IRAN: drastico calo dell’affluenza alle urne per le elezioni presidenziali determina ballottaggio tra Pezeshkian e Jalili

Pezeshkian

Si sono tenute in Iran lo scorso 28 giugno le elezioni presidenziali, dove nessun candidato ha raggiunto la maggioranza assoluta al primo turno determinando la necessità di un ballottaggio, che si terrà il prossimo 5 luglio. La temuta astensione dal voto si è manifestata con valori superiori a quelli delle precedenti elezioni parlamentari e soprattutto delle precedenti elezioni presidenziali, determinando un quadro alquanto complesso. Sebbene il candidato riformista Pezeshkian abbia ottenuto un maggiore numero di voti rispetto al candidato ultraconservatore Jalili, le sorti del ballottaggio saranno decise ancora una volta dalle percentuali dell’affluenza alle urne, mostrando tuttavia come la società iraniana si sia ormai fortemente polarizzata verso gli estremi dello spettro ideologico.

Ballottaggio tra Pezeshkian e Jalili

La prima valutazione nel merito dell’analisi del voto presidenziale iraniano è certamente quella relativa all’affluenza alle urne, che è stata del 39,93%, facendo registrare il valore più basso sin dai tempi della rivoluzione del 1979 e dimostrando in modo del tutto evidente come la disaffezione dell’elettorato iraniano verso la politica si sia ormai cronicizzata.

Secondo i dati rilasciati dal ministero dell’Interno hanno votato un totale di 24.535.185 elettori, che include anche 1.056.159 schede bianche o invalidate, su un totale di 61.452.321 aventi diritto. Un dato che evidenzia un lieve calo rispetto alle ultime elezioni parlamentari dello scorso 1° marzo (dove l’affluenza era stata del 40,64%) e al contrario una costante e sensibile diminuzione rispetto alle precedenti elezioni presidenziali del 2021 (48,48%), del 2017 (58,85%), del 2013 (72,71%) e del 2009 (85,22%).

Le elezioni sono state caratterizzate da una breve campagna elettorale tra i sei candidati ammessi dal Consiglio dei Guardiani, divenuti poi quattro dopo il ritiro negli ultimi giorni del candidato principalista Alireza Zakani e di quello ultraconservatore Amir-Hossein Ghazizadeh Hashemi.

Come prevedibile, la scarsa affluenza alle urne ha favorito l’affermazione nel campo conservatore del candidato di area più radicale, Saeed Jalili, sebbene la maggioranza dei voti sia stata conquistata dal candidato riformista Masoud Pezeshkian, senza che nessuno dei due sia comunque riuscito ad ottenere la maggioranza assoluta, determinando l’esigenza di un voto di ballottaggio che si svolgerà il prossimo 5 luglio.

Lo spoglio delle schede elettorali ha attribuito a Masoud Pezeshkian 10.415.991 voti (corrispondenti al 44,36%), seguito da Saeed Jalili con 9.473.298 (40,35%) e poi da Mohammad Baqer Qalibaf con 3.383.340 (14,41%) e Mostafa Pourmohammadi con 206.397 (0,88%).

L’analisi del voto induce in tal modo a poter formulare alcune considerazioni preliminari. La prima è quella della prevalenza di un elettorato disilluso e insoddisfatto, che si è dimostrato recalcitrante al voto anche in presenza di un candidato riformista, che purtuttavia ha ottenuto al primo turno la maggioranza dei voti, dimostrando in tal modo come la base elettorale riformista sia sempre presente nel tessuto sociale del paese e probabilmente maggioritaria.

La seconda considerazione è quella relativa all’affermazione del candidato ultraconservatore Jalili sul principalista Qalibaf, che dimostra come anche nell’ambito dell’elettorato conservatore sia ormai evidente una profonda spaccatura e una profonda disillusione, che ha portato all’astensione dal voto delle componenti principaliste e invece reso ancor più compatte e rappresentative quelle ultraconservatrici. Il vero elemento di novità, dettato come preannunciato dalla variabile della scarsa affluenza alle urne, è indubbiamente quello della crescita dei “paydari” – gli ultraconservatori – sui principalisti, ripetendo ma anche ampliando le dinamiche elettorali delle scorse elezioni parlamentari del 1° marzo, dove tali componenti si sono largamente affermate nel controllo del Majilis.

L’elemento di maggiore sorpresa è invece quello dello scarso risultato elettorale di Qalibaf, che contraddice quasi tutti i sondaggi pre-elettorali e soprattutto quelli condotti successivamente ai quattro dibattiti televisivi tra i candidati, dove il presidente del Parlamento si era indubbiamente affermato per coraggio e capacità, dimostrando di aver predisposto un programma elettorale strutturato e ambizioso.

La variabile dell’affluenza alle urne, tuttavia, come ampiamente preannunciato prima delle elezioni, ha determinato un risultato alquanto complesso e fortemente polarizzato, dimostrando come il basso numero di elettori favorisca indubitabilmente le compatte componenti degli ultraconservatori, potendo contare sull’assenza dalle urne tanto di un’ampia parte dell’elettorato riformista quanto di quello conservatore principalista.

Si viene in tal modo a delineare un quadro del prossimo ballottaggio del 5 luglio ancora una volta fortemente imperniato sulla variabile dell’affluenza al voto, che rappresenterà il vero elemento decisionale per la scelta del prossimo presidente della Repubblica Islamica. Nell’ipotesi di una continuità dell’astensionismo, con valori paragonabili a quelli del primo turno, assume più alte probabilità l’ipotesi di una vittoria del candidato ultraconservatore Jalili, che potrà verosimilmente assommare alla propria solida e compatta base elettorale una frazione più o meno ampia di quella del fronte principalista, e in particolar modo quella più ostile al pragmatismo di Qalibaf. Parimenti, in costanza di un ulteriore calo dell’affluenza alle urne, la vittoria di Jalili appare pressochè scontata, potendo questi contare su una massa di voti sufficiente a conseguire una vittoria in uno scenario caratterizzato dall’affluenza alle urne di una maggioritaria componente conservatrice.

Nel caso in cui, al contrario, l’ipotesi di un nuovo governo di area ultraconservatrice dovesse motivare l’elettorato riformista in direzione di un impegno diretto per scongiurarne la possibilità, favorendo un incremento significativo dell’affluenza alle urne, le probabilità di una vittoria di Masoud Pezeshkian potrebbero crescere considerevolmente portando ad una vittoria del candidato riformista.

Un ultimo elemento di valutazione che emerge dal risultato elettorale è invece quello della progressiva marginalizzazione della componente principalista in seno al tessuto conservatore, per effetto soprattutto della transizione tra prima e seconda generazione del potere politico. La predominante componente demografica di seconda generazione ha ormai mutato in modo apparentemente definitivo la capacità della prima di esprimere una linea maggioritaria, con il conseguente affermarsi di formazioni sempre più radicali e meno interessate al dialogo con i paesi occidentali, più assertive e probabilmente destinate a promuovere una completa e profonda revisione dei principi strategici della Repubblica Islamica dell’Iran.

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