IRAN: i sondaggi e le prospettive elettorali al termine della breve campagna per le elezioni presidenziali

Pezeshkian

Volge al termine la breve campagna per le elezioni presidenziali iraniane, che si terranno il 28 giugno e che dovranno eleggere il successore del defunto Ebrahim Raisi. Dei sei candidati ammessi dal Consiglio dei Guardiani alle elezioni, solo tre sembrano disporre del necessario potenziale di voti per poter effettivamente concorrere, e la variabile dell’affluenza alle urne appare come la principale discriminante delle prossime elezioni.

Una sfida a tre, secondo i sondaggi

La campagna elettorale per le presidenziali iraniane è durata poco più di due settimane e sebbene tutti e sei i candidati siano ancora in corsa per le elezioni presidenziali, solo tre di questi sembrano apparire dai sondaggi come dotati di una sufficiente base di sostegno elettorale.

Il candidato riformista Masoud Pezeshkian e quello conservatore principalista Mohammad Baqer Qalibaf potrebbero essere i due favoriti, sebbene nessuno dei due sembri disporre di sufficiente capacità per una vittoria al primo turno, mentre il candidato conservatore radicale Saeed Jalili segue nella classifica dei sondaggi.

Un primo sondaggio è stato condotto dal Centro di Ricerca del Parlamento tra il 18 e il 20 giugno, indicando una propensione al voto del 45,5% degli elettori e preferenze che vedono Qalibaf in vantaggio con il 20,7%, seguito da Pezeshkian con il 18,9% e poi Jalili con il 18,2%.

Un successivo sondaggio condotto dalla Iranian Students Polling Agency (ISPA) il 24 giugno scorso ha evidenziato come circa il 50% degli intervistati ha manifestato la certezza o la concreta intenzione di recarsi alle urne, e tra questi il 24,4% ha dichiarato l’intenzione di votare per Pezeshkian, il 24% Jalili e il 14,7% Qalibaf.

L’istituto di statistica dell’Università Imam Sadiq ha invece confermato con un contestuale sondaggio tanto le percentuali di intenzione al voto quanto quelle del gradimento per Pezeshkian, mentre ha attribuito a Qalibaf il 23,4% e a Jalili il 21,5%. Secondo lo stesso sondaggio, tuttavia, in un eventuale ballottaggio tra Pezeshkian e Qalibaf quest’ultimo risulterebbe favorito grazie alla concentrazione del voto di una parte dell’elettorato di area ultra-conservatrice, lasciando ipotizzare una vittoria di stretto margine con il 50,3% dei voti, mentre Pezeshkian sarebbe dato come favorito nell’eventualità di un ballottaggio contro Jalili.

Il primo dibattito pubblico televisivo tra i sei candidati si è tenuto il 17 giugno, seguito poi da altri tre nei giorni successivi, e i sondaggi condotti successivamente a tali eventi hanno dimostrato un calo della popolarità di Jalili, un incremento di quella di Pezeshkian e Qalibaf e la sostanziale stabilità degli altri tre candidati.

Il dato che emerge dai sondaggi iraniani, quindi, evidenzia come la rosa delle candidature si sia di fatto ipoteticamente ristretta a tre soli candidati, Pezeshkian, Qalibaf e Jalili, confermando al tempo stesso la scarsa capacità di Mostafa Pourmohammadi, Alireza Zakani e Amir-Hossein Qazizadeh, sin dapprincipio dati come sfavoriti.

Allo stesso tempo, i sondaggi evidenziamo come le prossime elezioni vedranno con ogni probabilità confrontarsi tre candidati di area molto diversa tra loro, portando un riformista, un conservatore principalista e un conservatore radicale a rappresentare l’offerta elettorale, determinando potenzialmente un quadro molto differente dalle precedenti elezioni del 2021, dove la blindatura della candidatura di Ebrahim Raisi aveva ristretto fortemente il margine di scelta e determinato un sostanziale calo dell’affluenza alle urne.

Sarà peraltro proprio l’affluenza alle urne a rappresentare la principale variabile di interesse delle elezioni del 2024, determinandone i possibili scenari. Nessuno dei tre principali candidati sembra disporre del necessario numero di voti per conseguire una vittoria al primo turno, dovendosi quindi verosimilmente ipotizzare lo scenario di un ballottaggio.

Qualora l’affluenza alle urne dovesse rivelarsi elevata – sostenuta soprattutto dalla presenza di un candidato di area riformista – la probabilità di un ballottaggio tra Pezeshkian e Qalibaf sembra rappresentare lo scenario maggiormente plausibile. Più complessa, in questo caso, è la valutazione relativa al possibile risultato, sebbene Qalibaf sembri in questa fase disporre delle maggiori probabilità di vittoria, potendo presumibilmente contare in caso di ballottaggio del voto di una parte dell’elettorato conservatore di area radicale. Qualora al contrario l’affluenza alle urne dovesse risultare meno elevata – come nel caso delle ultime elezioni parlamentari – le dinamiche del voto potrebbero invece presentare scenari differenti, capaci di favorire un ballottaggio tra Qalibaf e Jalili. L’assenza dell’elettorato riformista e di area pragmatica, infatti, determinerebbe una competizione tutta interna all’ambito dei conservatori, dove la componente radicale ha dimostrato già alle scorse elezioni parlamentari del 1° marzo di essere minoritaria ma coesa, risultando in tal modo avvantaggiata da un basso numero di elettori.

Ha certamente pesato nella determinazione dei nuovi sondaggi l’esito del primo dibattito televisivo dei sei candidati, tenutosi lo scorso 17 giugno e incentrato soprattutto sui temi della politica economica. Gli approcci dei sei sono apparsi sin dapprincipio molto differenti tra loro e polarizzati, pur con alcuni elementi di sorpresa, come la critica da parte di Pourmohammadi – l’unico candidato di area religiosa – nel merito delle restrittive politiche sull’obbligo per le donne di indossare il velo. Qalibaf si è certamente imposto per coraggio e determinazione nell’esporre proposte atte a risolvere i gravi problemi di ordine economico del paese, mentre Jalili ha addebitato all’amministrazione Rohani le responsabilità di una crisi generata dalle aspettative di un accordo con gli Stati Uniti e la comunità internazionale.

Il candidato riformista Pezeshkian ha duramente attaccato il diffuso sistema di corruzione che interessa la pubblica amministrazione, sostenendo che le sanzioni avvantaggiano solo alcune cerchie del potere politico ed economico – con un chiaro riferimento ai Pasdaran – mentre ha difeso l’esigenza di una più puntuale adesione agli standard finanziari internazionali della Financial Action Task Force (FATF) al fine di attrarre investimenti soprattutto dai paesi asiatici e permettere un rilancio dell’economia.

Più radicali e meno convincenti sono apparse le posizioni di Ghazizadeh Hashemi e Zakani, nel solco di un populismo che non sembra aver destato l’attenzione del pubblico.

Sono seguiti altri tre dibattiti, che hanno avuto ad oggetto la politica estera e di sicurezza, le politiche sociali e le sanzioni, delineando posizioni e distanze non dissimili da quelle emerse in precedenza, e confermando in tal modo il trend di aggiustamento dei sondaggi condotti dai principali enti demoscopici del paese.

Il sostegno ufficiale alla candidatura di Pezeshkian da parte dell’ex ministro degli Esteri Javad Zarif, figura molto popolare tra le forze riformiste e pragmatiche, sembra avere infine concesso un ulteriore margine di crescita al candidato riformista, destando allarme tra le forze conservatrici che hanno più volte nel corso degli ultimi giorni di campagna elettorale auspicato una maggiore coesione tra le formazioni principaliste e radicali. Numerosi organi di stampa ed esponenti dell’area conservatrice hanno chiesto ai candidati più deboli di ritirarsi al fine di concentrare il voto in misura crescente a favore di un solo candidato, manifestando in tal modo apertamente il proprio timore per una possibile sorpresa elettorale a favore di Pezeshkian, che, a dispetto delle previsioni inziali, sembra aver saputo trasformare la propria candidatura in un elemento di novità che il vasto consesso dei conservatori legge adesso come una minaccia esistenziale.

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