Egitto e Repubblica Centrafricana discutono della cooperazione nel settore della sicurezza, condividendo il comune timore del conflitto in Sudan

Askar E Mamadou

Il Capo di Stato Maggiore delle forze armate egiziane, Tenente Generale Osama Askar, ha incontrato al Cairo il 26 giugno il suo omologo della Repubblica Centrafricana, Generale Zéphirin Mamadou, recatosi nella capitale egiziana alla testa di una folta delegazione di rappresentanti militari.

L’incontro si svolto presso la sede del Segretariato Generale del Ministero della Difesa, dove il generale Mamadou e la sua delegazione sono stati accolti con i più alti onori militari, attribuendo in tal modo una particolare rilevanza alla visita, che si inserisce nel solco dei tentativi dell’Egitto di rafforzare i legami regionali al fine di garantire la complessa strategia di sicurezza che interessa il paese.

L’incontro è stato organizzato su invito dell’Egitto e finalizzato ad esplorare la possibilità di un rafforzamento della cooperazione militare tra i due paesi, valutando al tempo stesso congiuntamente le dinamiche della sicurezza regionale.

Non sono stati divulgati i dettagli dell’incontro, sebbene un comunicato stampa del ministero della Difesa egiziana abbia espressamente fatto riferimento alla possibilità di un accordo immediato per sostenere l’addestramento delle forze centrafricane.

Tra le questioni della sicurezza regionale di comune interesse per l’Egitto e la Repubblica Centrafricana spicca senza dubbio quella relativa alla crisi in atto in Sudan, dove il conflitto determinato dalla contrapposizione tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) agli ordini del generale al-Burhan e Forze di Supporto Rapido (RSF) agli ordini del generale Dagalo ha determinato non solo una grave instabilità locale e una crisi umanitaria di ampie proporzioni ma ha anche iniziato a produrre effetti sui paesi vicini interessati dai flussi dei profughi e dalla presenza di alcuni gruppi coinvolti nel conflitto.

La Repubblica Centrafricana denuncia infatti da tempo la presenza di gruppi armati sudanesi sul proprio territorio, dove cercano rifugio per poter gestire la propria logistica e la capacità operativa al riparo dal conflitto, determinando tuttavia una pericolosa instabilità nelle aree della loro presenza. In più occasioni le forze aeree sudanesi delle SAF hanno compiuto raid lungo la linea di confine tra i due paesi, con l’intento di colpire di queste formazioni, determinando un crescente flusso di profughi in direzione della Repubblica Centrafricana e rischiando di espandere la tensione all’interno dei confini del paese vicino.

Le prospettive di uno stallo nel conflitto, con il controllo pressoché totale dello stato regionale del Darfur da parte delle forze delle RSF, ha determinato la concreta possibilità di una cristallizzazione della crisi e conseguentemente della possibilità di una sua espansione verso le aree limitrofe, allarmando tanto la Repubblica Centrafricana quanto l’Egitto.

Entrambi i paesi temono un incremento dei flussi migratori tanto verso nord quanto verso ovest, mentre la Repubblica Centrafricana ritiene che una parte del suo territorio possa diventare una centrale operativa per le milizie che si combattono in Sudan, destabilizzando un territorio già fortemente provato dalle concomitanti dinamiche della politica locale. Per l’Egitto, inoltre, l’eventuale successo delle forze delle RSF potrebbe determinare la perdita di un importante alleato regionale, il governo presieduto dal generale al-Burhan, compromettendo tra le altre cose la gestione del complesso rapporto con l’Etiopia, gravato dall’irrisolta questione della diga del GERD che il Cairo considera alla stregua di una minaccia esistenziale per gli interessi egiziani.

Per la Repubblica Centrafricana il principale elemento di timore connesso agli sviluppi della guerra in Sudan si riferisce invece alla regione nordorientale del paese, quella di Vakaga, che confina con il Darfur, dove oltre 10.000 profughi hanno trovato rifugio secondo l’ONU nel tentativo di sfuggire alla violenza etnica e ai combattimenti in corso. L’area del campo profughi di Korsi, non lontana dalla città di Birao, rappresenta il principale punto di gestione dei profughi sudanesi nella Repubblica Centrafricana, dove il World Food Program gestisce oltre 6.500 rifugiati ma dove le attività dell’organizzazione umanitaria sono sistematicamente contrastate da numerose milizie armate dedite al saccheggio dei rifornimenti.

Il governo della Repubblica Centrafricana cerca di sostenere il processo di pace interno al paese, finalizzato soprattutto al disarmo dei principali gruppi ribelli, ma numerose formazioni continuano ad operare sfruttando soprattutto i conflitti etnici tra le comunità stanziali e quelle nomadi, rendendo gli sforzi del governo difficoltosi. Il conflitto in Sudan, per tale ragione, viene considerato come un possibile pericoloso moltiplicatore dell’instabilità, alimentando il traffico delle armi, la gestione illecita degli aiuti umanitari e la possibile saldatura delle istanze di alcune formazioni armate sudanesi con quelle locali centrafricane, determinando il perdurare dell’instabilità in tutta la regione orientale del paese.

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