Le ambizioni di politica industriale del Marocco nel settore della difesa, nel quadro della cooperazione con Israele e delle tensioni con l’Algeria

Esercito Marocco

Il governo marocchino è impegnato da tempo nella pianificazione di una nuova strategia industriale per il comparto della difesa, nell’ottica di una visione di lungo periodo che intende sviluppare una capacità produttiva domestica capace di assicurare alle locali forze armate un’autonomia di produzione soprattutto in alcuni settori chiave degli armamenti.

Questa scelta di pianificazione industriale è dettata principalmente da due fattori. Il primo è quello della rinnovata tensione con la vicina Algeria, impegnata in un poderoso programma di rinnovamento del proprio arsenale militare, grazie soprattutto al sostegno della Russia, mentre il secondo è dato dall’aumentata capacità industriale conseguente all’incremento delle sinergie con l’industria militare israeliana, con la quale da diverso tempo il Marocco ha avviato una proficua collaborazione.

Il rilancio dell’industria della difesa marocchina

L’esigenza di consolidare l’autonomia strategica dell’industria della difesa del Marocco è stata definita nell’ambito della Legge 10.20, che intende favorire il potenziamento della produzione nazionale, lo sviluppo nel settore della ricerca e il conseguimento di una più ampia sovranità tecnologica in tutti i diversi comparti del settore industriale degli armamenti.

La Legge 10.20, approvata a Rabat il 14 luglio del 2020 per iniziativa del Comitato per gli Affari Esteri, la Difesa e i Confini della Camera dei Rappresentanti, rappresenta una legge quadro – composta da 55 articoli – che intende definire un nuovo perimetro operativo per regolare la produzione, il commercio, l’importazione e l’esportazione di ogni apparato destinato alle forze di sicurezza nazionali. Non si tratta tuttavia solo un provvedimento regolatorio delle pratiche industriali, quanto piuttosto la cornice nell’ambito della quale promuovere lo sviluppo di una più strutturata industria della difesa nazionale, capace di favorire la produzione autonoma di armamenti e lo sviluppo di conoscenze e capacità industriali di moderna concezione[1].

In modo particolare, questa strategia prevede la creazione di zone industriali specializzate nella produzione di settore, concentrando ed energizzando la produzione di armamenti attraverso la concentrazione delle capacità industriali all’interno di poli atti a diventare un moltiplicatore delle capacità locali.

Tradizionalmente dominato dal ruolo delle principali società straniere, e in particolar modo quelle statunitensi ed europee, il settore dell’industria della difesa del Marocco è stato interessato da una sostenuta crescita nel corso degli ultimi due decenni, grazie anche allo sviluppo più recente di una fattiva collaborazione con l’industria di settore israeliana, transitata dall’iniziale discrezione imposta dalla mancanza di relazioni dirette tra i due paesi alla piena visibilità concessa al contrario dal riconoscimento formale di Israele da parte del Marocco nel dicembre del 2020.

L’obiettivo primario della nuova strategia marocchina nel settore dell’industria degli armamenti è quello di favorire un progressivo trasferimento del know-how verso le industrie nazionali, coinvolgendo attivamente il settore della ricerca universitaria e sostenendo finanziariamente lo sviluppo di progetti e start-up innovative locali, al fine di stimolare l’innovazione e la progressiva capacità autonoma del comparto[2].

Lo sviluppo delle zone industrializzate specializzate nel settore dell’industria della difesa, inoltre, rappresenta nella visione del governo marocchino anche l’opportunità per sostenere l’emergere di nuovi poli tecnologici idealmente capaci non solo di rappresentare un volano economico e occupazionale, quanto anche preziosi incubatori per il raggiungimento di un’autonomia strategica volta a garantire il perseguimento di lungo periodo di alcune delle capacità richieste dalle locali forze armate.

Un significativo passo avanti nel perseguimento di questa visione di strategia industriale è stato compiuto lo scorso 1° giugno, quando il Consiglio dei Ministri di Casablanca ha approvato la creazione di due nuove zone di accelerazione dei programmi industriali, oltre ad alcune leggi specificamente destinate a incrementare le capacità locali del settore della difesa.

Quattro sono in particolare le priorità dettate dalla Legge 10.20, destinata ad incoraggiare la produzione locale, attrarre investimenti esteri, incentivare lo sviluppo di capacità locali e investire su ricerca e sviluppo. I provvedimenti adottati il 1° giugno hanno invece confermato la spesa di 12,2 miliardi di dollari per il 2024 per la difesa, allo scopo di favorire un programma di ammodernamento generale senza precedenti nella storia del paese, nell’ambito del quale tuttavia il Marocco intende imprimere una svolta importante di politica industriale, sfruttando l’occasione come strumento per lo sviluppo di una più strutturata filiera di settore, destinata idealmente a diventare la principale del continente africano.

Tra i programmi principali di sviluppo di questo progetto di ammodernamento figurano l’acquisto dei sistemi di difesa aerea Skylock Dome e Patriot e soprattutto la possibilità di valutare l’acquisto del Lockheed Martin F-35, per il quale il Marocco ha mostrato un certo interesse soprattutto in conseguenza della ventilata acquisizione da parte dell’Algeria di quattordici esemplari del caccia di quinta generazione russo Sukhoi Su-57[3]. Sono stati oggetto di ordini già confermati nel corso del 2023, invece, i sistemi missilistici Himars 612 missili anti-carro Javelin e 200 lanciatori, così come 24 nuovi Lockheed Martin F-16 Viper, che includono i kit per i sistemi radar AN/APG-83 AESA e quelli del display ad alta risoluzione per il cruscotto e il Joint Helmet Mounted Cueing System[4].

Tra i programmi in avanzato stato di sviluppo, inoltre, c’è quello per la costituzione di un polo industriale congiunto con le società israeliane Blue Bird Aero Systems, per la realizzazione di un impianto locale di costruzione di droni da combattimento WanderB e ThnderB VTOL, e con la Elbit, per due impianti di produzione destinati rispettivamente alla costruzione di missili a medio raggio e veicoli corazzati[5]. Sempre in collaborazione con società israeliane si inserisce poi l’interesse del Marocco per lo sviluppo di un satellite di sorveglianza, il cui progetto potrebbe essere a breve definito con la Israeli Aerospace Industries (IAI), incrementando le capacità già offerte dai due precedenti satelliti Mohammed VI-A e VI-B realizzati da Thales Alenia Space e Airbus rispettivamente nel 2017 e nel 2018[6].

Il Marocco ha avviato anche un’intensa fase di colloqui con il Brasile per esplorare opportunità di collaborazione nello sviluppo di programmi congiunti nel settore della difesa, dopo l’accordo del 2019 e la sua formalizzazione del maggio 2023 per la definizione di un programma di collaborazione congiunta soprattutto nell’ambito del trasferimento di know how nel settore aeronautico e dei mezzi blindati e corazzati[7].

L’obiettivo generale del programma industriale per lo sviluppo della difesa marocchina, quindi, intende attraverso una prima fase di ammodernamento del proprio arsenale militare sfruttare le sempre più intense relazioni economiche e tecnologiche con gli Stati Uniti e Israele per sviluppare capacità locali destinate a gettare le basi per la creazione di un polo tecnologico nazionale capace di porsi come centro di sviluppo autonomo per la costruzione di armamenti.

Il Marocco, in particolar modo, intende sviluppare una propria capacità nazionale nella produzione di veicoli blindati e corazzati, così come di droni, munizioni e sistemi di artiglieria, con l’obiettivo di rendere gradualmente autonoma la capacità di sostenere in futuro la soddisfazione delle esigenze espresse dalle proprie forze armate[8].

Il ministro della Difesa Abdellatif Loudiyi ha illustrato al parlamento lo scorso novembre i criteri generali del piano di sviluppo industriale nel settore degli armamenti, giustificando il poderoso intervento finanziario del governo allocato per il 2024 come uno strumento necessario per gettare le basi di una trasformazione complessiva del settore, finalizzata a favorire il transito del Marocco da acquirente di tecnologia straniera a produttore di capacità avanzate nazionali. Il progetto, ha aggiunto il ministro, rappresenta un radicale mutamento del paradigma strategico nazionale, che adesso deve poter contare su una capacità di sostegno del budget della difesa per avviare lo sviluppo dei poli industriali, attrarre i necessari capitali esteri e avviare quindi tanto le capacità produttive quanto quelle innovative della ricerca e dello sviluppo, finalizzate alla successiva fase di consolidamento delle capacità industriali locali[9].

I programmi avviati dal governo del Marocco, tuttavia, devono considerare come e quanto soprattutto la palese collaborazione con Israele – già presente anche prima della normalizzazione del 2020, sebbene meno enfatizzata politicamente – possa generare un incremento delle critiche espresse all’interno del paese dalle componenti politiche ideologicamente più vicine alle forze di espressione islamista e quelle della sinistra. Il susseguirsi di annunci che hanno accompagnato la promulgazione della Legge 10.20, infatti, ha incrementato le proteste di alcune formazioni politiche, poi acuitesi nel corso degli ultimi mesi in conseguenza del pesante bilancio di vittime generato dal conflitto a Gaza.

Il governo marocchino non appare intenzionato ad avviare alcuna revisione del proprio intenso rapporto politico e industriale con Israele, anche in costanza di manifestazioni di protesta che sono aumentate di numero e intensità nel corso degli ultimi mesi, cercando al tempo stesso di misurare con discrezione la portata e la natura di questa relazione sul piano della comunicazione pubblica e difendendone sporadicamente il valore nell’interesse stesso della causa palestinese, che attraverso il rapporto con Israele permette al Marocco la consegna di aiuti umanitari e il rafforzamento dei diritti dei palestinesi. Argomentazioni che non convincono tuttavia le frange più ostili al rapporto tra Rabat e Tel Aviv, e che hanno spinto decine di migliaia di marocchini a protestare pubblicamente ancora lo scorso 15 maggio a Rabat, chiedendo apertamente la revoca della normalizzazione delle relazioni con Israele[10].

Il programma di riarmo e di investimenti sull’industria della difesa marocchino, infine, deriva anche dal rinnovato accentuarsi delle tensioni con l’Algeria nel merito delle questioni di confine e soprattutto sulla contestata sovranità del Sahara Occidentale, nel perseguimento di una mai sopita rivalità egemonica regionale tra i due paesi. Il Marocco ritiene che il programma di riarmo dell’Algeria, incentrato essenzialmente sul ricorso a forniture russe, incontrerà crescenti difficoltà in conseguenza del perdurare del conflitto in Ucraina e della contestuale necessità per la Russia di privilegiare il proprio apparto militare con mezzi ed equipaggiamenti di più moderna generazione. In virtù di questo calcolo, il Marocco ritiene di disporre di un’opportunità di maggiore vantaggio rispetto all’Algeria, potendo contare su fornitori e partner tecnologici più affidabili, puntando al tempo stesso sul perseguimento di un’autonomia produttiva che l’Algeria non è in grado di sviluppare. Tale valutazione, tuttavia, dovrà misurarsi con l’effettiva capacità di investimento sul bilancio della difesa dei due paesi, dove il Marocco prevede di spendere per il 2024 12,2 miliardi di dollari, pari 3,96% del PIL che dovrebbero poi assestarsi al 4% a partire dal 2028, mentre l’Algeria ha annunciato un piano di spesa per la difesa di 21,6 miliardi dollari per il 2024, pari a circa il 4,8% del PIL e con previsioni di stabilità[11].

SCENARIO

Il Marocco ha avviato un poderoso piano di incremento della spesa militare non solo per l’ammodernamento delle proprie forze armate, quanto anche per sviluppare un polo produttivo nazionale capace di sostenere le future esigenze del proprio apparato militare. Un piano ambizioso, costruito sul rafforzamento soprattutto delle relazioni politiche e industriali con gli Stati Uniti e con Israele, che deve tuttavia misurarsi sulla sua effettiva sostenibilità economica oltre che politica, stante una crescente manifestazione di dissenso in seno alle formazioni politiche di area progressista e islamista soprattutto nel merito del rapporto con Israele.

La corsa al riarmo del Marocco è sostenuta dalla contestuale volontà dell’Algeria di incrementare ulteriormente il proprio budget per la difesa, nel quadro di una rinnovata tensione delle storiche divergenze tra i due paesi tanto nel merito delle questioni territoriali e confinarie quando anche dalla mai sopita rivalità egemonica regionale tra Rabat e Algeri, riaccesa nel 2020 dalla firma degli accordi che hanno portato numerose nazioni a riconoscere la sovranità del Marocco sulla regione del Sahara Occidentale.

Il principale rischio in termini di scenario è quello di un progressivo innalzamento della tensione non solo nelle aree contese, quanto piuttosto nella regione del Sahel, dove la proiezione delle ambizioni di influenza di entrambi i paesi potrebbe determinare nuove e insidiose potenziali forme di conflittualità diretta o indiretta.


[1] HATIM, Yahia, “New framework law sets ground for arms industry in Morocco”, in Morocco World News, 16 luglio 2020

[2] AGOSTINI, Aissa Christophe, “Morocco: a new era in the defense industry – Autonomy and innovation”, in Linkedin, 5 dicembre 2023

[3] AGOSTINI, Aissa Christophe, “Strengthening Morocco’s defense industry: future prospects”, in Linkedin, 3 giugno 2024

[4] ZOUITEN, Sara, “Defense: Morocco invests in accelerating shift from importer to manifacturer”, in Morocco World News, 3 giugno 2024

[5] “Despite the Gaza War, Morocco-Israel defense ties look set to deepen”, in RANE, 25 aprile 2024

[6] CABRIOL, Michel, “Satellite espion: le Maroc Préfère un groupe israélien a Airbus et Thales”, in La Tribune, 5 dicembre 2023

[7] “Morocco, Brazil forge defense ties”, in Africa Defense Forum, 1° gennaio 2024

[8] FERNANDEZ, Enrique, “Morocco, one step closer to military independence”, in Atalayar, 16 novembre 2023

[9] “Defence manufacturing self-sufficiency in Morocco comes with many other dividends”, in The Arab Weekly, 16 novembre 2023

[10] “Morocco: protests back to the street to overthrow normalization, opposition says rabat eyed a ban”, in The New Arab, 20 maggio 2024

[11] HILL, John, “Morocco wants to expand its defence at a critical moment”, in Army Technology, 6 aprile 2023

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