L’attentato dell’ISIS-K a Mosca e la strategia globale dello Stato Islamico della Provincia del Khorasan

Russia Attack

Sono alquanto incerte le dinamiche che portarono alla formazione dell’ISIS-K tra il 2014 e il 2015, nella complessa evoluzione della più ampia struttura dello Stato Islamico in Siria e in Iraq. La volontà di espandere l’attività dell’ISIS oltre la dimensione geografica dei due stati, in funzione del perseguimento di un disegno orientato al dominio del “Grande Khorasan” – un’ampia regione che include l’Iran, l’Afghanistan, il Tagikistan, il Turkmenistan, l’Uzbekistan e in parte il Pakistan – si rese funzionale in conseguenza delle progressive disfatte sul campo subite ad opera della Russia, dell’Iran, dell’Hezbollah libanese e delle milizie irachene filo-iraniane in buona parte delle aree precedentemente controllate in Siria e in Iraq.

I primi riferimenti ufficiali alla costituzione di una nuova componente dello Stato Islamico proiettata su un così nuovo e vasto orizzonte geografico risalgono al 2015, con le dichiarazioni del portavoce dell’ISIS Abu Muhammad al Adnani nel merito della costituzione della provincia (wilayat) del Khorasan e della nomina di Hafiz Khan Saeed alla guida di tale nuova entità. I primi elementi che avrebbero composto questa nuova formazione sarebbero stati reduci del conflitto siriano e iracheno di origine afgana e pachistana, rientrati nelle aree di provenienza dopo la disfatta militare del Califfato di Raqqa ma con il chiaro obiettivo di alimentare nuovamente la causa dello Stato Islamico in una diversa collocazione geografica.

L’Afghanistan occidentale divenne così in breve tempo la principale area di espansione di questa nuova entità, attraverso una progressiva capacità di reclutamento nei ranghi delle disomogenee e polarizzate forze talebane e la conseguente conquista di ampi territori, gestiti anche attraverso l’allargamento del sodalizio ad altre formazioni combattenti di provenienza uzbeka e tagika.

Tra il 2015 e il 2017 le forze dell’ISIS in Afghanistan sembrarono aver subito una considerevole diminuzione di capacità, in conseguenza tanto delle azioni condotte dagli Stati Uniti e dall’esercito di Kabul, quanto anche da parte degli stessi talebani, con i quali l’ISIS-K era entrato in diretto e aperto contrasto sin dalla sua costituzione, nonostante una fluidità di rapporti che in più occasioni aveva portato alla collaborazione in funzione anti-occidentale.

Il disimpegno da parte della comunità internazionale dall’Afghanistan e la rapida crisi che portò alla caduta del governo afgano e alla conquista del potere da parte dei talebani, determinò un nuovo incremento di capacità da parte delle forze dell’ISIS-K, con la conduzione di numerosi attentati sia in Afghanistan che in Pakistan. Particolarmente grave fu quello del 26 agosto 2021 all’aeroporto di Kabul, durante le operazioni di evacuazione delle ultime forze straniere presenti nel paese, quando 183 persone persero la vita in conseguenza dell’esplosione di un attentatore suicida presso una delle porte di ingresso all’aeroporto[1].

Un attentato, quello di Kabul, che dimostrò come il rapporto tra l’ISIS-K e i talebani continuasse ad essere sostanzialmente competitivo, avviandosi in direzione di una fase progressivamente sempre più conflittuale.

Nuovi attentati dell’organizzazione tornarono infatti ben presto a interessare l’Afghanistan governato dai talebani, colpendo al tempo stesso il territorio pachistano e quello iraniano.

Lo scorso gennaio ISIS-K ha rivendicato il sanguinoso attentato condotto nella città di Kerman, in Iran, durante una cerimonia religiosa in ricordo del generale Soleimani, provocando la morte di 94 persone in due esplosioni successive condotte attraverso l’impiego di auto-bombe, e infine il 22 marzo è stato rivendicato l’attacco al centro commerciale di Krasnogorsk, vicino a Mosca, dove un commando ha fatto irruzione in una sala teatrale provocando la morte di 144 persone.

Ne emerge in tal modo una natura alquanto complessa e autonoma dell’ISIS-K, che probabilmente resta ancor oggi più una sigla-ombrello che non una vera struttura dotata di un apparato di controllo centralizzato, che racchiude una molteplicità di organizzazioni di varia dimensione accomunate dall’obiettivo di un’affermazione regionale autonoma tanto rispetto ad Al-Qaeda quanto ai talebani, nell’improbabile tentativo di ricostituire un’integrità territoriale indipendente in una vasta area compresa tra l’Afghanistan e il Pakistan.

Il progetto politico dell’ISIS-K resta tuttavia alquanto indefinito, ponendosi certamente come antagonista rispetto a quello talebano e di Al Qaeda, propugnando una visione più integralista e radicale dell’Islam senza tuttavia definire in modo più concreto gli obiettivi e le strategie per perseguire la propria autonomia statuale e organizzativa.

Al tempo stesso, tuttavia, ISIS-K non limita la portata dei suoi obiettivi alla sola sfera dei suoi interessi territoriali, colpendo in più occasioni anche i governi che ritiene ostili alla propria visione politica e religiosa, o quelli che accusa di apostasia, conducendo in tal modo un crescente numero di attentati in Pakistan, Iran, Asia Centrale e adesso Russia, nel perseguimento di una vocazione più ampia che continua a caratterizzare la pianificazione delle attività del gruppo.

In tale contesto si evidenzia forse la più profonda divergenza di vedute rispetto ad Al Qaeda, che considera gli Stati Uniti e i paesi occidentali come i principali nemici della comunità islamica globale. L’ISIS-K attribuisce al contrario alla sfera degli attori regionali e di quelli intervenuti contro il progetto di consolidamento dello Stato Islamico un connotato di responsabilità primaria, considerando soprattutto l’Iran, la Russia e il Pakistan come responsabili per il fallimento dell’esperimento politico che tra il 2011 e il 2015 portò al consolidamento geografico del loro progetto politico. La Russia e l’Iran, in modo particolare, vengono considerate dall’ISIS-K come i principali attori di una politica di contrasto della propria visione radicale dell’Islam, oltre che i responsabili per la sconfitta dello Stato Islamico in Siria e in Iraq.

Le radici storiche del risentimento verso la Russia affondano tuttavia sino al passato intervento dell’URSS in Afghanistan e la successiva guerra della Federazione Russa in Cecenia nei primi anni 2000, che generò la costituzione di una vasta galassia di formazioni radicali islamiste in tutta l’Asia Centrale. Un risentimento che interessa di conseguenza anche la Cina, come dimostrato dall’attentato del 2021 contro l’ambasciata di Pechino a Kabul, ritenuta responsabile della repressione delle comunità musulmane residenti nelle regioni occidentali del paese e fortemente ostile verso qualsiasi forma di compromesso.

Più complessa è invece la struttura del finanziamento di questa organizzazione, che può contare su generose elargizioni individuali da parte di facoltosi imprenditori residenti soprattutto nell’area del Golfo Persico ma che continua a reperire la gran parte delle proprie risorse nelle aree sottoposte al proprio controllo, esercitando forme arbitrarie di tassazione, vessazioni e una vasta rete di contrabbando.

In quest’ambito, il principale corridoio di interesse strategico per l’ISIS-K è rappresentato certamente dal poroso confine con il Pakistan, dove di conseguenza si sono verificati numerosi attentati e rappresaglie da parte del governo di Islamabad, nel tentativo di eradicare il controllo dei valichi da parte dell’organizzazione e delle sue organizzazioni affiliate con sede sul territorio pachistano, come la Tehrik-e Taliban (TTP) o il Movimento Islamico dell’Uzbekistan, che assicurano il flusso delle merci di contrabbando tanto nel nord quanto nel sud dell’Afghanistan[2].

Altrettanto complessa risulta a tutt’oggi l’analisi della struttura e della catena di comando del gruppo, al cui vertice resterebbe Sanaullah Ghafari, dal quale dipenderebbero circa 2.000 miliziani dislocati tuttavia su un vasto territorio. Conosciuto con il nome di battaglia di Shahab al Mhajir, poco si conosce di Ghafari, se non l’essere un cittadino afgano di trent’anni, laureato in ingegneria e già impiegato presso il Ministero della Difesa dell’ex governo, dal quale ha defezionato transitando dapprima all’interno di alcune formazioni talebane e poi contribuendo alla formazione dell’ISIS-K.

Ghafari ha ben presto cercato di reclutare combattenti tra i ranghi delle formazioni talebane, intercettando quelli scontenti della condotta del nuovo vertice politico di Kabul e ampliando la rete del reclutamento in vaste aree dell’Asia Centrale, nel perseguimento di un progetto di più ampia portata che potesse continuare a colpire tanto l’Iran quanto la Russia[3].

Sebbene dato più volte per morto tanto dagli Stati Uniti quanto dai talebani, la presenza di Ghafari al vertice dell’ISIS-K sembra essere oggi nuovamente confermata da una molteplicità di rapporti prodotti dagli Stati Uniti, dall’ONU e dal governo pachistano, che lo ritengono ancora saldamente al controllo dell’organizzazione.

Non è chiaro quanto e come Ghafari abbia articolato e decentrato la struttura di comando di ISIS-K, sebbene numerose indicazioni in tal senso siano state raccolte nel corso degli ultimi due anni, dopo le sistematiche uccisioni dei primi quattro leader dell’organizzazione. Il fondatore Hafiz Khan Saeed venne ucciso infatti nel corso di un attacco aereo statunitense nell’area di Nangarhar, in Afghanistan, il 26 luglio del 2016, e nello stesso modo sono stati eliminati i suoi tre successori Abdul Hasib (2017), Abu Sayed (2017) e Abu Saad Orakzai (2018). Da quel momento la struttura organizzativa del vertice di ISIS-K sembra aver subito una riorganizzazione, volta soprattutto a garantire la sicurezza degli elementi apicali e per assicurare la continuità della capacità organizzativa anche in conseguenza di nuovi potenziali attacchi. Resta tuttavia alquanto incerta la reale consistenza dell’organizzazione, che secondo gli Stati Uniti è ancora dotata di almeno 2.000 miliziani mentre secondo altre fonti regionali potrebbe essere cresciuta attraverso il reclutamento di nuovi combattenti soprattutto in Tagikistan e Uzbekistan[4].

Contestualmente a tali trasformazioni si è assistito al perseguimento dell’ambizione di Ghafari di globalizzare l’azione dell’ISIS-K, portandola a colpire obiettivi su una scala più ampia rispetto a quella territoriale dell’Afghanistan e del Pakistan. Sebbene l’attuale leader abbia più volte espresso minacce nei confronti degli Stati Uniti, con l’uscita del contingente USA dall’Afghanistan i principali obiettivi dell’organizzazione sembrano essere diventati l’Iran e la Russia, in conseguenza del perdurare del loro ruolo in Siria e, per quanto concerne Tehran, in Iraq. La dimensione del contrasto con la Russia, tuttavia, non si limita al solo Medio Oriente, assumendo al contrario un profilo di crescente intensità soprattutto in Africa, dove le milizie mercenarie russe sono impegnate in un violento e sanguinoso conflitto soprattutto nell’area del Sahel, fornendo assistenza ai locali regimi militari nel contrasto alle formazioni dello Stato Islamico in paesi come il Mali, il Niger e il Burkina Faso. Le violenze perpetrate dalle unità della Wagner, ora ridefinita come Legione Africana, sono ben note e hanno alimentato un crescente risentimento verso la Russia nell’ambito di una vasta area geografica interessata tanto dal jihadismo quanto dalle rivendicazioni autonomistiche delle popolazioni Tuareg[5].

Non meno rilevante per la galassia jihadista globale, infine, resta l’intenso rapporto tra la Russia e Israele, mantenutosi saldo nonostante la crisi del conflitto in Ucraina e rappresentando in tal modo una nuova frontiera della conflittualità regionale.

SCENARIO

A dispetto del tentativo del governo russo di voler forzare un collegamento tra l’attentato dello scorso 22 marzo tra l’ISIS-K e l’Ucraina, sussistono fondate ragioni per ritenere che la Russia rappresenti ormai un obiettivo primario dello Stato Islamico nella condotta delle sue operazioni su scala globale.

Profonde sono le radici del risentimento dei movimenti jihadisti verso Mosca, in particolar modo in conseguenza del ruolo svolto nello sconfiggere lo Stato Islamico in Siria e per il sostegno militare fornito a numerosi paesi dell’area saheliana nel contrasto alle locali gemmazioni dell’organizzazione, ma resta ancora viva anche la memoria del lungo e sanguinoso conflitto in Cecenia dei primi anni 2000 e del precedente intervento in Afghanistan.

L’ISIS-K rappresenta una gemmazione regionale dello Stato Islamico e alquanto incerte sono le informazioni atte a comprenderne l’esatta dimensione e l’articolazione della nuova catena di comando presieduta da Sanaullah Ghafari. Ciò che appare alquanto probabile, soprattutto nel corso dell’ultimo anno, è tuttavia l’intenzione di adottare una strategia meno regionale e più globale, che non trascuri la conduzione di attacchi a paesi come l’Iran, il Pakistan e lo stesso Afghanistan, ma che sempre più includa anche obiettivi di più ampia portata geografica, colpendo i paesi ritenuti responsabili della repressione del movimento islamista tanto in Medio Oriente quanto in Africa. La Russia, al pari degli Stati Uniti e dell’Europa, rappresenta in questa visione un obiettivo primario e l’attentato dello scorso 22 marzo in un teatro alla periferia di Mosca dimostra come e quanto la rete di reclutamento in Asia Centrale abbia permesso al gruppo jihadista di ampliare gli orizzonti della propria strategia.

La portata della strage commessa in Russia, inoltre, rappresenta un importante elemento di propaganda per catalizzare la capacità di reclutamento e di raccolta dei fondi dalle intricate sorgenti regionali, su cui ISIS-K punta ad investire per assumere un ruolo primario nella continuità del progetto dello Stato Islamico.


[1] “What is ISIS-K and why would it attack a Moscow concert hall?””, in Reuters, 25 marzo 2024

[2] BURKE, Jason, “Who is thought to be behind the Moscow attack?”, in The Guardian, 23 marzo 2024

[3] YAWAR, Mohammad Yunus, ALI, Mushtaq e RAJESJ, YP, “Hos Isis-K leader forged one of Islamic State’s most fearsome groups?”, in Reuters, 26 maggio 2024

[4] GARDNER, Frank, “Afghanistan: who are Islamic State Khorasan Province militants?”, in BBC, 11 ottobre 2021

[5] DOYLE, Kevin, “Moscow concert hall attack: why is ISIL targeting Russia?”, in Al Jazeera, 23 marzo 2024

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