SOMALIA: gli accordi di cooperazione militare ed energetici con la Turchia nell’ambito delle tensioni con il Somaliland

Somalia Turchia

Il 21 febbraio la Somalia e la Turchia hanno annunciato di aver firmato l’8 febbraio precedente un accordo di cooperazione nel settore della Difesa, incentrato in particolar modo sulla sicurezza marittima e destinato a permettere un ulteriore progresso nel processo di rafforzamento e stabilizzazione delle istituzioni somale.

La firma dell’accordo, tuttavia, è stata anche interpretata come una misura atta a contrastare i recenti tentativi dell’Etiopia di definire un accordo con la regione separatista del Somaliland – la cui sovranità non è riconosciuta dalla Somalia così come da gran parte della comunità internazionale – e finalizzato alla possibilità di garantire ad Addis Abeba la gestione di un’infrastruttura portuale affacciata sull’Oceano Indiano.

Lo scorso 1° gennaio, infatti, il governo etiopico e quello del Somaliland hanno annunciato di aver firmato un memorandum d’intesa nell’ambito del quale viene prevista la possibilità per l’Etiopia di assumere la gestione di un tratto di costa di circa 20 chilometri nello stato separatista somalo, al fine di sviluppare un’infrastruttura portuale sotto la diretta gestione del governo di Addis Abeba. A fronte di tale concessione, della durata di cinquant’anni, il governo etiopico non solo si sarebbe impegnato a corrispondere i canoni di affitto del terreno ma anche di considerare la possibilità di un riconoscimento formale della sovranità del Somaliland, e quindi di fatto la sua indipendenza dalla Somalia.

L’annuncio della firma del memorandum d’intesa ha nuovamente riacceso la tensione con le autorità del governo federale somalo, dove il presidente Hassan Sheikh Mohamud ha condannato l’iniziativa dei due paesi richiamando all’indivisibilità del territorio nazionale e dichiarando nullo il documento siglato dal presidente del Somaliland Muse Bihi Abdi.

L’accordo di cooperazione nel settore della Difesa siglato tra la Somalia e la Turchia, in tal modo, è stato definito secondo linee generali che ne evidenziano in primo luogo il proprio ambito nel settore della sicurezza marittima, dove Ankara si impegna a fornire alla marina somala – la cui struttura è oggi poco più che embrionale – addestramento e mezzi per potenziare la difesa delle proprie coste e delle acque territoriali, con un implicito riferimento anche a quelle del Somaliland, dove opera da tempo una componente locale di guardia costiera del tutto indipendente dalle forze federali somale. I termini dell’accordo turco-somalo, infatti, fanno riferimento tanto all’esigenza di assicurare un incremento della capacità di Mogadiscio di provvedere alla sicurezza contro la pirateria e il terrorismo, quanto anche alla protezione dalle “ingerenze straniere”, che in molti interpretano come un riferimento diretto tanto alla questione del Somaliland quanto a quella del contenzioso con il Kenya per la definizione delle acque territoriali tra i due paesi, risolto in apparenza dalla pronuncia della Corte Internazionale di Giustizia nel 2021.

L’accordo tra Turchia e Somalia avrà una durata di dieci anni, e consentirà ad Ankara di potenziare ulteriormente il radicamento della propria influenza sul settore della Difesa somalo, dove già rappresenta il principale partner del paese attraverso un consistente programma di addestramento dei militari dell’Esercito e dell’Aeronautica, oltre che il principale fornitore degli armamenti leggeri in dotazione alle forze federali.

L’interesse della Somalia nell’ambito del rafforzamento delle capacità marittime è finalizzato a soddisfare gradualmente tre diversi ambiti, dove Mogadiscio intende riacquisire la piena sovranità delle proprie prerogative economiche e di sicurezza. La prima è quella della capacità di controllo delle proprie acque territoriali, al fine di poter esercitare il pieno esercizio nella concessione dei mandati esplorativi nel settore della ricerca degli idrocarburi. Un ambito che ha per lungo tempo generato contrasti con il Kenya nel merito della definizione del confine marittimo meridionale – dove vennero assegnate dal Kenya alcune concessioni in acque rivendicate dalla Somalia – ma che potrebbe e a breve interessare anche le relazioni con il Somaliland, nelle cui acque si ipotizza di avviare alcune attività esplorative. Il secondo ambito è quello del controllo sulle ingenti attività illegali della pesca, che da oltre trent’anni sono oggetto di una indiscriminata crescita al di fuori della supervisione del governo, favorite dalla connivenza di numerose comunità somale lungo le coste. La terza è invece quella del contrasto alla pirateria, un fenomeno oggi fortemente ridimensionato ma che ha rappresentato una concreta minaccia alla navigazione delle acque prospicenti il paese per quasi un ventennio, determinando anche l’avvio di una missione navale della NATO e di una dell’Unione Europea.

Più pragmatica è invece la posizione della Turchia, che intende da un lato consolidare la propria influenza nel Corno d’Africa e il proprio rapporto con la Somalia, senza tuttavia entrare – almeno in questa fase – in diretto contrasto con il Somaliland, con il quale ha comunque mantenuto rapporti relativamente cordiali nel corso degli ultimi due decenni. Sebbene la Turchia sostenga le istanze nazionali della sovranità somala, i principali interessi di Ankara sono orientati alla possibilità di ampliare il proprio controllo sui porti somali – inclusi quelli del Somaliland – e partecipare ad eventuali future operazioni nell’ambito del settore energetico, sulle quali grava tuttavia ancora oggi ampia incertezza.

In questa dimensione, il principale competitor della Turchia nel Corno d’Africa – e in Somalia in modo particolare – sono gli Emirati Arabi Uniti, che già controllano attraverso la DP World i due terminali di Berbera e Bosaso e, dopo la parentesi conflittuale della presidenza di Mohammaed Abdullahi “Farmajo”, hanno riallacciato buone relazioni con il presidente Hassan Sheikh Mohamud.

Al fine di rafforzare le prospettive della cooperazione economica in un settore potenzialmente strategico, quindi, il 7 marzo la Turchia ha firmato a Istanbul con la Somalia un accordo di cooperazione inter-governativo per lo sfruttamento delle riserve di petrolio e gas naturale somale. I termini dell’accordo turco-somalo per l’energia includono la cooperazione nelle attività di esplorazione, valutazione, sviluppo e produzione degli idrocarburi tanto onshore quanto offshore, conducendo operazioni congiunte che il ministro dell’Energia turco Alparslan Bayraktar ha descritto come orientate a rafforzare l’economia del paese e riportare il controllo dello sfruttamento delle risorse sotto il controllo del governo somalo.

All’atto della firma dell’accordo i rappresentanti dei due governi hanno specificato come le priorità iniziali saranno orientate in direzione dell’esplorazione delle riserve petrolifere offshore, con il probabile invio nelle acque somale di una nave turca per condurre le prime indagini sismiche, senza tuttavia trascurare il potenziale delle riserve di gas naturale e il futuro avvio delle attività di prospezione anche onshore.

Questo accordo rappresenta di fatto un’estensione di quello sulla cooperazione militare e, nell’ottica della Somalia, potrebbe portare ad invitare la Turchia a svolgere attività esplorative proprio nell’offshore del Somaliland, grazie all’allettante proposta per Ankara di poter beneficiare di una quota del 30% dei proventi derivanti tanto dalle attività petrolifere quanto da quelle della pesca nell’ambito della zona di interesse esclusivo somala. A fronte di tale impegno, Mogadiscio potrebbe esercitare la propria sovranità quantomeno sulle coste del Somaliland, beneficiare della ricostituzione di una propria marina militare e contrastare in tal modo tanto le ambizioni di proiezione dell’Etiopia quanto la velleità indipendentista del presidente Muse Bihi Abdi.

Più complesso risulta invece il piano dimensionale delle opzioni per la Turchia, che certamente coltiva un vivo interesse per i benefici dell’espansione della propria influenza militare ed economica, ma che intende gestire le questioni interne alla politica somala attraverso una posizione di equilibrio, sostenendo certamente le prerogative di Mogadiscio sebbene senza entrare in diretto e aperto contrasto con quelle del Somaliland.

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