ETIOPIA: un mutamento di alleanze porta il governo federale a collaborare con il Tigrai contro i Fano dell’Amhara e gli eritrei

Etiopia Fano

Le milizie Fano sono una forza paramilitare dello stato regionale dell’Amhara caratterizzate da un profilo fortemente nazionalistico. L’origine dei Fano è incerta e il nome trae origine da quello delle milizie irregolari che nel corso dell’invasione italiana dell’Etiopia nel 1935 si costituirono in bande irregolari per la difesa del territorio contro le forze occupanti.

Le odierne milizie Fano sono state costituite nel 2016 attraverso l’aggregazione di alcuni gruppi di protesta che chiedevano l’annessione allo stato dell’Amhara delle regioni del Wolkait, di Kaft Humera e di Tsegede, tutte ad oggi parte del Tigrai occidentale. Dalla fase movimentistica, fortemente repressa sino al 2018 quando il governo federale era controllato dall’EPRDF, e quindi dalle forze tigrine, le milizie Fano sono transitate progressivamente alla lotta armata, integrando diverse milizie irregolari e favorendo una sempre maggiore collaborazione con le Forze Speciali Regionali dell’Amhara, la milizia paramilitare del governo regionale con sede a Bahir Dar.

Tanto le forze paramilitari Amhara quanto i Fano hanno avviato dal 2019 una sempre più intensa attività di repressione a danno di alcuni gruppi etnici minori presenti nel territorio dello stato regionale, attraverso l’adozione di una narrativa fortemente etno-nazionalista volta a riconquistare quella che gli Amhara ritengono essere l’originale dimensione territoriale del proprio stato.

Con l’inizio del conflitto nello stato regionale del Tigrai, nel novembre del 2020, le milizie Amhara e le Fano hanno intuito l’occasione per un’espansione verso le regioni del Tigrai occidentale e deciso di sostenere lo sforzo del governo federale contro le milizie del Tigrai (TDF). Sopite in tal modo le concomitanti tensioni con il governo federale, le milizie Amhara e Fano hanno sferrato ripetuti attacchi contro il territorio del Tigrai occidentale, dove sono state inizialmente respinte, con l’ingresso delle truppe tigrine in profondità nel territorio degli Amahara, poi passate alla controffensiva sfruttando il progressivo indebolimento del TDF e la contestuale avanzata delle forze federali a sud di Macallè.

Nell’ultima fase del conflitto, le forze Amhara e Fano hanno occupato l’intero territorio del Tigrai occidentale, ad ovest del fiume Tekezè, anche grazie al sostegno delle forze eritree nell’area settentrionale di Humera e di Badme, adottando una crescente violenza contro la popolazione tigrina e costringendone buona parte alla fuga in direzione del Tigrai orientale. La conquista di questi territori venne sin da subito accompagnata da una narrativa politica di stampo fortemente nazionalista, costruita sull’immagine di una riconquista degli storici territori dell’Amhara e sull’immutabilità di quanto conquistato sul campo di battaglia.

Il governo federale, pur contrario all’attivismo nazionalista degli Amhara, non poté che sostenerne il ruolo in circostanza delle drammatiche condizioni del conflitto, lasciando di fatto mano libera alle milizie non solo per la conquista del Tigrai occidentale quanto anche nel rapporto con le forze eritree.

Con l’approssimarsi della sconfitta tigrina, tuttavia, le milizie Amhara e i Fano decisero di accelerare la strategia di pulizia etnica della regione, costringendo migliaia di tigrini alla fuga, con la contestuale localizzazione di un numero crescente di Amhara nei villaggi conquistati, a cui sono state offerte case e terreni.

Una strategia che ha di fatto mutato gli equilibri demografici della regione, costringendo il governo federale nel maggio del 2022 ad intraprendere un’azione politica e militare volta a contrastare il deliberato tentativo degli Amhara di impossessarsi stabilmente del Tigrai occidentale. Migliaia di persone vennero quindi arrestate tra le milizie e i Fano, con l’obiettivo di ripristinare la legalità e il predominio del governo federale sul territorio, disponendo al tempo stesso la smobilitazione di tutte le milizie regionali e la loro integrazione all’interno dell’esercito federale. Misura che esacerbò ulteriormente le già evidenti tensioni.

Mentre il governo regionale dell’Amhara accettò suo malgrado le disposizioni del governo di Addis Abeba, attraverso la prospettiva di potersi comunque impossessare del Tigrai occidentale attraverso un referendum, i Fano rifiutarono il disarmo e l’integrazione nell’ENDF, dando vita ad una ribellione che progressivamente si è trasformata in un nuovo conflitto. Dopo una prima fase di forte iniziativa da parte dei Fano, che il 2 agosto del 2023 arrivarono a conquistare la città di Lalibela e minacciare Gondar, le forze dell’ENDF hanno progressivamente ripreso il controllo delle aree urbane e delle principali arterie di comunicazione, senza tuttavia a debellare le milizie ribelli nelle aree rurali e soprattutto quelle montagnose, dove sono presenti le loro principali basi logistiche.

Venne quindi decretato lo stato di emergenza in tutto lo stato dell’Amhara, di concerto con le locali autorità, e dispiegato un ingente quantitativo di droni da combattimento turchi Bayraktar TB-2, che già si erano rivelati decisivi nel conflitto contro i tigrini.

Con l’incremento delle operazioni militari, tuttavia, sono cresciute anche le proteste per l’elevato numero di vittime civili provocato dall’intervento dell’esercito federale, in un crescendo di combattimenti che hanno portato più volte i Fano a minacciare nuovamente i principali centri abitati dell’Amhara e ad impegnare in più occasioni in modo efficace le forze federali, come dimostrato dall’uccisione del generale di brigata Gaddissa Diro il 22 marzo scorso in prossimità della cittadina di Dega Damot.

La minaccia dei Fano si è tuttavia spinta sino a interessare la capitale, Addis Abeba, dove una molteplice serie di omicidi ha interessato funzionari del Partito della Prosperità, oltre a numerosi scontri con le forze di polizia.

Al tempo stesso, le autorità provvisorie dello stato regionale del Tigrai hanno accusato lo scorso 25 marzo il governo dell’Amhara di sostenere implicitamente l’azione dei Fano nel processo di annessione forzata del Tigrai occidentale, invitando il governo federale ad intervenire per smantellare le amministrazioni locali illecitamente stabilite e scongiurare la possibilità di un ulteriore conflitto.

Il governo del primo ministro Abiy Ahmed ha ribadito la volontà di organizzare un referendum nella regione per stabilirne il destino, ma le forze tigrine chiedono il rientro degli sfollati e l’uscita dei coloni installati dal governo dell’Amhara, che hanno intenzionalmente alterato l’originale equilibrio demografico del Tigrai occidentale.

In una sorta di paradossale mutamento di fronte ed equilibri, infine, il governo ad interim del Tigrai e quello federale hanno firmato un accordo il 1° maggio scorso per risolvere la crisi del Tigrai occidentale. Il tenente generale Tadesse Werede, vicepresidente dell’amministrazione ad interim, ha affermato che il governo di Macallè e quello di Addis Abeba si sono accordati per favorire il rientro dei profughi e permettere il graduale reingresso delle forze tigrine per assicurare il controllo della regione entro il prossimo mese di giugno. L’accordo è stato definito tra il comando delle forze dell’ENDF in Tigrai e quello delle forze regionali di Macallè, di fatto siglando i termini di un’alleanza contro le forze Amhara e Fano per scardinarne le amministrazioni locali illecitamente stabilite e permettere al governo centrale di assumere il controllo dell’intero Tigrai occidentale con il sostegno delle forze tigrine. In tal modo, l’ordine di disarmare le milizie del Tigrai sarebbe stato procrastinato, al fine di impiegarle soprattutto contro i Fano e impedire che questi possano essere sostenuti dalle forze eritree, ancora largamente presenti sul territorio del Tigrai. Un radicale mutamento di alleanza, rispetto a soli due anni fa, che rischia di trasformarsi tuttavia in un nuovo conflitto contro le forze Amhara e Fano e, potenzialmente, anche contro l’Eritrea, che è da sempre impegnata nel sostegno di tutte le forze ostili al TPLF tigrino

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