LIBIA: ONU rinnova embargo sulle armi mentre Khalifa Haftar riceve il vice ministro della Difesa russo Evkurov

Haftar Evkurov

Lo scorso 31 maggio il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato la risoluzione n.2733, proposta da Francia e Malta, inerente al rinnovo di un ulteriore anno dell’embargo sulle armi alla Libia, approvandola con nove voti favorevoli e sei astenuti. Si sono schierati a favore del provvedimento gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia, la Corea del Sud, l’Ecuador, il Giappone, Malta, la Slovenia e la Svizzera, mentre si sono astenuti la Russia, la Cina, l’Algeria, la Guyana, il Mozambico e la Sierra Leone.

La particolarità della nuova risoluzione è dettata da una serie di emendamenti rispetto alla precedente risoluzione n. 2292 del 2016, che autorizzano adesso gli stati membri ad effettuare più incisive ispezioni al largo delle coste libiche, sequestrare materiali bellici o di possibile impiego militare per poi essere smantellati o stoccati in paesi terzi, previa autorizzazione delle Nazioni Unite.

Il provvedimento è stato deciso soprattutto in conseguenza di quanto emerso dal rapporto delle attività ispettive della missione europea Eunavfor Irini e dalle contestuali notizie di un ingente afflusso di armamenti proveniente dalla Russia sull’aeroporto di Al Jufra, nella Libia Orientale. I principali sospetti nell’ambito dell’ingresso nel paese di considerevoli quantità di armamenti riguardano soprattutto la Turchia e la Russia, impegnate in modo palese nel sostegno rispettivamente delle autorità politiche di Tripoli e di quelle orientali di Tobruk, e accusate di aver favorito l’ingresso in Libia ingenti quantitativi di armi e munizioni a favore di ognuna delle parti coinvolta nel sempre più polarizzato contesto politico.

Recenti segnalazioni provenienti dalla Cirenaica, più volte documentate anche attraverso immagini e video, dimostrerebbero che la Russia ha avviato un poderoso trasferimento di mezzi militari, armi e munizioni in direzione dell’aeroporto di Al Jufra, nella Libia orientale, mentre un rapporto presentato al Consiglio di Sicurezza lo scorso 15 settembre dal Gruppo di esperti sulla Libia ha denunciato il ruolo della società turca Capra Arms Savunma ve Salih Sanay Ticaret nel fornire armi in violazione dell’embargo alle milizie della Tripolitania, evidenziando come entrambi i paesi siano attivamente impegnati nel sostenere le rispettive controparti per sostenerne la capacità militare.

Al tempo stesso, la missione navale europea Eunavfor Irini, ha comunicato di aver intercettato almeno tre carichi in violazione dell’embargo, mentre in almeno undici occasioni navi battenti bandiera turca hanno rifiutato di prestare il consenso per ispezioni a bordo. Sebbene senza alcuna esplicita accusa da parte europea, il governo turco viene accusato di aver sistematicamente violato l’embargo fornendo alle forze del governo del Tripoli ingenti quantitativi di armi e munizioni. Forti critiche al ruolo della missione europea sono state inoltre sollevate dalla rappresentante diplomatica russa al Consiglio di Sicurezza, che ha definito la missione Eunavfor Irini come un fallimento, senza alcun reale effetto sull’incremento delle armi fornite soprattutto al governo internazionalmente riconosciuto di Tripoli.

Il giorno stesso del voto al Consiglio di Sicurezza sul rinnovo dell’embargo delle armi, invece, il vice ministro della Difesa russo Junus-bek Evkurov si è recato in Libia alla testa di una folta delegazione, in quella che è la sua quinta visita al generale Khalifa Haftar nel corso dell’ultimo anno.

La visita è stata definita dal generale Khalifa Haftar come una delle ricorrenti occasioni di incontro per il coordinamento delle attività di cooperazione nel settore della sicurezza e, soprattutto, per il contrasto alla minaccia jihadista nelle regioni del Maghreb e del Sahel.

Al contrario, tuttavia, un gran numero di esperti statunitensi ed europei ritiene che la frequenza delle visita di esponenti politici e militari russi sia collegata al generale rafforzamento dell’apparato della Difesa russa in Libia, con l’obiettivo di completare l’annunciata trasformazione delle formazioni della ex Wagner Group in una nuova struttura operativa da impiegarsi prevalentemente attraverso la Libia come ponte logistico verso i diversi teatri in cui le formazioni militari e paramilitari di Mosca sono presenti nella regione del Sahel.

Destano timori, in particolar modo, i sospetti di un ingente ponte aereo che avrebbe trasferito sull’aeroporto di Al Jufra, nella Libia orientale, enormi quantitativi di mezzi militari, armamenti leggeri e pesanti e munizioni, dei quali una minima parte destinati a rafforzare le componenti dell’autoproclamato Esercito Nazionale Libico – e in particolar modo delle formazioni della Brigata Tariq Zeyed, posta sotto il comando del figlio di Khalifa Haftar, Saddam, e di quelle del figlio Khaled – e la maggior parte destinata invece con ogni probabilità ad essere impiegata nella Repubblica Centrafricana, in Burkina Faso e in Mali, dove la presenza delle strutture militari russe è in costante aumento.

Gli Stati Uniti e i paesi dell’Unione Europea temono che la Russia abbia ottenuto il permesso da parte del generale Khalifa Haftar di approntare una gigantesca base logistica nella Libia orientale, che potenzialmente potrebbe essere ulteriormente ampliata attraverso lo sviluppo di una base navale capace di concedere alla Russia il più agevole afflusso di materiali e armamenti, da convogliarsi poi verso le regioni meridionali per il successivo trasferimento nei vicini paesi del Sahel.

Restano inoltre ancora presenti almeno 1.800 paramilitari russi della ex Wagner, pesantemente armati e trincerati in numerose posizioni lungo il confine tra la Cirenaica e la Tripolitania, dei quali non si conosce il possibile impiego, stante il miglioramento delle relazioni tra la Turchia e la Russia e il contestuale allentamento della tensione tra i due schieramenti posti a difesa rispettivamente del governo di Tripoli e delle forze dell’Esercito Nazionale Libico. Tale mutamento nel quadro delle relazioni bilaterali potrebbe condurre gradualmente ad un disimpegno che favorirebbe il nuovo dislocamento di queste unità nella regione del Sahel, potenziando in tal modo il numero di mercenari soprattutto nei paesi governati dalle giunte militari più legate al rapporto con la Russia.

La nuova visita del vice ministro Evkurov alimenta in tal modo nuovi e persistenti sospetti nel merito di un’accelerazione nel piano di rafforzamento della presenza russa in Africa, ma anche la volontà di adottare una nuova strategia sul piano della politica interna libica, volta a consolidare il ruolo del generale Khalifa Haftar da una parte, e a rasserenare tuttavia le relazioni con il governo di Tripoli dall’altra, nella cristallizzazione di relazioni che sanciscono di fatto l’autonomia pacifica delle due entità a favore dei più ampi interessi russi nella regione. Un calcolo complesso quanto azzardato per la Russia, che non può sottovalutare la ben nota imprevedibilità e inaffidabilità del generale Haftar, soggetta a sempre mutevoli mutamenti d’indirizzo.

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