Le elezioni anticipate da Tebboune in Algeria e le incognite sulle candidature

Tebboune

Con una dichiarazione dell’ufficio del presidente Abdelmajid Tebboune, diffusa il 21 marzo al termine di una riunione di vertice alla quale hanno partecipato i membri del governo e i vertici delle forze armate, è stato annunciato che le elezioni presidenziali algerine verranno anticipate al 7 settembre prossimo, tre mesi prima della data inizialmente stabilita. Non è stata fornita alcuna indicazione nel merito della decisione, così come della volontà del presidente Tebboune di ricandidarsi.

Il governo Tebboune e la decisione di anticipare le elezioni

Il mandato del presidente Abdelmajid Tebboune, eletto nel dicembre del 2019 dopo l’intensa fase delle proteste dell’Hirak contro il governo per chiedere riforme democratiche, giungerà a naturale scadenza il prossimo mese di dicembre. Era stato inizialmente annunciato che le elezioni si sarebbero tenute regolarmente alla scadenza del mandato ma il 21 marzo scorso, al termine di una riunione straordinaria organizzata dalla presidenza della Repubblica e alla quale hanno partecipato i membri del governo e i vertici delle forze armate, è stato annunciato con un laconico comunicato che la data delle prossime elezioni presidenziali sarebbe stata anticipata al 7 settembre, tre mesi prima della naturale scadenza del mandato[1].

La riunione nella quale è stato deciso l’anticipo delle elezioni, presieduta da Tebboune e che ha visto la partecipazione del primo ministro, dei capi di entrambe le camere del parlamento, del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e del presidente della Corte Costituzionale, ha preso una decisione insolita rispetto alla tradizionale esperienza elettorale del paese, dove solo una volta, nel 1998, era stata adottata una scelta simile dall’allora presidente Liamine Zeroual[2].

La stampa algerina si è limitata a riportare la notizia, senza formulare particolari considerazioni nel merito della decisione, complice un crescente clima di repressione della libertà di stampa caratterizzato da numerosi arresti di giornalisti e attivisti dei diritti civili. Ciononostante la società algerina – e soprattutto quella della diaspora – si è ampiamente interrogata sulla decisione del governo attraverso le principali piattaforme dei social media, alimentando un intenso dibattito nel merito della scelta e soprattutto sulla possibilità che il presidente Tebboune intenda ricandidarsi, nonostante i suoi quasi 79 anni di età, alle prossime elezioni[3].

Nel merito della decisione di anticipare le elezioni, la spiegazione che appare al momento più probabile è quella di una combinazione di elementi di crisi politica ed economica, che necessitano della spinta propulsiva di un nuovo esecutivo per essere affrontati. In particolar modo desta preoccupazione nel governo il perdurare della stagnazione dell’economia, nonostante gli evidenti benefici che il conflitto in Ucraina ha apportato all’industria energetica nazionale. A dispetto di un miglioramento dei dati sull’inflazione nel corso degli ultimi due mesi, transitata dal 6,30% dello scorso gennaio al 4,20% di aprile, e con prospettive per una stabilizzazione nel corso dei prossimi mesi intorno al valore del 2,7/3,0%, il perdurare della mancata introduzione di riforme economiche e soprattutto dell’avvio di una strategia nazionale di diversificazione dell’economia continuano a pesare sulla generale condizione delle finanze algerine. Il settore degli idrocarburi continua a rappresentare il 19% del PIL nazionale e il 93% delle esportazioni del paese, costituendo il 38% delle entrate generali di bilancio, ma assorbe sempre meno manodopera mentre le attività di altri comparti industriali non sono in grado di alleviare il crescente tasso di disoccupazione, stimato anche per il 2023 intorno al 12%, con punte di oltre il 30% nelle fasce giovanili[4].

La protesta sociale del 2019 da parte dei giovani, canalizzata attraverso il movimento dell’Hirak, non è riuscita a produrre significativi cambiamenti, soprattutto sul piano delle riforme economiche, anche in conseguenza della sempre più intensa repressione da parte del governo che, sfruttando la crisi pandemica, ha inasprito il proprio approccio autoritario e silenziato progressivamente ogni forma di dissenso. Sebbene la fase delle proteste sia ormai pressoché esaurita, tuttavia, il malcontento della popolazione per le sempre più difficili condizioni economiche e per l’apparente impossibilità di riforma delle istituzioni è largamente presente, e il governo è consapevole della possibilità di una nuova esplosione del dissenso.

Non è solo l’economia a generare timori per il governo, tuttavia. Anche sul piano delle relazioni internazionali l’Algeria è consapevole del progressivo isolamento determinato dalla nuova fase di crisi con il Marocco e dal sempre più difficile rapporto con la Francia. La crisi sul Sahara Occidentale innescata dal riconoscimento degli Stati Uniti e di altri paesi della sovranità marocchina sulla regione ha riacceso non solo una crisi di lunga data e dalle profonde radici, quanto soprattutto la storica rivalità tra i due paesi. L’intransigenza dell’Algeria sulla questione della sovranità del Sahara Occidentale, attraverso l’ampiamente strumentale sostegno alla causa Azawad, ha ulteriormente accentuato l’isolamento di Algeri, favorendo il rinsaldamento delle relazioni con la Russia e con l’Iran. Le tensioni con il Marocco – e soprattutto i legami di questo con Israele, adesso pienamente formalizzati con il riconoscimento – hanno generato la forte risposta algerina alla crisi di Gaza, con posizioni sempre più accentuate contro lo stato ebraico che hanno ulteriormente incrementato l’isolamento dell’Algeria nel contesto internazionale[5]. Questo è avvenuto soprattutto attraverso la presenza dell’Algeria all’interno dell’attuale contesto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dove numerose mozioni contro Israele sono state promosse dal rappresentante diplomatico di Algeri.

Anche l’amministrazione francese del presidente Macron ha tuttavia avviato una profonda revisione del rapporto bilaterale con l’Algeria, aprendo in direzione di una più solida relazione con il Marocco e facendo transitare quella con l’Algeria in una dimensione caratterizzata da crescenti tensioni. Una crisi, quella con la Francia, che l’Algeria vuole evitare ma che non sembra in grado di gestire attraverso il ruolo dell’attuale governo, come dimostrato dalla difficoltosa organizzazione dalla visita di stato che Tebboune da tempo intende effettuare a Parigi e che è stato più volte rimandata e adesso apparentemente riprogrammata per la seconda metà del prossimo mese di settembre.

L’insieme di queste ragioni sembra in tal modo costituire il presupposto della decisione del governo di voler anticipare le elezioni, al fine di poter disporre un governo maggiormente legittimato e capace di gestire la complessità delle questioni economiche e di politica estera sulle quali l’esecutivo di Tebboune sembra essersi arenato da tempo. Anche per questa ragione, quindi, appare improbabile che l’anziano presidente possa decidere di ricandidarsi, pur nel contesto di una difficile selezione di un candidato alternativo in grado di rappresentare il “puvoir”.

Quali scenari per le elezioni

Il consolidato complesso politico e militare algerino non sembra aver ancora definito la propria strategia per le prossime elezioni, soprattutto nell’identificazione del possibile candidato presidenziale. Sebbene improbabile, la candidatura di Tebboune rappresenta ancora una possibilità, nell’evidente difficoltà di individuare soprattutto nei ranghi del Fronte di Liberazione Nazionale un candidato unitario capace di sostenere soprattutto le pervasive posizioni delle forze armate, che costituiscono da sempre il principale ostacolo in direzione di qualsiasi processo di democratizzazione e trasformazione del sistema politico locale.

Allo stato attuale l’unico candidato che ha espresso la propria intenzione di presentarsi alle elezioni è l’avvocatessa Zoubida Assoul, leader del partito d’opposizione Unione per il Cambiamento e il Progresso (UCP), che tuttavia deve ancora raccogliere le firme necessarie per convalidare la propria candidatura (600 funzionari eletti o 75.000 cittadini). La decisione di aver anticipato le elezioni rende questa impresa più complessa e la stessa Assoul ha apertamente sostenuto che la decisione del governo di indire le elezioni per la seconda metà del mese di settembre rappresenta uno stratagemma per impedire ai candidati di opposizione di poter adempiere ai necessari requisiti amministrativi[6].

Secondo la Assoul, inoltre, la decisione di anticipare le elezioni rappresenta una palese violazione dell’articolo 91, comma 11, della Costituzione algerina, che consente al presidente di anticiparle ma solo quando sia a metà mandato oppure quando il proprio mandato è ad almeno due anni dalla sua naturale scadenza, dovendo comunque giustificare tale decisione in base a oggettivi impedimenti che determinano l’impossibilità di completare il mandato. Nessuna di queste condizioni è stata rispettata, secondo il parere della presidente dell’UCP, e non sono presenti nel paese in questo momento motivi che rendano necessario adottare tale decisione.

Accuse alle quali il presidente Tebboune ha risposto in modo ufficiale attraverso gli organi di stampa dello Stato, negando l’esistenza di qualsiasi piano occulto per impedire la candidatura delle forze di opposizione e difendendo la legittimità costituzionale della decisione presa dal governo. Una decisione in tal modo definita come prettamente “tecnica”, per ricondurre le elezioni al periodo nel quale solitamente si sono tenute in passato, ad eccezione del 2019 in conseguenza delle dinamiche politiche dell’epoca[7].

Nessun altro candidato oltre alla Assoul ha sinora manifestato l’intenzione di volersi presentare alle prossime elezioni, e questo dimostra il grave clima di sfiducia che aleggia soprattutto nell’ambito delle forze di opposizione, dove l’anticipo delle elezioni è stato considerato come una palese mossa del governo atta a prevenire qualsiasi reale candidatura di peso. È diffusa peraltro la convinzione che le forze armate intendano convincere Tebboune a ricandidarsi, come peraltro espressamente affermato lo scorso gennaio dal capo di stato maggiore dell’esercito, generale Said Chengria, che ha lodato l’operato del presidente auspicando una “continuazione” del suo impegno per il paese[8].

L’assenza di ulteriori candidature dimostra tuttavia come sia interessato da una profonda crisi anche il movimento di protesta dell’Hirak, che, dopo aver mobilitato nel 2019 tutte le classi della società algerina in una protesta senza precedenti nella storia del paese dalla sua indipendenza, non è riuscito a darsi una struttura di vertice e coordinamento, restando un movimento di fatto acefalo e ben presto inerme dinanzi all’azione repressiva del potere governativo. La crisi dell’Hirak ha quindi sguarnito ulteriormente la già debole compagine delle forze di opposizione politiche locali, sfiduciando la popolazione algerina, che nutre poche speranze di poter cogliere qualche elemento di novità nel corso delle prossime elezioni[9].

SCENARIO

La decisione del governo algerino di anticipare le elezioni presidenziali al prossimo settembre, rispetto alla data inizialmente programmata per dicembre, è con ogni probabilità il frutto di considerazioni derivanti tanto dalla politica interna quanto da quella estera. Non è chiaro se il presidente Tebboune intenda ricandidarsi, in primo luogo, ma questo sembrerebbe improbabile stante l’apparire in modo alquanto evidente della necessità per il paese di dotarsi di un governo maggiormente legittimato e più propenso al compromesso tanto sul piano della politica interna che quella interna.

L’economia continua a rappresentare una priorità, nel costante tentativo dell’establishment del “puvoir” di perpetuare le proprie condotte di interesse ma al tempo stesso favorire alcune necessarie trasformazioni atte a contenere la crisi, promuovere la diversificazione dal settore energetico e incrementare il tasso di occupazione, considerato – a torto o a ragione – l’unico vero strumento per contenere il dilagante malcontento giovanile. Non meno pressanti sono tuttavia le questioni di politica estera, dove, a dispetto dell’accresciuta visibilità dell’Algeria grazie alla sua presenza all’interno dell’attuale compagine del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, è aumentato l’isolamento internazionale in conseguenza delle sue relazioni critiche con il Marocco, il progressivo deterioramento delle relazioni con la Francia e il rafforzamento dei rapporti con la Russia e l’Iran. Non ultimo, l’evidente postura anti-israeliana assunta in conseguenza del conflitto a Gaza – ma riconducibile alle dinamiche di crisi con il Marocco – ha determinato conseguenze anche nel rapporto con l’Europa e gli Stati Uniti.

Resta da comprendere, in questo scenario, quali saranno i candidati disponibili a cimentarsi nelle prossime elezioni, mentre allo stato attuale solo uno ha manifestato tale intenzione, con il rischio anche per il governo di dover optare per una scelta di continuità attraverso un secondo mandato di Tebboune.


[1] “Algeria set presidential election date for September 7”, in Le Monde, 21 marzo 2024

[2] EL ATTI, Basma, “France, Morocco and political fragility: why is Algeria holding presidential elections early?”, in The New Arab, 26 marzo 2026

[3] ALILAT, Farid, “Surpise en Algérie: l’élection présidentielle est avancée au 7 septembre 2024”, in Jeune Afrique, 21 marzo 2024

[4] World Bank, Algeria, Dicembre 2023

[5] GHEBOULI, Zine Labidine, “Algeria and the Israelo-Palestinian conflict: reactions and policies”, in Euromesco, novembre 2023

[6] BENTALEB, Ayline, “élection présidentielle en Algérie: pour Zoubida Assoul, ‘la compétition ne s’annonce pas loyale’”, in Jeune Afrique, 4 aprile 2024

[7] BEN MBAREK, Ghaya, “Algeria’s presidential election dominated by domestic issues”, in The National News, 2 aprile 2024

[8] “Algeria gears up for election year with aging president, opposition that is yet to offer challenger”, in Africa News, 25 gennaio 2024

[9] GHEBOULI, Zine Labidine, “The road ahead of Algeria’s elections: a changing status quo?”, in Arab Reform Initiative, 15 marzo 2024

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