KUWAIT: l’emiro scioglie il parlamento nell’ambito di una grave crisi politica che potrebbe condurre a radicali revisioni istituzionali

Parlamento Kuwait

Il 10 maggio l’emiro del Kuwait, Sceicco Meshal al-Ahmad al-Sabah, ha disposto lo scioglimento del parlamento, ad un solo mese di distanza dalle precedenti elezioni anticipate che erano state organizzate per eleggere i deputati dopo una precedente ulteriore crisi di governo terminata ancora una volta con lo scioglimento del parlamento. Lo Sceicco al-Sabah ha anche annunciato la sospensione di alcune disposizioni costituzionali fino ad un termine massimo di quattro anni, pur senza fornire chiare indicazioni nel merito delle regioni di tale decisione.

L’incerto futuro del parlamento kuwaitiano

Quella del Kuwait è da tempo considerata una delle monarchie del Golfo Persico ad aver avviato un processo di relativa democratizzazione, soprattutto in conseguenza dell’aver adottato nel 1963 la decisione di istituire un parlamento, l’Assemblea Nazionale, composta da 50 deputati eletti e fino a 16 membri del governo, che siedono anche nel parlamento nella doppia veste di ministri e deputati, pur con alcune limitazioni.

I poteri del parlamento, eletto per un periodo di quattro anni, sono alquanto limitati, risedendo il reale potere esecutivo nelle mani dell’emiro, e configurandosi il regno del Kuwait come un sistema prettamente autocratico. Ciononostante il ruolo dell’Assemblea Nazionale gode di una certa influenza, in un sistema dove sono vietati i partiti politici ma ammesse le coalizioni parlamentari, che in tal modo possono in seno all’Assemblea rappresentare le diverse istanze della società del paese. Queste trovano nel parlamento la possibilità di proporre leggi così come di formulare posizioni critiche nei confronti del potere esecutivo, determinando tuttavia in tal modo di frequente l’azione d’imperio dell’emiro, con conseguenti crisi di governo che in numerose occasioni hanno portato allo scioglimento dell’Assemblea.

L’articolo 107 della costituzione kuwaitiana, infatti, specifica che l’Assemblea Nazionale può essere sciolta dall’emiro nel caso di gravi contrasti che ne impediscano la prosecuzione del mandato, motivandone la decisione e imponendo tuttavia nuove elezioni entro il termine di due mesi.

L’attuale parlamento era stato eletto lo scorso aprile, il primo nell’ambito del mandato del nuovo emiro, succeduto lo scorso 16 dicembre al fratellastro Nawaf al-Ahmad al-Jaber al-Sabah, deceduto lo stesso giorno. Ne era emersa una composizione che aveva ancora una volta visto prevalere le forze di opposizione, che avevano conquistato 29 seggi come nelle elezioni dell’anno precedente, determinando un quadro istituzionale non differente e che ben presto ha mostrato la propria fragilità.

La metà circa dei seggi parlamentari era stata conquistata da candidati di espressione tribale, mentre i candidati di confessione sciita avevano ottenuto otto seggi e quelli che rappresentano la locale filiazione della Fratellanza Musulmana uno, perdendone due rispetto alla precedente composizione.

Era apparso sin da subito il disappunto dell’emiro per i risultati della nuova Assemblea Nazionale, che, con la sua fisionomia pressoché invariata, non forniva alcuna garanzia di funzionamento. L’emiro ha quindi ritardato la data dell’apertura dei lavori di circa un mese, spostandola dal 17 aprile al 14 maggio, in conseguenza del fatto che il primo ministro Mohammed Sabah al-Salem al-Sabah si era rifiutato di formare un nuovo gabinetto di governo.

La decisione dell’emiro di sciogliere l’Assemblea Nazionale a così breve distanza dalle elezioni non ha quindi stupito, sebbene le modalità entro le quali tale disposizione è avvenuta lasciano presupporre che l’attività parlamentare del Kuwait resterà a lungo sospesa.

L’emiro ha infatti disposto la sospensione accompagnandola alla contestuale sospensione di alcune norme della costituzione, tra le quali quella dell’obbligo di procedere a nuove elezioni entro il termine di due mesi, anticipando come tale fase potrà durare sino ad un termine massimo di quattro anni, ripercorrendo in tal modo quanto già accaduto nel paese tra il 1976 e il 1981 e poi ancora tra il 1986 e 1992.

Non è chiaro, allo stato attuale, quale sarà l’effettiva durata di questa sospensione dell’Assemblea, sebbene le scarne indicazioni fornite dall’emiro a sostegno della propria scelta – minacce agli interessi nazionali – lascino presupporre la possibilità di un intervallo prolungato.

Tra le questioni più urgenti e delicate che interessano l’emiro, e che possono concorrere a giustificare la decisione assunta il 10 maggio, spicca certamente quella della nomina del principe ereditario, che rappresenta un dovere costituzionale entro un anno dall’assunzione della carica ma che potrà adesso essere gestita senza il rischio di contrasti con i deputati, che più volte sono intervenuti criticamente sui membri della famiglia reale e sulle scelte di politica interna e soprattutto economica.

La selezione dell’erede al trono rappresenta non solo un fattore di potenziale contrasto con l’Assemblea Nazionale, quanto anche una delicata faccenda di gestione degli equilibri interni alla famiglia reale, dove dispute e lotte di potere si alimentano da tempo soprattutto in conseguenza dell’età avanzata dell’emiro, che determina interessi concorrenti e conflittuali nella selezione della linea di successione.

Per quanto concerne la gestione ordinaria della politica kuwaitiana, invece, con la sospensione del parlamento l’esercizio dei poteri transita al primo ministro e ai ministri del gabinetto di governo. Questi, nominati direttamente dall’emiro, non costituiscono solitamente un ostacolo nella gestione del potere della corona, che non può tuttavia ignorare le aspettative della società locale, che con l’elevata affluenza alle urne delle ultime elezioni – oltre il 60% – ha chiaramente dimostrato di considerare le funzioni del parlamento come un elemento importante della rappresentatività.

Il gabinetto di governo è stato quindi nominato il 12 maggio, guidato da Ahmad Abdullah al-Sabah (nipote dell’emiro) nella carica di primo ministro, e tra i primi compiti che dovrà affrontare c’è quello dell’approvazione della legge di bilancio, attraverso la quale cercherà di contrastare adesso le prerogative dei deputati di opposizione del disciolto parlamento in materia di sovvenzioni pubbliche e di spesa per l’assistenza sociale.

Ulteriore priorità del gabinetto è quella di rilanciare in direzione dell’apertura verso più ingenti investimenti esteri nel paese, soprattutto nell’ambito delle joint venture del settore petrolifero, che erano state fortemente osteggiate dalle opposizioni parlamentari e che avevano costituito uno dei principali terreni di scontro anche nella precedente legislatura.

La società kuwaitiana, tuttavia, si interroga sul futuro del sistema istituzionale nazionale, domandandosi soprattutto se e quanto l’attuale crisi rappresenterà un punto di svolta atto a determinare un sistema più autoritario, meno partecipativo e più vincolato al ruolo dell’emiro, interrompendo oltre sessant’anni di esperimento parlamentare. Non viene esclusa in questo contesto la possibilità di una riforma costituzionale, avendo l’emiro annunciato in concomitanza con la sospensione dell’Assemblea Nazionale anche la formazione di un comitato per una valutazione delle necessità di riforma, che potrebbero condurre ad una radicale revisione dell’attuale modello istituzionale.

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