LIBIA: l’irritazione di Bathily per l’iniziativa di Tunisi e la ripresa degli sforzi per il dialogo nazionale

Bathily Libia

L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Abdoulaye Bathily, il 1° marzo ha implicitamente criticato l’organizzazione a Tunisi pochi giorni prima dell’incontro tra la Camera dei Rappresentanti libica e l’Alto Consiglio di Stato, sostenendo che tale iniziativa non favorisce le aspettative del popolo libico.

Bathily non ha nascosto lo stupore e il fastidio per l’iniziativa organizzata il 28 febbraio precedente a Tunisi, dove circa 120 esponenti dei due organi istituzionali (la metà secondo alcuni) si sono riuniti con un breve margine di preavviso, di fatto scavalcando le iniziative stesse dell’ONU.

Secondo l’inviato speciale è necessario evitare di disperdere le iniziative al di fuori della cornice di un dialogo nazionale, seguendo la road map definita nel corso degli ultimi mesi, mentre l’iniziativa di Tunisi si è spinta sino a cercare un accordo per la formazione di un nuovo governo cui delegare il compito di completare il processo elettorale, portando al tempo stesso il primo ministro Abdul Hamid Dbeibah a sottolineare come non intenda dimettersi sino a quando le elezioni non saranno organizzate secondo “leggi giuste” supervisionate dal suo governo.

Bathily accusa apertamente queste iniziative parallele come inutili sul piano pratico per la soluzione dell’impasse politica e, anzi, le definisce “potenzialmente catastrofiche” e funzionali alla continuità dell’instabilità al fine di favorire il prolungamento delle posizioni individuali all’interno dell’attuale contesto politico. Al tempo stesso continua ad insistere affinché si alimenti un ampio dialogo che consenta una partecipazione complessiva di tutte le parti interessate, definendo un’agenda completa e condivisa.

Appare quindi evidente la frustrazione dell’inviato speciale dell’ONU per il proliferare di iniziative autonome che giustamente considera funzionali solo alla perpetuazione di un pericolo status quo, che potrebbe tuttavia sfociare nuovamente in una nuova e più ampia dimensione di conflittualità.

Un particolare interesse dei convenuti a Tunisi, inoltre, è stato rivolto alle questioni economiche e in particolar modo alle questioni connesse alla spesa pubblica e al ruolo della Banca Centrale, proponendo una decentralizzazione del controllo economico da Tripoli attraverso l’erogazione diretta degli stanziamenti in direzione dei comuni e dei governatorati.

L’organizzazione di questo incontro, sostenuto in particolare dal presidente della Camera dei Rappresentanti Aguila Saleh e dall’ex presidente del Consiglio di Stato Khaled al-Mishri, appare in tal modo come una mossa per contrastare il ruolo del primo ministro Dbeibah e risolvere non solo lo stallo negoziale sul tema delle elezioni quanto anche quello economico connesso al controllo della Banca Centrale.

Un’iniziativa di fatto priva di successo ma che rischia nuovamente di determinare complicazioni capaci di far deragliare il faticoso percorso avviato nel giugno dello scorso anno a Bouznika, in Marocco, dove il gruppo conosciuto come 6+6 (composto da sei rappresentanti dell’est e altrettanti dell’ovest) ha raggiunto un accordo in sei punti per l’elezione del capo dello stato e del parlamento, ratificato poi in ottobre dalla Camera dei Rappresentanti.

L’inviato speciale dell’ONU non intende vanificare i progressi compiuti e insiste quindi affinché il dialogo continui, perfezionando l’iter della legge elettorale in modo da assicurare un governo di stabilità e di durata al paese. Un compito complesso e laborioso, che prevede la gestione di un negoziato inclusivo di tutte le principali componenti del sistema istituzionale dei due blocchi dell’est e dell’ovest, e che rischia di arenarsi quotidianamente in conseguenza delle diatribe tra il Governo di Stabilità Nazionale e il suo contraltare del Governo di Unità Nazionale.

Deluso e infastidito dall’iniziativa promossa in Tunisia, che ha rappresentato il tentativo di far deragliare il dialogo nazionale attraverso la ricerca di una soluzione di comodo ispirata alla continuità dell’impasse, l’inviato speciale delle Nazioni Unite Bathily ha organizzato il 9 marzo scorso a Tripoli un incontro con Adel Karmous, Washeed Burshan, Salah Mito e Nazar Kaawan, membri dell’Alto Consiglio di Stato, per discutere dell’attuale assenza di progressi sul piano politico e per esplorare possibili soluzioni. Bathily ha sollecitato l’Alto Consiglio di Stato in direzione dell’urgenza di attuare una legge elettorale e di formare un governo unitario, come condizione preliminare necessaria per organizzare elezioni nazionali capaci di definire un esecutivo dotato di legittimità.

Al tempo stesso, il 10 marzo al Cairo è stato organizzato un incontro tripartito tra i vertici del Consiglio Presidenziale, dell’Alto Consiglio di Stato e il presidente della Camera dei Rappresentanti, rispettivamente Mohammed Menfi, Mohammed Takala e Aguila Saleh, su invito del segretario generale della Lega Araba Ahmed Aboul Gheit, che ha riunito gli esponenti politici libici per cercare di coadiuvare gli sforzi sul piano del processo negoziale.

Nel corso dell’incontro i delegati libici hanno concordato sulla necessità di promuovere la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale del paese, impegnandosi a respingere ogni iniziativa ostile al processo di pacificazione. Hanno anche concordato sulla necessità di istituire un comitato tecnico al quale sarà demandato il compito di esaminare le proposte per la legge elettorale e suggerire le necessarie modifiche, ampliando in tal modo la sfera del consenso tra le diverse parti della politica libica.

Ribadito inoltre l’impegno a lavorare di concerto con la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia, unificando in tal modo gli sforzi della Lega Araba con quelli di Bathily, nel costante tentativo di superare gli ostacoli posti dalla complessa e polarizzata dinamica del dialogo nazionale.

Bathily aveva raggiunto telefonicamente Aguila Saleh prima della sua partenza per il vertice del Cairo organizzato dalla Lega Araba, rinnovando il suo appello alla ricerca di un compromesso per la ricerca di una soluzione politica ed esortandolo ad accelerare gli sforzi attraverso la continuità delle consultazioni. Il medesimo appello è stato rivolto anche a tutti i membri della Camera dei Rappresentanti e al Consiglio di Stato.

Gli equilibri della politica libica dimostrano in tal modo di essere ancora bel lontani dall’individuare un punto di convergenza capace di soddisfare le diverse prerogative dei principali attori, mostrando in tutta la loro evidenza come i personalismi continuino a regolare le vicende del complesso iter verso un reale processo di pacificazione nazionale. Alle variabili squisitamente locali, inoltre, si aggiungono le sempre più articolate dinamiche degli interessi esogeni, e in particolar modo quelli della Turchia, dell’Egitto, degli Emirati Arabi Uniti e della Russia, che si assommano tra loro determinando una complessità di scenario che rischia concretamente di vanificare gli sforzi delle Nazioni Unite e l’interesse della società libica.

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