YEMEN: considerazioni sulla minaccia alle dorsali sottomarine del sistema di cablaggio internazionale

Mar Rosso Cavi

Lo Stretto di Bab el Mandeb, punto di connessione tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden, rappresenta non solo un importante chockepoint del traffico marittimo internazionale, quanto anche del transito di alcune tra le principali dorsali di collegamento del cablaggio globale.

Transitano complessivamente nel tratto di mare compreso tra la parte meridionale del Mar Rosso e della parte occidentale del Golfo di Aden 19 dorsali di cablaggio intercontinentale, delle quali 17 attraversano lo Stretto di Bab el Mandeb raggiungendo poi la parte settentrionale del Mar Rosso, con diramazioni e snodi che raggiungono Israele (3 dorsali) e più ad ovest il territorio egiziano, che rappresenta un importante snodo per l’ulteriore articolazione delle dorsali in direzione del Mediterraneo, l’Europa e il Nord America.

La presenza di una così elevata e rilevante concentrazione della capacità di trasporto dei flussi di dati – circa il 17% del traffico mondiale della rete internet – ha da sempre caratterizzato l’area di Bab el Mandeb come potenzialmente uno dei più critici chockepoint della rete di cablaggio globale, determinando l’esigenza di modulare un’adeguata capacità di difesa della regione dalla possibilità di atti intenzionali di sabotaggio, così come per la prevenzione di eventi accidentali.

L’emergere di una rinnovata minaccia da parte degli Houthi dello Yemen settentrionale, all’indomani della crisi tra Hamas e Israele emersa lo scorso 7 ottobre, ha nuovamente posto l’interesse per la sicurezza delle dorsali di cablaggio regionali al vertice dell’agenda internazionale, alimentando un ampio dibattito tanto nel merito dei rischi potenziali quanto delle necessarie misure di prevenzione per impedire eventi intenzionali che possano alterare la capacità di connessione del sistema globale.

Per quanto sia certamente concreta la minaccia, tuttavia, il dibattito che ne è conseguito – soprattutto a livello mediatico – ha alimentato speculazioni spesso caratterizzate da toni eccessivamente allarmistici, trascurando al tempo stesso il contesto tecnico-operativo entro cui tale minaccia potrebbe effettivamente determinarsi, producendo effetti sul sistema globale di transito dei dati.

A lanciare l’allarme su un possibile ruolo degli Houthi nel porre una concreta minaccia alla sicurezza dei cablaggi sottomarini del Mar Rosso sono state le società di telecomunicazioni del governo yemenita con sede ad Aden, riconosciuto dalla comunità internazionale, secondo le quali gli Houthi potrebbero disporre delle informazioni necessarie a colpire una o più dorsali e, ben più allarmante, sarebbero effettivamente impegnati nella pianificazione di tali attacchi. L’allarme delle compagnie locali di telecomunicazioni per la pianificazione di un attentato è stato lanciato in seguito alla pubblicazione di un messaggio da parte degli Houthi su un canale Telegram, nel quale hanno mostrato una carta delle reti locali di connessione delle dorsali evidenziandone la concentrazione e la rilevanza per la trasmissione dei dati e delle comunicazioni.

La cartografia mostrata dagli Houthi, tuttavia, è una delle molte disponibili sulla rete internet nelle quali vengono individuate le diverse componenti del sistema di cablaggio ragionale, senza particolari indicazioni sull’esatta ubicazione delle reti stesse e delle profondità marine alle quali sono effettivamente collocate, e rappresentando quindi solo una generica indicazione dei tracciati.

La Yemen Telecom, infatti, nel lanciare l’allarme, ha anche esortato le compagnie internazionali che gestiscono le reti ad interrompere qualsiasi rapporto con gli Houthi, al fine di non fornire indicazioni più precise sulla effettiva collocazione delle stesse.

Sono presenti due soli punti d’approdo dei cablaggi verso il territorio yemenita nel Mar Rosso (e uno nel Golfo di Aden), nell’area del porto di Hodeidah, controllato dagli Houthi, e a Mocha, nella provincia di Taiz, sotto il controllo del governo di Aden. Il principale elemento di timore, in tal modo, è rappresentato dall’area di Hodeidah, dove approdano due diramazioni della rete SeaMeWe-5 e della rete Falcon (entrambe operative dal 2016), che sono tuttavia strumentali anche agli stessi Houthi. Il tracciato di connessione delle due reti potrebbe in tal modo portare i ribelli yemeniti all’individuazione di una parte del tratto comune della dorsale sottomarina nell’area del Mar Rosso, che in quell’area giace su fondali che vanno da circa 60/90 metri e sino a 500 metri e oltre.

Individuare il tracciato della dorsale, tuttavia, si presenta come un’impresa ardua senza disporre della cartografia specifica, stante anche la ridotta dimensione dei cavi, la probabile sedimentazione sabbiosa sui tracciati e la necessità di disporre di specifiche attrezzature subacquee capaci di mapparne l’esatta ubicazione risalendo dai punti di connessione sulla costa. Una capacità che con ogni probabilità non è allo stato attuale nella diretta disponibilità degli Houthi, e probabilmente nemmeno in quella degli alleati iraniani, che hanno peraltro ritirato dall’area la propria nave raccolta intelligence, la Behshad, attualmente ormeggiata nel porto cinese di Gibuti, che ha contestualmente ridotto anche la capacità di acquisire con precisione gli obiettivi navali per il targeting attraverso l’impiego di missili e droni.

Colpire con efficacia il sistema delle comunicazioni globali è quindi alquanto complesso per gli Houthi, per diverse ragioni. Le prime e già citate sono quelle connesse alla capacità di individuare l’esatta ubicazione delle dorsali di transito nel Mar Rosso e della contestuale capacità di disporre degli equipaggiamenti subacquei per operare a elevate profondità. Le reti, inoltre, non sono disposte lungo tracciati ravvicinati e sono dotate di ampia capacità di ridondanza, imponendo il tentativo di determinare un danno sistemico di ampia portata di disporre di una contestuale precisa capacità selettiva sulle differenti dorsali, rendendo l’operazione estremamente complessa.

Non ultimo, anche qualora tutte le condizioni sopra elencate fossero soddisfatte, il danneggiamento di uno o più cavi potrebbe essere gestito attraverso un reindirizzamento provvisorio dei flussi e una successiva fase di identificazione del punto d’attacco e della sua riparazione, alterando con ogni probabilità solo parzialmente e temporaneamente il flusso globale dei dati.

In tal modo, sebbene la minaccia alla sicurezza delle reti di cablaggio che attraversano il Mar Rosso sia certamente presente, e non debba essere sottovalutata nella sua potenziale portata, la contestuale capacità attuale degli Houthi di poter rappresentare un attore primario nella conduzione di tale minaccia si colloca in una sfera di minore entità. Al contrario, invece, risultano decisamente molto più vulnerabili i punti di approdo e gli snodi terrestri delle stesse reti sul territorio egiziano, dove certamente più agevole è l’identificazione dei tracciati e delle stazioni di raccordo. L’eventuale intenzione di colpire il flusso globale delle comunicazioni, pertanto, presenta maggiori spazi di possibilità sui bassi fondali dell’area di ingresso e uscita del Canale di Suez e lungo le coste settentrionali dell’Egitto, pur nell’ambito delle generali considerazioni sulla ridondanza dei sistemi e dalla capacità di intervenire con interventi manutentivi capaci di ripristinare in tempi relativamente rapidi il normale flusso dei dati e delle comunicazioni lungo i tracciati.

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