forze armate.

L’Algeria muove inoltre sempre più frequenti critiche agli Emirati Arabi Uniti, accusandoli di fomentare i conflitti regionali e denunciandone in modo implicito il sostegno al Marocco nel merito della questione del Sahara Occidentale, mentre anche il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali – sostenuto dall’Algeria – ha recentemente accusato gli Emirati di opporsi all’indipendenza del popolo Saharawi attraverso il sostegno militare all’esercito marocchino.

Particolarmente esplicito nel merito è stato il presidente algerino Abdelmajid Tebboune, quando il 30 marzo scorso nell’ambito di un’intervista con la stampa ha fatto riferimento agli Emirati Arabi Uniti – senza tuttavia nominarli esplicitamente ma riferendosi ad essi come “un paese arabo fraterno” – sostenendo che “dove ci sono conflitti, i soldi di questo Stato sono presenti” e aggiungendo di considerare illogiche le strategie di Abu Dhabi nella regione.

La politica estera dell’Algeria è uscita in tal modo dal lungo periodo di inerzia che aveva caratterizzato la presidenza di Bouteflika, ponendosi tuttavia in una posizione alquanto conflittuale nella regione. Forte anche del proprio seggio al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Algeri è diventata particolarmente vocale nella critica verso Israele, ha subito un progressivo deterioramento dei rapporti con la Francia – che contestualmente ha aperto maggiormente in direzione del Marocco – e della Spagna, mentre l’incremento delle relazioni con la Russia, la Cina e l’Iran hanno reso ulteriormente critiche le relazioni con gli Stati Uniti.

Una strategia che ha favorito al contrario il Marocco, i cui legami internazionali sono usciti rafforzati dalla crescente crisi con l’Algeria, ponendosi quale interlocutore privilegiato degli Stati Uniti, della maggior parte degli europei e di numerosi attori del Golfo Persico, che guardano con crescente timore alle iniziative politiche di Algeri.

Desta preoccupazioni, al tempo stesso, il programma di riarmo che tanto l’Algeria quanto il Marocco hanno avviato nel corso degli ultimi anni, il cui budget complessivo rappresenta il 74% della spesa militare di tutto il nord Africa. L’Algeria ha un programma di spesa per gli armamenti nel 2024 di 21,6 miliardi di dollari, mentre il Marocco prevede di spenderne 12,1, con un evidente rialzo rispetto ai 9,1 miliardi di dollari e 5 miliardi di dollari rispettivamente del 2022. Una corsa agli armamenti che, sebbene allo stato attuale la possibilità di un conflitto diretto appaia alquanto improbabile, desta allarme per la possibilità di poter innescare nuove e più gravi crisi regionali, così come il rafforzamento della presenza di attori esogeni alla regione ma con agende di interesse ben definite, come in particolare la Russia.

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