TUNISIA: contrasti tra Commissione Europea e Parlamento sui finanziamenti, nel quadro della resilienza della politica economica di Kais Saied

Kais Saied

Lo scorso 4 marzo la Commissione Europea ha annunciato di aver autorizzato un’erogazione di 150 milioni di Euro a favore del governo tunisino, nell’ambito del Memorandum d’Intesa UE-Tunisia sottoscritto lo scorso luglio, generando tuttavia il malcontento di numerosi parlamentari, che il 24 marzo hanno approvato una risoluzione con 243 voti a favore, 67 contrari e 41 astenuti domandando alla Commissione chiarimenti sulla procedura di erogazione.

La risoluzione approvata dal Parlamento Europeo, in particolar modo, chiede alla Commissione di chiarire come il governo tunisino presieduto da Kais Saied soddisfi i criteri sui valori fondamentali sostenuti dall’Unione Europea sul piano del rispetto dei principi democratici e della libertà, contestando di fatto in modo implicito che il governo tunisino possa beneficiare del sostegno europeo.

Il Memorandum d’Intesa del 2023 prevede cinque punti principali, tra i quali quello certamente più importante e urgente è il piano di si sostegno economico al paese, che prevede un finanziamento da un miliardo di euro dei quali 100 milioni ad erogazione diretta e la restante parte vincolata allo sblocco del finanziamento che il Fondo Monetario Internazionale ha già negoziato con il governo tunisino, ma che è a tutt’oggi congelato in conseguenza del rifiuto da parte del presidente Kais Saied di accettare le richieste connesse al piano di riforma economica.

Alcuni deputati europei hanno contestato tanto le modalità di erogazione quanto i principi che sottostanno alla possibilità di procedere con lo sblocco degli aiuti, denunciando una deriva sempre più autoritaria del governo tunisino e la contestuale pervasiva repressione da parte del governo di tutte le forze di opposizione. Ulteriore elemento di preoccupazione per i deputati europei è quello relativo alla gestione dei migranti trattenuti in Tunisia in virtù dell’accordo, che avrebbero subito un trattamento inumano e sarebbero stati oggetto di una campagna razzista fortemente alimentata dal governo stesso, impedendo qualsiasi verifica da parte dei funzionari dell’Unione Europea.

I parlamentari europei contestano alla Commissione tuttavia anche le modalità di erogazione, in un’unica soluzione e secondo procedure d’urgenza, sostenendo che tale criterio impedisce di verificare il puntuale raggiungimento degli obiettivi prefissati ed eventualmente apportare correttivi avendo la possibilità di sospendere i successivi pagamenti, oltre a vanificare l’azione del controllo parlamentare.

La Commissione ha replicato al Parlamento sostenendo che l’erogazione dell’importo è stata approvata dopo la positiva valutazione del raggiungimento al gennaio del 2024 delle condizioni prescritte dall’accordo, aggiungendo come tali obiettivi fossero esclusivamente di natura macroeconomica e di gestione della finanza pubblica, e quindi non connessi al più generale quadro della politica nazionale.

Una risposta che non ha tuttavia soddisfatto il Parlamento, la cui maggioranza non intende concedere al presidente Kais Saied la possibilità di benefici economici in assenza di reali e concreti progressi sul piano del rispetto dei valori democratici e del pluralismo politico.

Ben più incisiva la posizione delle accuse formulate dall’eurodeputato Mounir Satouri, che senza mezzi termini ha affermato nel corso di un incontro con la stampa a Strasburgo come il Parlamento abbia la sensazione che “l’Europa stia finanziando dittatori in tutta la regione”, alludendo anche al contestuale accordo firmato con il governo egiziano, che prevede aiuti per 7,4 miliardi di Euro sotto forma di prestiti finanziari. Secondo Satouri, inoltre, il finanziamento concesso alla Tunisia avrebbe dovuto essere impiegato per lo sviluppo di progetti concordati con l’Unione Europea, mentre l’approvazione dell’erogazione della tranche da 150 milioni di Euro sarà ad esclusivo beneficio della presidenza, in totale deroga delle previsioni.

Le critiche espresse dai parlamentari europei si riferiscono in particolar modo alle opache dinamiche della politica tunisina, dove le elezioni presidenziali sono state annunciate ma non ancora fissate nella data – restando un vago riferimento ad un periodo tra il mese di settembre e quello di dicembre del 2024 – mentre il 7 aprile il presidente Kais Saied ha ufficialmente confermato di volersi candidare per un secondo mandato.

In occasione delle celebrazioni di ricordo dell’ex presidente Burguiba, Saied ha annunciato che intende portare aventi il proprio programma di riforme per la “salvezza del paese”, attaccando al tempo stesso le forze di opposizione e insinuando che molte di queste siano manovrate da interessi stranieri, esplicitamente denunciando collusioni.

Al tempo stesso, il governo tunisino continua ad attuare politiche fortemente invasive sul piano dei principi democratici di trasparenza e partecipazione alla vita politica, intensificando la repressione contro le opposizioni attraverso arresti e intimidazioni che da più parte vengono denunciate come espliciti tentativi di silenziare ogni voce contraria a quella del governo e del presidente.

I principali partiti di opposizione lamentano l’accentramento nelle mani del governo di ogni organo istituzionale indipendente, e in particolar modo la magistratura e la commissione elettorale, impedendo di fatto il reale esercizio dello stato di diritto, mentre il presidente Kais Saied ha incrementato sistematicamente l’azione repressiva verso qualsiasi forma di dissenso. Permane inoltre il concreto sospetto che non sarà revocato il provvedimento che impedisce il controllo elettorale da parte degli osservatori stranieri, rendendo impossibile la verifica della trasparenza nel voto e nello spoglio delle schede, generando forti preoccupazioni tanto in Europa quanto negli Stati Uniti.

Gravi anche le accuse lanciate da numerosi giornalisti tunisini, secondo i quali le intimidazioni e le azioni repressive della libertà di stampa sono ormai all’ordine del giorno nel paese, anemizzando sempre più la possibilità di un confronto politico democratico e la corretta valutazione dei programmi politici, ad esclusivo vantaggio del presidente Kais Saied.

A dispetto del complessivo clima politico, tuttavia, il presidente sembra ancora godere di un sostegno popolare alquanto ampio, soprattutto in conseguenza delle scelte di politica economica che hanno permesso di stabilizzare la perdurante crisi e fornire l’apparenza di una possibile ripresa. La crisi di liquidità sofferta tra il 2021 e 2022 è stata attenuata, anche in assenza dell’apporto finanziario della comunità internazionale, mentre il fermo rifiuto del presidente Saied verso le richieste del Fondo Monetario Internazionale soprattutto nel merito dell’abolizione dei sussidi hanno goduto di ampio gradimento sociale. I dati ufficiali dell’inflazione mostrano un miglioramento complessivo, con valori che nel marzo del 2024 si attestano intorno al 7,8%, sebbene i prezzi al consumo abbiano registrato continui aumenti, generando in più occasioni manifestazioni pubbliche di protesta. Gli elementi più significativi della politica economica di Saied sono certamente stati quelli in ambito monetario, attenuando la carenza di liquidità in conseguenza del blocco dei prestiti del FMI, mentre resta ancora alquanto opaca la visione del presidente nel merito della politica industriale, che ad oggi sembra transitare attraverso la scelta di arrestare i programmi di privatizzazione delle aziende pubbliche e il loro progressivo risanamento.

Scarica PDF