Divampa la protesta in Kenya contro la proposta per la legge finanziaria, costringendo il governo ad un rapido mutamento di rotta

Kenya Proteste

Lo scorso 9 maggio è stato pubblicato su un supplemento della Gazzetta Ufficiale del Kenya il testo del disegno di legge per la manovra finanziaria del 2024/25, determinando un intenso dibattito pubblico caratterizzato da accese critiche.

Nella ricerca di una strategia per alleggerire l’ingente spesa pubblica e incrementare gli introiti, il governo ha proposto una corposa misura che prevede considerevoli aumenti della tassazione su un’ampia gamma di prodotti e servizi, alcuni dei quali ritenuti essenziali dalla popolazione. In particolar modo ha suscitato critiche la proposta di un incremento dell’IVA sul pane del 16%, così come quella di una nuova tassa del 2,5% sul possesso delle automobili, oltre a forti aumenti del costo delle transazioni finanziarie online, largamente utilizzate dalla società keniota.

Le disposizioni della proposta di legge finanziaria contengono tuttavia anche un vasto pacchetto di misure relative ai beni di largo di consumo, con aumenti significativi della tassazione su prodotti di uso comune e igienico-sanitario, sui prodotti tecnologici e sugli alimenti, oltre a prevedere l’introduzione di una tassa ecologica sui prodotti considerati dannosi per l’ambiente, come gli imballaggi di plastica, gli pneumatici e numerosi altri beni non biodegradabili[1].

L’obiettivo del governo di Nairobi è quello di limitare l’apporto dello Stato sotto forma di sussidi e incrementare la tassazione al fine di raccogliere circa 2,7 miliardi di dollari aggiuntivi sul bilancio, permettendo di ridurre l’indebitamento determinato dal costante accesso al credito finanziario sul mercato internazionale. Un intento comprensibile, che tuttavia ha dovuto ben presto misurarsi con la complessa situazione economica del paese, il forte incremento del costo della vita e un generale clima di insoddisfazione da parte soprattutto delle generazioni più giovani.

Il disegno di legge sulla finanziaria è stato fortemente contestato anche dalle opposizioni politiche, alimentando un malcontento popolare che è fortemente cresciuto nel corso delle settimane, anche grazie ad una rapida campagna sui social media e ad una petizione online che ha progressivamente acceso gli animi della società keniota.

In poche settimane, in tal modo, la protesta si è trasferita dalla dimensione virtuale a quella reale, attraverso la rapida diffusione di appelli che sono stati poi canalizzati dalla richiesta di aderire a manifestazioni pubbliche da tenersi nel corso di una settimana definita sui social media come “7 giorni di rabbia!”, dal 21 al 27 giugno, per la quale è stato diffuso un manifesto che illustrava le attività di ogni singolo giorno[2].

È apparso in tal modo in tutta evidenza come il malcontento generato dall’annuncio della legge finanziaria avesse favorito la rapida nascita di un movimento di fatto, organizzatosi attraverso i social media e strutturatosi su una piattaforma comune di protesta ben delineata che prevedeva una progressiva azione coordinata che sarebbe culminata con l’occupazione dei principali palazzi del potere politico.

L’uccisione di un giovane da parte delle forze di polizia nel corso di alcune sporadiche manifestazioni iniziali, inoltre, ha ulteriormente potenziato la capacità degli organizzatori delle proteste, alimentando un malcontento che è ben presto sfociato in violenza. Il primo giorno delle manifestazioni, infatti, il programma del manifesto prevedeva la riunione dei manifestanti dinanzi all’obitorio comunale dove era stata portata la salma del giovane ucciso dalla polizia, che sono stati tuttavia contrastati dalle forze di polizia attraverso l’impiego di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, provocando numerosi feriti e incrementando la portata delle manifestazioni[3].

La previsione di una situazione altamente rischiosa aveva indotto già dal 18 giugno un gruppo parlamentare a raccomandare al governo di promuovere con immediatezza una serie di emendamenti alla legge finanziaria, al fine di accogliere almeno una parte delle richieste della società e scongiurare quindi la possibilità di più gravi conseguenze. In modo particolare il presidente della commissione finanziaria del parlamento, Kimani Kuria, aveva raccomandato di apportare modifiche urgenti al disegno di legge soprattutto nel merito degli incrementi fiscali previsti per il possesso delle auto, sui trasferimenti di denaro online e sul pane, ritenendoli quelli maggiormente criticati dalla popolazione, senza tuttavia incontrare una rapida e fattiva risposta da parte del governo[4].

L’evoluzione della protesta

Le manifestazioni del movimento giovanile “7 giorni di rabbia!” sono state accompagnate sin dapprincipio dall’impiego da parte del governo di un ingente dispositivo di polizia, che ha cercato di disperdere le proteste attraverso il crescente ricorso alla forza, provocando ben presto delle vittime e incrementando in tal modo la portata della protesta.

Secondo la stampa locale almeno 22 persone sarebbero morte nel corso delle manifestazioni e degli scontri con le forze di polizia, determinando un incremento della rabbia che il 25 giugno ha portato all’occupazione del municipio di Nairobi e del Parlamento, ampie parti dei quali sono state distrutte e date alle fiamme.

La reazione del governo è stata inizialmente dura e perentoria, mentre il presidente Ruto ha definito come traditori i manifestanti e assicurato che avrebbe represso le violenze a qualsiasi costo, disponendo l’impiego delle forze armate al fianco delle unità di polizia, nell’evidente impossibilità di queste di contenere la portata del fenomeno[5].

Il 26 giugno la protesta è diminuita di intensità, anche in conseguenza dell’annuncio da parte del governo di voler modificare il disegno di legge ed eliminare gli incrementi fiscali su alcuni beni e servizi, tra i quali quelli per uso igienico-sanitario, quelli tecnologici, sulle transazioni online e alcune categorie di prodotti considerati inquinanti ma fabbricati localmente. Un’apertura che ha permesso un temporaneo ritorno alla calma ma che ha generato reazioni diverse tra le forze dell’opposizione politica e tra i manifestanti.

Il coordinamento degli attivisti ha denunciato le misure del governo come insufficienti, invitando i giovani dimostranti a rispettare il programma della protesta, che avrebbe previsto l’assalto al palazzo presidenziale per il 27 giugno, mentre più cauto è apparso il leader di opposizione politica Raila Odinga, che non è entrato nel merito delle decisioni del governo ma ha fortemente criticato la violenza impiegata per sedare le proteste e accusato il presidente Ruto di non aver accolto la richiesta di dialogo che proveniva dagli organizzatori delle manifestazioni[6].

L’ordine per le strade di Nairobi è stato tuttavia riportato anche grazie al massiccio dispiegamento delle forze dell’esercito, che il parlamento ha approvato nella prima mattina del 26 giugno, consentendo alle forze di polizia di poter contare sul necessario supporto per blindare e controllare soprattutto i principali palazzi governativi[7].

Contestualmente il presidente Ruto ha annunciato che il disegno di legge per la finanziaria era stato ritirato, accogliendo quella che ha definito come la “voce del popolo keniota”, determinando una netta spaccatura all’interno del movimento di protesta. Mentre l’ala più dura ha continuato a chiedere la programmata manifestazione con l’occupazione del palazzo presidenziale, altri manifestanti hanno al contrario ritenuto che le misure del governo rappresentassero una risposta concreta, dichiarandosi contrari alla prosecuzione del programma iniziale. La morte di 22 persone il 25 giugno nel corso degli scontri ha destato preoccupazioni nell’ambito del dibattito che sui social media alimenta il movimento di protesta, evidenziando una netta spaccatura tra le componenti più radicali e interventiste e quelle – apparentemente maggioritarie – che ritengono di aver conseguito un primo tangibile risultato nel confronto con le autorità di governo.

Una linea di compromesso tra i due gruppi è stata quindi individuata nel voler organizzare comunque per il 27 giugno una manifestazione di protesta, sebbene senza l’intento di occupare il palazzo presidenziale e con l’accordo di un intento pacifico e meramente dimostrativo.

Alcune centinaia di persone si sono quindi riunite il 27 giugno nell’area del quartiere finanziario di Nairobi, in numero decisamente inferiore rispetto ai giorni precedenti, venendo disperse poco dopo con facilità dalle forze di polizia e dall’esercito, sebbene senza registrare il tenore delle violenze dei giorni precedenti[8]. L’intervento delle forze di polizia è stato determinato dagli slogan scanditi dai dimostranti, che chiedevano le dimissioni del presidente Ruto minacciando comunque di forzare i blocchi in direzione dell’ufficio presidenziale.

Sebbene la fase più acuta della protesta sembri essere terminata, numerosi sono gli elementi di tensione che continueranno a interessare l’amministrazione del presidente Ruto. È stata confermata la revoca del disegno di legge finanziaria e il governo ha annunciato che per contrastare il deficit opererà attraverso misure di austerità e tagli al bilancio della presidenza e del governo, promettendo un dialogo più diretto con la società keniota. Ciononostante, il diffuso malcontento che ha portato ai gravi disordini dell’ultima settimana di giugno permane, così come le accuse di corruzione e spreco dirette ai vertici del sistema politico, mentre ha destato certamente stupore e allarme per le autorità del paese la rapidità con la quale si è costituito in modo orizzontale attraverso i social media un ingente movimento di protesta, che in pochi giorni è riuscito a organizzare manifestazioni nelle principali città del paese e alimentare una violenza che il Kenya non sperimentava da anni.

Ruto ha dimostrato sin all’indomani delle elezioni con le quali è stato nominato presidente di voler adottare una linea politica alquanto diretta e decisa, dovendo tuttavia constatare in breve tempo come la società keniota non sia disposta ad accettare questa postura. L’unica reale opzione per il governo, in questa delicata fase, è quindi quella di tornare sui propri passi, delineare un programma politico ed economico concordato con le opposizioni e la società e cercare di maturare quel necessario pragmatismo che sembra essere sinora mancato al presidente. Il rischio di una nuova esplosione di violenza resta quindi concreto, così come ingestibile da parte di un’amministrazione ormai altamente screditata.

SCENARIO

Le ingenti proteste che hanno interessato il Kenya nell’ultima settimana di giugno hanno rappresentato un impegnativo test di tenuta per il governo del presidente William Ruto. La linea del decisionismo e della fermezza adottata dal governo non è stata pagante, determinando una situazione che ha portato il paese sull’orlo di una grave crisi, gestita solo in extremis attraverso il repentino ripensamento nel merito del disegno di legge finanziaria. Un’ammissione di debolezza, in tutta evidenza, determinata soprattutto dallo stupore per la capacità della società locale di dare corpo e sostanza ad un ingente movimento di protesta in breve tempo, attraverso il solo ausilio dei social media e capace di potare una pericolosa sfida alle autorità sin nel cuore della stessa capitale.

Sebbene le misure proposte dal governo nel disegno di legge finanziaria fossero utili quanto concrete, la loro adozione era apparsa sin dapprincipio estremamente difficoltosa, andando a colpire soprattutto le fasce meno abbienti del paese già colpite dagli effetti della perdurante crisi economica. Il governo keniota deve certamente cercare di arginare il ricorso all’esposizione debitoria nei confronti degli enti finanziari internazionali, ma questo obiettivo non può essere conseguito attraverso l’imposizione di un incremento della fiscalità che orizzontalmente colpisce la popolazione locale. Saranno quindi necessarie misure di austerity costruite principalmente intorno alla spesa pubblica, non certamente in grado di conseguire i risultati auspicati dal cancellato disegno di legge finanziaria ma al tempo stesso capaci di depotenziare il grave clima di tensione determinato dall’improvvida scelta di adottare misure straordinarie quanto impopolari.


[1] BHALLA, Nita, “Why has Kenya’s finance bill triggered protests?”, in Context, 24 giugno 2024

[2] MUIA, Joseph, “’7 days of rage’: Gen Z protestors announce a week of protests as they declare #totalshutdown”, in Citizen Digital, 21 giugno 2024

[3] MWANGI, Monicah e KAHINJU, Jefferson, “Police fires tear gas, water cannon at anti-tax protesters in Nairobi”, in Reuters, 21 giugno 2024

[4] MALALO, Humphrey, “Kenyan parliament panel urges govt to scrap some new taxes as hundreds protest”, in Reuters, 18 giugno 2024

[5] “Death toll rises to 22 a day after Kenyan protesters stormed parliament”, in Africa News, 26 giugno 2024

[6] NYAMORI, Moses, “Raila Odinga to State: stop killing our children”, in The Nation, 25 giugno 2024

[7] “Kenyan lawmakers approve army deployment amid ongoing protests”, in Africa News, 26 giugno 2024

[8] GADZO, Mershila e ADLER, Nils, “Kenya finance bill updates: tear gas fired at protesters after Ruto u-turn”, in Al Jazeera, 27 giugno 2024

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