Nuovo presunto tentativo di golpe in Burkina Faso, mentre cresce il ruolo di Russia e Cina

Golpe Burkina Faso

L’annuncio di un nuovo – sventato – tentativo di colpo di Stato riporta l’attenzione sulle difficoltà che il governo del Burkina Faso sta affrontando tanto nell’ambito delle dinamiche del processo politico interno quanto in quelle regionali, aggravate dalla crescente minaccia delle organizzazioni jihadiste che colpiscono ormai in modo indiscriminato in buona parte delle regioni settentrionali del paese. La giunta militare, pur restando cauta nelle valutazioni sul presunto tentativo di golpe, mostra un crescente nervosismo e sembra sospettare concretamente la possibilità di un’iniziativa coordinata anche all’esterno del paese, attraverso il ruolo della Costa d’Avorio, della Francia e di esponenti politici riparati ormai da anni proprio nella vicina Costa d‘Avorio.

Ibrahim Traoré, tra minacce di golpe e aperture a Russia e Cina

Il portavoce della giunta militare di governo del Burkina Faso, Jean Emmanuel Ouedraogo, ha dichiarato lo scorso 17 gennaio che le forze di sicurezza del paese avrebbero sventato un nuovo tentativo di colpo di Stato, scongiurando in tal modo una manovra che, nelle parole del portavoce, ha visto coinvolti alcuni esponenti dell’esercito e delle istituzioni[1]. Si tratta del quarto tentativo di golpe da quando la giunta militare presieduta da Ibrahim Traorè ha preso il potere nel settembre del 2022.

Sebbene non siano stati forniti ulteriori dettagli nel comunicato, il portavoce del governo ha assicurato che il tentativo di golpe è stato sventato e i cospiratori arrestati, mentre continuano le indagini per comprendere quanto ramificata fosse la rete organizzativa. Disposto il blocco delle transazioni con l’estero, invece, per impedire la possibilità di finanziamento occulto alla rete dei cospiratori, mentre secondo il governo i servizi di sicurezza starebbero procedendo a interrogatori su numerosi sospetti.

Le avvisaglie del tentativo di colpo di Stato sarebbero state denunciate dalle autorità governative il precedente 14 gennaio, quando un attacco contro un convoglio governativo nell’ambito del quale probabilmente viaggiava anche Traorè sarebbe stato sventato dalle forze di sicurezza. Tale episodio avrebbe permesso di avviare indagini che hanno poi portato alla scoperta nei giorni successivi di un più articolato piano ordito da alcuni ufficiali delle forze armate, militari non più in servizio e alcuni esponenti della politica locale.

Le autorità di governo burkinabè hanno annunciato di aver arrestato già dalla data del 14 gennaio il Tenente Colonnello Evrard Somda, già capo di stato maggiore della gendarmeria del paese, insieme ad altri tre ex militari della gendarmeria. L’arresto sarebbe avvenuto in conseguenza dei forti sospetti del coinvolgimento di Somda in un precedente tentativo di colpo di stato, lo scorso 26 settembre, ma anche perché sospettato di essere coinvolto in nuove iniziative sovversive, che avrebbero portato poi all’annuncio dello sventato golpe del 17 gennaio[2].

Secondo quanto annunciato dal portavoce del governo, il piano della settimana scorsa avrebbe dovuto essere organizzato attraverso l’azione di alcuni militari aventi il compito di sobillare le forze armate e convincerle della necessità di un ammutinamento, mentre “forze esterne” sarebbero poi intervenute per occupare le principali sedi istituzionali e trarre in arresto i componenti della giunta militare. Non è stato tuttavia specificato da Ouedraogo a quale entità o nazione si riferisse nel menzionare il possibile ruolo di alcune “forze esterne”, sebbene da tempo nel paese circoli il sospetto di un tentativo da parte di alcuni esponenti politici della vicina Costa d’Avorio di sostenere azioni sovversive nel paese. In particolar modo alcune fonti locali hanno più volte indicato nel fratello minore e nel nipote del presidente ivoriano Alassane Ouattara le principali figure di riferimento di queste iniziative[3].

Téné Birahima Ouattara, fratello del presidente della Costa d’Avorio, è l’attuale ministro della Difesa e in passato ha ricoperto l’incarico di ministro per gli Affari Presidenziali e di capo dell’intelligence nazionale (ULGB). Téné ha gestito le complesse relazioni con il Burkina Faso dopo l’arresto lo scorso 19 settembre di due militari della gendarmeria ivoriana al confine tra i due paesi, che sono ancora detenuti e per i quali il governo di Ouagadougou non intende al momento avviare le procedure di rilascio, perché sospettati di aver essere coinvolti nello sfruttamento di una miniera aurifera clandestina a Kouame Ya. I due militari, Konan Yao Toussaint e Kesse Mah Stephane, appartengono alla guarnigione di Bouna e secondo le autorità burkinabè sono stati arrestati mentre si trovavano sul proprio territorio, venendo sospettati di essere coinvolti nel contrabbando di oro[4]. La loro detenzione, tuttavia, è divenuta oggetto di una sorta di negoziato tra i due paesi, aggravato dall’intolleranza delle autorità ivoriane nei confronti della giunta militare che nel 2022 ha rovesciato il governo d Roch Marc Christian Kabore e posto Paul-Henri Sandaogo Damiba alla guida del paese, venendo poi a sua volta deposto da Ibrahim Traoré[5].

Le relazioni tra i due paesi hanno conosciuto periodi di notevole instabilità ma nel 2016, sotto la presidenza di Roch Marc Christian Kabore erano state caratterizzate da un’apparente rapida ripresa, culminata nello stesso anno con la firma di 13 accordi blaterali siglati con il presidente ivoriano Alassane Ouattara[6]. L’incremento dell’attività dei movimenti jihadisti nel paese e il successivo colpo di stato che nel 2002 portò al potere il Tenente Colonnello Damiba hanno tuttavia deteriorato le relazioni tra il Burkina Faso e la Costa d’Avorio, mentre l’ECOWAS e l’Unione Africana avevano sospeso il paese dalle due organizzazioni chiedendo il ripristino di un governo a guida civile e regolarmente eletto.

La crisi nelle relazioni regionali è stata poi ulteriormente aggravata dal successivo colpo di Stato che nel 2022 ha visto il Capitano Ibrahim Traoré assumere il potere in seguito ad un nuovo golpe a danno di Damiba, cui è seguita poco dopo una mobilitazione generale con l’obiettivo di combattere le formazioni jihadiste soprattutto nel nord-est del paese, determinando nuove frizioni lungo il confine con la Costa d’Avorio.

Le dinamiche della politica burkinabè sono da allora evolute attraverso una spirale di crisi che ha interessato soprattutto le relazioni con la Francia, le cui unità militari hanno dovuto lasciare il paese nel 2023 per espressa richiesta del governo di Traoré[7], e la contestuale progressiva apertura di questi alla Russia. Lo scorso mese di ottobre il governo di Ouagadougou ha annunciato di aver stretto una serie di accordi con Mosca nei campi dell’energia, del nucleare, della cultura e del sostegno al programma di aiuti umanitari, e poco dopo la l’agenzia russa Rosatom ha annunciato di aver siglato con il governo un accordo per la costruzione di una centrale nucleare civile capace di assicurare il fabbisogno di energia elettrica dell’intero paese. Non meno rilevante, tuttavia, il piano della cooperazione militare costruito attraverso una serie di visite reciproche che hanno permesso di definire un accordo di cooperazione di cui non si conoscono i dettagli ma che è stato oggetto di una veloce implementazione, con il trasferimento di armi ed equipaggiamenti a favore delle forze armate burkinabè[8].

Il rafforzamento del sodalizio con la Russia e la prospettiva di un sempre più solido legame con il Mali e il Niger, in posizione di netto antagonismo tanto con ECOWAS quanto alla Francia, infine, ha permesso ad Ibrahim Traoré di assumere una posizione più rigida anche sul piano della politica interna del paese, annunciando il 29 settembre nel corso di un intervento televisivo che le elezioni programmate per il luglio del 2024 non sono più una priorità, rispetto all’incombente minaccia del terrorismo jihadista, che deve essere combattuta con tutte le forze necessarie e con una comunione di intenti nazionale[9].

Al tempo stesso, Traorè ha affermato come sia necessario apportare emendamenti alla Costituzione per renderla maggiormente rappresentativa “delle masse”, con il chiaro obiettivo di renderla funzionale ad un consolidamento del proprio potere attraverso l’esigenza delle minacce alla sicurezza nazionale. Il ricorso alla minaccia jihadista rappresenta in questo senso al tempo stesso l’elemento di forza della narrativa di Traoré e la sua debolezza. Mentre la minaccia del crescente ruolo delle organizzazioni islamiste costituisce il fulcro intorno al quale rafforzare il potere della giunta, la mancanza di quei risultati pratici che erano stati annunciati poco dopo la presa del potere – quando era stato assicurato che nell’arco di pochi mesi il terrorismo sarebbe stato sconfitto – rappresentano al contrario un crescente motivo di imbarazzo per il governo, che si trova adesso di fatto costretto a sostituire il ruolo delle unità militari francesi con quello offerto dalla cooperazione russa.

Non solo la Russia, però, si è dimostrata interessata ad incentivare la cooperazione con il Burkina Faso, come dimostrato dalla consegna da parte della Cina il 12 gennaio scorso di nuovi equipaggiamenti che includono veicoli blindati, mortai semoventi, armi leggere e munizioni. L’ufficialità della cerimonia di consegna ha dimostrato anche la volontà della giunta di non voler nascondere questo nuovo rapporto di cooperazione, costruito dal Generale di Brigata Kassoum Coulibaly attraverso un incessante lavoro di relazioni con Mosca e Pechino. È stato inoltre annunciato che la prima spedizione delle armi cinesi costituisce la prima di cinque consegne previste dall’accordo con Pechino, lasciando in tal modo intuire la portata dell’accordo stesso e la quantità di armamenti di cui è prevista la consegna al paese[10].

È quindi in questo contesto che ha preso forma il nuovo presunto tentativo di colpo di Stato contro la giunta militare guidata da Traoré, i cui fautori, secondo il governo, avrebbero previsto di agire nella notte del 14 gennaio fomentando rivolte nelle caserme per destabilizzare il paese rendere impossibile la risposta militare da parte della giunta. Un piano, tuttavia, che la giunta stessa cerca di attribuire in modo esplicito ad “agenti stranieri”, pur senza nominarli espressamente ma con costanti riferimenti nella narrativa nazionale al ruolo della Costa d’Avorio, alla Francia e ad esponenti del governo presieduto dal 1987 al 2014 da Blaise Compaoré, rifugiatisi poi proprio in Costa d’Avorio.

SCENARIO

La giunta militare burkinabè presieduta da Ibrahim Traoré è interessata da una fase di evidenti difficoltà, a dispetto della sicurezza dimostrata nei comunicati del governo e rafforzata dalla prospettiva di una sempre più solida alleanza regionale con il Mali e con il Niger. La promessa di un rapido successo contro le formazioni radicali islamiste che imperversano soprattutto nel nord del paese non è stata mantenuta e, anzi, le azioni di queste formazioni si sono intensificate nel corso dell’ultimo anno, costringendo il governo a rivolgersi alla Russia e alla Cina per ottenere quegli aiuti militari necessari alla conduzione delle operazioni e non più oggi disponibili in conseguenza del golpe del 2022 e della successiva crisi nelle relazioni con la Francia e con la comunità degli stati regionali.

La promessa di elezioni per una transizione politica nel 2024 è stata in tal modo anch’essa non solo disattesa ma anzi ufficialmente procrastinata in virtù delle primarie esigenze del paese sotto il profilo della sicurezza. Un contesto nell’ambito del quale sembrano delinearsi nuovi tentativi insurrezionali, che il governo sospetta possano essere alimentati non tanto all’interno del paese quanto nella cerchia degli interessi francesi e dei loro alleati nell’Africa Occidentale, e in particolar modo la Costa d’Avorio, che ospita numerosi esponenti dell’ex governo Compaoré più volte sospettati di iniziative sovversive.


[1] “Burkina Faso: fresh coup attempt thwarted – authorities”, in Africa News, 19 gennaio 2024

[2] “NOARO-KABRE, Fanny, “Burkina Faso: l’ancien chef d’état-major de la gendarmerie nationale interpellé”, in TV5 Monde, 16 gennaio 2024

[3] “L’information sur une tentative de coup d’état au Burkina Faso est partiellement confirmée”, in Bamada, 18 gennaio 2024

[4] “Burkina Faso: two Ivorian gendarmes reportedly arrested”, in APA News, 22 settembre 2023

[5] “Gendarmes ivoiriens détenus au Burkina Faso: coulisses d’un imbroglio”, in Jeune Afrique, 19 gennaio 2024

[6] “Ivory Coast and Burkina Faso: a measured reconciliation”, in Rane, 12 agosto 2016

[7] ABOA, Ange e NDIAGA, Thiam, “France eyes Ivory Coast after Burkina Faso boots out French troops”, in Reuters, 21 febbraio 2023

[8] MAQUINDUS, Olorin e SYLVESTRE-TREINER, Anna, “Burkina Faso is strengthening its alliance with Russia”, in Le Monde, 18 novembre 2023

[9] “Burkina Faso leader says elections are not a priority and plans constitutional changes”, in Le Monde, 30 settembre 2023

[10] LIONEL, Ekene, “Burkina Faso boosts its military arsenal with Chinese armoured vehicles”, in Military Africa, 17 gennaio 2024

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