EGITTO: Al Sisi conferma Mustafa Madbouly alla guida del nuovo governo, che dovrà adesso gestire un imponente programma di riforme economiche

Egitto Primo Ministro

Il 3 giugno si è dimesso il governo egiziano presieduto dal primo ministro Mostafa Madbouly, in conseguenza di un crescente malcontento determinato dalle misure di austerità adottate dal governo e della volontà del presidente Abel Fattah El Sisi di rinnovare l’esecutivo con l’ingresso di nuovi ministri incaricati di gestire le impegnative sfide economiche poste dalla complessa congiuntura che interessa il paese.

Il conflitto in atto a Gaza e la contestuale crisi della sicurezza nel Mar Rosso, che ha determinato una sostanziale diminuzione del traffico marittimo in direzione del Canale di Suez (circa il 46% di riduzione dall’inizio dell’anno), rappresentano in questo momento i due principali fattori di rischio per la stabilità dell’economia egiziana, già transitata attraverso un processo di aggiustamenti determinati dagli effetti del conflitto in Ucraina e del perdurare dell’instabilità regionale dell’area mediorientale.

All’atto delle dimissioni del primo ministro Mostafa Madbouly, peraltro anticipate da tempo, il presidente El Sisi lo ha immediatamente riconfermato nell’incarico, con la richiesta di formare un nuovo governo che includa nuove e più specifiche competenze per la gestione delle sfide economiche. Una transizione programmata, quindi, gestita attraverso una procedura non traumatica, che intende offrire una risposta rapida e concreta alla società egiziana e ai timori espressi dal mercato, individuando nuove strategie per la gestione di un contesto di crisi regionale che l’Egitto rischia di subire passivamente in assenza di opportuni correttivi.

Le indicazioni fornite dal presidente Al Sisi nel merito dei compiti del nuovo governo rimangono di fatto immutate, perseguendo gli obiettivi primari della riforma economica e quelli connessi alla sicurezza nazionale e alla lotta al terrorismo, oltre a quelli di promozione culturale, di “consapevolezza nazionale” e della difesa di un contesto religioso caratterizzato dalla moderazione.

Restano primarie le esigenze di carattere economico e di promozione industriale, caratterizzate dalla necessità di incrementare il volume degli investimenti esteri nel paese e di promozione della crescita del settore privato, in un contesto dove il governo dovrà tuttavia contenere la spinta inflattiva e limitare l’aumento dei prezzi al consumo, soprattutto nell’ambito dei beni alimentari primari, dei carburanti e dell’erogazione dei principali servizi di interesse pubblico.

Le sfide economiche del governo egiziano dovranno peraltro essere inserite all’interno del percorso definito con i principali creditori internazionali del paese, rispettando quindi gli impegni assunti in termini di misure di austerità che hanno imposto la revoca di numerosi sussidi ma che hanno generato tuttavia un diffuso malcontento nella società egiziana, soprattutto per quanto concerne quelli connessi al prezzo del pane, che rappresenta l’alimento base delle famiglie.

Tanto il Fondo Monetario Internazionale quanto gli storici finanziatori del Golfo – e in particolar modo l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti – hanno imposto all’Egitto un diverso e più sostanziale programma di riforme economiche a garanzia dei crescenti investimenti destinati a sostenere l’economia locale. Lo scorso maggio gli Emirati Arabi Uniti hanno erogato una seconda tranche di 14 miliardi dollari, parte di un finanziamento complessivo di 35 miliardi di dollari finalizzato allo sviluppo di un nuovo complesso edilizio nella città di Ras El Hekma, mentre il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea hanno concesso finanziamenti del valore di 8 miliardi dollari ognuno, che si aggiungono ai 6 miliardi di dollari precedentemente approvati dalla Banca Mondiale.

Tra i primi provvedimenti economici adottati dall’Egitto a fronte di tali investimenti, quelli di principale rilevanza hanno riguardato l’innalzamento dei tassi di interesse al 6% lo scorso marzo, mantenendoli poi invariati nella successiva riunione della Banca Centrale di maggio, con l’intento di rassicurare i mercati finanziari e impedire l’emergere di eccessivi rischi nel merito della fuoriuscita di capitali dal paese.

Misure tuttavia giudicate ancora inadeguate dal mercato e dagli stessi finanziatori, che chiedono all’Egitto l’adozione di rigorose e profonde riforme economiche capaci di fornire garanzie di lungo periodo e non già di alleviare momentaneamente gli altalenanti equilibri finanziari locali. In tale contesto, quindi, la riduzione dei sussidi e la gestione degli investimenti sui programmi di sviluppo infrastrutturale e immobiliare, devono essere canalizzati all’interno di una più solida strategia che preveda una sistematica riduzione della spesa pubblica, una rigida politica monetaria, il contenimento dell’inflazione e una più ampia ristrutturazione della politica industriale attraverso la costituzione di un organo di controllo centrale deputato ad assicurarne il perseguimento secondo gli impegni assunti con la comunità finanziaria internazionale.

Tra le principali richieste formulate all’Egitto, in particolar modo, spicca quella di una riduzione del pervasivo ruolo pubblico – e soprattutto delle Forze Armate – nel settore economico, incentivando lo sviluppo del settore privato e aprendo ad una forma di competizione nel mercato non più monopolisticamente controllata dalla centralizzazione del potere statale. Tali impegni, peraltro, si rendono vieppiù urgenti in conseguenza del mutato scenario internazionale e regionale, che, soprattutto in seguito al conflitto a Gaza e ai suoi effetti collaterali nel Mar Rosso, hanno ulteriormente colpito i fondamentali dell’economia nazionale, imponendo una rapida virata in direzione di un virtuosismo economico a lungo mancato.

Al tempo stesso, tuttavia, per il governo egiziano si pone l’esigenza di attuare le riforme richieste attraverso modalità e tempi che non producano effetti troppo pronunciati sul piano dell’impatto sociale, dove un crescente malcontento ha già accompagnato le recenti abolizioni dei sussidi sul pane facendone quadruplicare il prezzo al consumo. Il programma di riforme assegnato al nuovo governo, quindi, dovrà cercare di incentivare in misura consistente soprattutto l’occupazione giovanile, sfruttando lo sviluppo dei progetti immobiliari come volano occupazionale e cercando di favorire l’ingresso nel mondo del lavoro anche attraverso incentivi fiscali e retributivi a vantaggio del settore privato.

Il governo è incoraggiato in questa fase dai primi positivi dati del mercato, che hanno fatto registrare una diminuzione dell’inflazione a maggio, transitando dal 32,5% del mese precedente al valore del 28,1%, attribuendo questo risultato alla stabilizzazione dei tassi di interesse e alla liberalizzazione del tasso di cambio della valuta locale. Le previsioni della Banca Centrale egiziana restano ottimistiche nel merito di una costante riduzione del tasso d’inflazione per il 2024, prevedendo un sensibile miglioramento entro il primo trimestre dell’anno successivo.

Non meno rilevanti, infine, resteranno per il nuovo governo le questioni connesse alla sicurezza, e in particolar modo quelle determinate dal conflitto a Gaza soprattutto lungo i confini nord-orientali, dove l’Egitto teme la possibilità di un forte afflusso dei profughi che determinerebbe enormi difficoltà di gestione umanitaria e la possibile saldatura delle cellule più radicalizzate dell’estremismo palestinese con le formazioni terroristiche da tempo presenti soprattutto nella parte settentrionale della penisola del Sinai.

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