Elezioni europee: un futuro incerto per il Green Deal

Unione Europea Green Deal

Dal 6 al 9 giugno, i cittadini dei 27 Paesi membri dell’Unione europea (Ue) sono stati chiamati a votare la nuova composizione del Parlamento europeo (Pe).

Queste elezioni sono particolarmente importanti dato che condizioneranno gli obiettivi che l’Ue si prefiggerà nella prossima legislatura (2024-2029). Infatti, in base ai risultati elettorali e su proposta del Consiglio europeo, è proprio il Pe che determina la composizione dell’unico organo governativo in Ue con iniziativa legislativa, la Commissione europea (Ce).

Tra gli impegni maggiormente soggetti a possibili modifiche vi sono quelli inerenti al cambiamento climatico. Questo perché alcune iniziative strategiche del Patto verde per il clima (Pvc) – il meglio conosciuto European Green deal – non hanno ancora concluso l’iter legislativo e non vi è la certezza che ciò accadrà visto che i programmi elettorali, con cui la maggior parte dei partiti politici si stanno presentando a queste elezioni, dimostrano un certo “disinteresse climatico”.

Il Pvc è stato presentato l’11 dicembre del 2019 dalla nuova presidente della Ce, Ursula Von del Leyen, per allineare la legislazione dell’Ue ai 17 obiettivi dell’Agenda Onu 2030 – la strategia dell’Organizzazione delle Nazioni Unite “per ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti”.

Non a caso il Pvc è un pacchetto di iniziative strategiche – riguardanti clima, ambiente, energia, trasporti, industria, agricoltura e finanza sostenibile – che mira ad avviare, tramite un approccio olistico e intersettoriale, l’Europa verso una transizione verde “giusta ed equa” al fine di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Durante questi ultimi cinque anni, come si evince dalla sezione “A European Green Deal”, del sito del Pe “Legislative Train Schedule”, il Pvc ha compiuto diversi passi in avanti, grazie all’approvazione di ben 76 fascicoli.

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Tra le normative più degne di nota vi è la legge europea sul clima, adottata nel 2021, che ha reso vincolante l’impegno sulla neutralità climatica e che mira a ridurre, rispetto ai dati del 1990, le emissioni nette di gas serra almeno del 55% entro il 2030. Questa legge, inoltre, ha previsto la definizione di un obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni per il 2040: a febbraio 2024, la Commissione ha raccomandato di ridurre, entro quella data, le emissioni nette del 90%.

Con lo scopo di attuare questa legge, è stato approvato il pacchetto Pronti per il 55% – Fit for 55: un insieme di proposte atte sia a rivedere e aggiornare la legislazione dell’Ue; sia a mettere in atto nuove iniziative che illustrano come l’Ue intende raggiungere l’obiettivo di riduzione delle emissioni.

Sono due gli strumenti normativi principalmente a supporto del Fit for 55. Il primo è il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere – introdotto dal Pvc – che comporta l’applicazione di un sovrapprezzo nei prodotti importati a elevato impatto ambientale e scoraggia le aziende dal trasferirsi al di fuori del territorio Ue. Il secondo, invece, è il sistema di scambio delle quote di emissione – già esistente ma rafforzato e ampliato con il Pvc – che aiuta, tramite un sistema di compravendita delle emissioni, a ridurle e a generare entrate per finanziare la transizione verde.

Nel 2023, inoltre, è stato adottato il Piano industriale – Green Deal Industrial Plan – che mira a rafforzare la competitività dell’industria europea a emissioni zero ed a sostenere una rapida transizione verso la neutralità climatica. Il piano infatti integra gli sforzi previsti dal Green Deal e dal REPowerEU (il piano con cui l’Europa pone fine alla sua dipendenza dai combustibili fossili russi) e si basa su quattro pilastri: contesto normativo prevedibile e semplificato; accelerazione dell’accesso ai finanziamenti; miglioramento delle competenze e commercio aperto per catene di approvvigionamento resilienti.

Per ciò che riguarda il primo pilastro, sono state adottate principalmente due leggi per la sua implementazione. La legge sulle materie prime critiche – Critical Raw Materials Act – atta a garantire un accesso sufficiente a quei materiali, come le terre rare, che sono vitali per la produzione di tecnologie chiave. E la legge sull’industria a zero emissioni – Net-Zero Industry Act – utile invece a identificare gli obiettivi per raggiungere una capacità industriale a zero emissioni nette e fornire un quadro normativo adatto per una sua rapida implementazione.

Parallelamente, sono stati previsti fondi per assicurare una transizione giusta ed equa e per aiutare le persone maggiormente colpite dalle conseguenze del cambiamento climatico.

Esempi di ciò sono il Fondo per una transizione giusta che sostiene i lavoratori e le regioni nello sviluppare nuove competenze green. Il Fondo sociale per il clima che fornisce agli Stati membri finanziamenti utili a supportare i gruppi vulnerabili grazie agli investimenti in, tra gli altri, efficienza energetica, ristrutturazione degli edifici e riscaldamento pulito. Il Fondo di solidarietà e il Meccanismo di protezione civile che invece sostengono le comunità che hanno subito le conseguenze del riscaldamento climatico.

In generale, comunque, sono stati mobilitati finanziamenti privati e pubblici – anche attraverso il NextGenerationEU (il piano che sostiene gli Stati membri colpiti dalla pandemia di Covid-19) e REPowerEU – utili anche a supportare la diffusione di fonti energetiche a basso contenuto di carbonio. Infine, sono stati approvati importanti progetti europei su batterie, microelettronica, idrogeno, cloud computing, ed utili anche a ripristinare la biodiversità; affrontare l’inquinamento e fare un uso efficiente delle risorse.

Dunque, sebbene in questi anni con il Green Deal, l’Europa sia riuscita a compiere dei passi in avanti nella strada della transizione verde, le priorità politiche e le risorse economiche hanno dovuto far fronte alle emergenze di questi anni, come la crisi sanitaria e la guerra in Ucraina, e per questo sono state sostanzialmente ridimensionate.

Inoltre, l’ambizione iniziale del Pvc si è ulteriormente ridotta perché l’impegno verso la sostenibilità è diventato anche un oggetto polemico di alcune forze politiche, tanto a livello nazionale quanto europeo.

Difatti, rispetto alle previsioni iniziali il Pvc è stato depotenziato. Esempi di ciò sono la legge sul ripristino della natura (finalizzata a restaurare gli ecosistemi degradati e a promuovere la biodiversità) e il regolamento sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (atto a limitare l’uso di fertilizzanti e pesticidi ad alto contenuto di CO2). Nel primo caso, a causa delle lunghe trattative, molte azioni e obiettivi inizialmente previsti sono stati ridimensionati, eliminati o resi non vincolanti. Nel secondo, le proteste da parte degli agricoltori, che hanno inoltre evidenziato l’alto grado di politicizzazione del dibattito sul futuro del Green Deal e delle misure per accelerare la transizione ecologica, hanno portato direttamente al ritiro del regolamento stesso.

La transizione tra le Commissioni, quindi, avviene in un contesto delicato in cui le proteste interne all’Europa stessa, a livello sia politico sia sociale, stanno condizionando indelebilmente il futuro del Pvc e del Parlamento stesso. Non è un caso, infatti, che la maggior parte dei partiti si sono presentati a queste elezioni con un programma elettorale caratterizzato da un sostanziale disinteresse climatico.

È importante però che il Green Deal ritrovi la sua ambizione politica iniziale per concludere il suo iter legislativo: in base ai dati pubblicati da “Legislative Train Schedule”, vi sono ancora 24 fascicoli nello status denominato “Prossimo all’adozione”; 31 “Annunciato”; 27 “Presentato”.

In questi anni cruciali per mitigare gli impatti del cambiamento climatico, non ci si può più permettere di indugiare ed è per questo che è così importante che la futura Commissione potenzi la comunicazione e gestisca con attenzione i costi al fine di garantire un maggior sostegno pubblico e una più ampia accettazione del Green Deal.

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