LIBIA: la strategia della Russia in Libia e il ruolo del generale Khalifa Haftar

Russia In Libia

Il 28 gennaio scorso il vice ministro della Difesa russo Yunus-Bek Yevkurov si è recato a Bengasi per un incontro con il generale Khalifa Haftar – il quarto negli ultimi sei mesi – ufficialmente per discutere del rafforzamento degli accordi militari sanciti nel 2020. Appare altamente probabile che la visita di Yevkurov in Libia, tuttavia, sia da inquadrarsi principalmente nell’ambito della riorganizzazione delle attività della recentemente costituita “Legione Africana”, subentrata di fatto alla Wagner Group nella gestione delle unità e delle operazioni in corso nel continente africano e oggi inquadrata alle dirette dipendenze dell’apparato della Difesa russa. La nuova struttura di comando di tutte le compagnie private militari russe e della Legione Africana sembrerebbe essere stata posta sotto il controllo dell’intelligence militare, il GRU al comando del generale Andrei Averyanov, che ne coordinerebbe adesso in modo centralizzato il dispiegamento e la capacità d’azione. Le priorità di Mosca in Africa, invece, non sembrano essere mutate significativamente, restando ancorate ai due obiettivi primari del consolidamento dell’influenza politica e militare, da una parte, e dell’accesso al ricco mercato delle risorse minerarie, dall’altra.

In tale mutato contesto appare necessario per la Russia coordinare con i propri partner africani il nuovo assetto organizzativo dell’unità e il diretto coordinamento delle operazioni con il vertice della Difesa a Mosca, attraverso un criterio di gestione che muta in modo alquanto radicale il precedente grado di autonomia delle milizie della Wagner. Un ulteriore elemento di novità sembra poi potersi ravvisare anche in una più organica ristrutturazione degli obiettivi e della strategia africana della Russia, attraverso un rafforzamento e una contestuale razionalizzazione della presenza militare nei principali paesi di interesse, e che coinvolge in modo sempre più organico la Libia, che assume il ruolo di hub regionale per l’intera logistica delle operazioni.

L’aeroporto e la base di Jufra, nelle regioni centrali del paese, hanno quindi assunto un ruolo centrale nella strategia regionale africana e un numero crescente di aerei da trasporto russi raggiunge ormai con cadenza regolare l’aeroporto, scaricando mezzi ed equipaggiamenti che vengono poi redistribuiti principalmente a sostegno delle operazioni nella Repubblica Centrafricana, in Niger, in Burkina Faso e nel Mali.

Il controllo di Jufra è diventato in tal modo di importanza strategica per la Russia, e questa sembra essere la ragione del crescente coordinamento di Mosca con le forze dell’autoproclamato Esercito Nazionale Libico (LNA), per assicurare una più capillare e solida capacità di controllo della regione e consentire in tal modo alla Russia di poter contare su una sicura base logistica. In tale contesto si inseriscono le operazioni a Jufra ordinate dal generale Haftar nelle prime settimane di febbraio e condotte dai suoi figli Saddam e Khaled, ufficialmente presentate come manovre addestrative e che hanno visto un ingente dispiegamento di uomini e mezzi.

Queste operazioni sono parte del coordinamento tra il generale Haftar e la Russia, che ha fornito alle forze delle LNA nuovi quantitativi di mezzi corazzati e armi, nell’ambito di un accordo che tuttavia le rende principalmente funzionali a garantire la sicurezza delle regioni strategicamente rilevanti per la Russia, come l’area di Jufra, gli snodi viari del Fezzan verso il Ciad e il Niger, così come i porti e le aree produttive della “Mezzaluna Petrolifera” nel nord. Al tempo stesso, tuttavia, il rafforzamento delle unità militari poste sotto il comando dei figli di Haftar costituisce anche il presupposto per un consolidamento del ruolo della famiglia del generale nell’ambito dell’eterogenea e sempre più spesso conflittuale compagine che compone l’apparato militare delle LNA. In questo contesto, sebbene politicamente dominato al vertice da Haftar e blandamente legittimato dalla presenza del Governo di Stabilità Nazionale – che non dispone in realtà di alcuna concreta prerogativa decisionale – risulta particolarmente fragile l’unità delle milizie che compongono le forze militari che hanno assunto l’altisonante denominazione di Esercito Nazionale Libico. È quindi interesse del generale rafforzare oltre misura la capacità militare delle unità poste sotto il diretto controllo dei figli, per scoraggiare qualsiasi possibile iniziativa ostile da parte delle altre unità militari, riconducibili a gruppi familiari e tribali non sempre inclini a riconoscere l’autorità della famiglia Haftar sulla Libia orientale.

Il rapporto con la Russia costituisce pertanto un valore di fondamentale importanza per il generale, che ha assunto il ruolo di principale alleato di Mosca nel paese – e probabilmente nella regione – garantendo la capacità logistica delle forze militari russe nel continente in cambio di un proprio ulteriore rafforzamento politico e militare.

La protezione dell’area di Jufra e della Sirte rappresentano quindi in questo momento le principali priorità per la Russia attraverso il ruolo di Haftar ma la gestione di questa capacità è dispendiosa e il reperimento non agevole delle risorse in questa fase delle dinamiche politiche libiche. Da settimane circolano infatti in Libia notizie su un presunto scandalo che coinvolgerebbe tanto la Russia quanto il generale Haftar, e che sarebbe stato determinato dalla produzione e dalla messa in circolazione di ingenti quantitativi di banconote non autorizzate, prodotte attraverso il contributo della capacità russa e impiegate per corrispondere i salari alle unità militari sotto il diretto controllo della famiglia Haftar. La notizia ha destato un profondo malumore tanto nel paese quanto tra i principali attori internazionali, e gli stessi Stati Uniti avrebbero formalmente chiesto al generale Haftar di ritirare immediatamente dal mercato le banconote e impedire l’emergere di ben più gravi problemi tanto a livello politico quanto economico.

La posizione del generale Haftar in questa complessa dinamica di interessi appare quindi tanto vitale quanto fragile per la Russia. Il controllo della capacità logistica nel paese è senza dubbio una priorità per Mosca, così come il progetto per una base navale nella Sirte e lo sfruttamento delle risorse petrolifere e auree, ma per essere efficace deve poter contare su una controparte locale in grado di assicurare il pieno esercizio del potere politico e militare. Il generale Haftar, tuttavia, non dispone della capacità di assicurare appieno queste condizioni, in conseguenza dalla crisi economica, dell’impossibilità di prevalere nel controllo unitario della Libia e quindi della sua produzione petrolifera, così come delle rivalità interne al suo stesso apparto di potere, dovendo cercare di consolidare il proprio ruolo e la propria capacità per non rischiare in futuro che i suoi principali alleati internazionali – la Russia e gli Emirati Arabi Uniti – possano concretamente valutare altre opzioni alla guida della Libia orientale.

In tal senso ha rappresentato certamente un elemento di timore per Haftar l’annuncio da parte della Russia lo scorso 22 febbraio della riapertura della propria ambasciata a Tripoli, sette mesi dopo la presentazione delle credenziali dell’ambasciatore Haider Aghanin alle autorità del Consiglio Presidenziale Libico. Una mossa che dimostra come il pragmatismo di Mosca in Libia possa potenzialmente costituire una minaccia esistenziale per gli interessi del generale Khalifa Haftar, che deve quindi interpretare il rapporto in questo momento apparentemente solido con la Russia come una condizione non immutabile, che necessita di una costante capacità di consolidamento che non può prescindere né dal rafforzamento della capacità economica né tantomeno di quella militare.

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