CIAD: vittoria al primo turno per Mahamat Idriss Déby, contestata tuttavia dal Succès Masra, che chiede annullamento delle elezioni

Mahamat Idriss Deby

Il 6 maggio si è tenuto il primo turno delle elezioni presidenziali del Ciad, dopo tre anni di governo ad interim di Mahamat Idriss Déby, subentrato al padre alla guida di un Consiglio Militare di Transizione istituto dopo l’uccisione di Idriss Déby Itno nell’aprile del 2021.

I candidati alle elezioni sono stati dieci, sebbene i due principali sono apparsi sin dapprincipio Mahamat Idriss Déby e il primo ministro Succès Masra, che secondo i sondaggi disponevano di un potenziale di voti pressoché equivalente. Completavano la rosa delle candidature i nomi di Alladoum Djarma Baltazar, Théophile Bongoro Bebzouné, Nasra Djimasngar, Brice Mbaimon Guedmbaye, Mansiri Lopsikreo, Albert Pahimi Padacké, Yacine Abdramane Sakine e Lydie Beassemda, unica donna tra i candidati.

Sebbene i risultati delle elezioni – così come il dato ufficiale di affluenza alle urne degli oltre otto milioni di elettori chiamati a votare – saranno pubblicati il prossimo 21 maggio e poi ufficialmente proclamati il 5 giugno successivo, il 10 maggio l’Autorità Nazionale per la Gestione delle Elezioni (ANGE) ha diffuso i primi dati provvisori, evidenziando come il 61,03% delle preferenze sarebbe stata conquistata da Mahamat Idriss Déby, mentre il suo principale sfidante Succès Masra avrebbe ottenuto il 18,53% dei voti, seguito poi da Albert Pahimi Padacké con il 17%, determinando un risultato che – una volta confermato – escluderebbe la necessità di un voto di ballottaggio al secondo turno.

L’annuncio dei risultati parziali ha tuttavia destato malumori tra i candidati, e soprattutto il principale sfidante Succés Masra ha contestato i dati e accusato il governo militare di aver organizzato brogli e intimidazioni nel corso delle procedure di voto.

Il governo, per la gestione della sicurezza degli oltre 26.500 seggi disseminati nel paese, aveva dispiegato un ingente quantitativo di militari soprattutto nei principali centri abitati, e secondo Succés Masra sarebbero stati proprio i soldati a condurre numerose violazioni delle procedure elettorali, sottraendo le urne e provvedendo ad un conteggio separato, minacciando gli scrutatori e gli osservatori e corrompendo in più occasioni tanto gli elettori quanto i funzionari impegnati nella gestione delle procedure di voto. Masra sostiene di aver raccolto sufficienti evidenze video e documentali di queste violazioni e di averle trasmesse in formato elettronico al Consiglio Costituzionale, rispettando il termine di tre giorni che la legge concede ai candidati per contestare i dati previsionali forniti dall’ANGE.

Succés Masra, tuttavia, non solo ha denunciato i risultati e i brogli ma ha anche chiesto ufficialmente al Consiglio l’annullamento del voto e l’organizzazione di nuove elezioni, determinando un clima di tensione politica che non ha tardato a manifestare i propri effetti sul piano della sicurezza.

Masra aveva annunciato poco dopo il voto di essere certo di una vittoria elettorale al primo turno, sulla base dei sondaggi condotti attraverso la rete del proprio partito, i Trasformatori, ma già nella stessa notte del 6 maggio si erano verificati disordini che avevano portato a sporadici scontri con le forze armate e di polizia, mentre circa 80 persone erano state tratte in arresto con l’accusa di aver falsificato le tessere elettorali. La maggior parte di queste, secondo il governo, sarebbe stata parte della rete giovanile di attivisti del partito di Masra.

Il clima elettorale era stato caratterizzato da tensioni e malumori sin dall’annuncio della data delle elezioni, lo scorso 28 febbraio, soprattutto in conseguenza dell’esclusione dalle candidature dei principali esponenti delle opposizioni che sostengono il Fronte dell’Alternanza e dell’Armonia in Ciad (FAAT), responsabile nel 2021 dell’uccisione del presidente Idriss Déby Itno, padre dell’attuale presidente ad interim. Le forze di opposizione avevano denunciato l’irregolarità del processo di selezione elettorale e accusato Mahamat Idriss Déby di aver organizzato delle elezioni fittizie, attraverso la presenza di candidati a lui vicini, come Masra, funzionali al solo scopo di fornire credibilità e legittimità al voto.

Ad esasperare il clima pre-elettorale aveva anche contribuito l’uccisione a Ndjamena il 28 febbraio di Yaya Dillo, un popolare esponente politico dell’opposizione, cugino e parte dello stesso gruppo etnico (gli Zaghawa) del presidente ad interim Idriss Deby, che aveva manifestato la propria intenzione di presentarsi alle elezioni. Dillo rappresentava il principale oppositore del governo, a capo di una formazione politica denominata Piattaforma per il Cambiamento, l’Unità e Democrazia (SCUD), e aveva da tempo abbandonato l’opposizione armata contro il governo per concentrarsi sull’azione politica volta a contrastare il ruolo della famiglia del presidente. La sua morte aveva generato proteste e disordini, dopo che la polizia aveva fatto irruzione nella sua abitazione il 28 febbraio uccidendolo insieme a cinque suoi parenti – secondo la versione del governo in un conflitto a fuoco generato dallo stesso Dillo – e poco dopo tre esponenti politici d’opposizione avevano ritirato la propria candidatura alle elezioni in segno di protesta e denunciando il timore di subire la stessa fine di Dillo.

Tanto le opposizioni escluse dalle elezioni, quanto anche numerosi giornalisti, avevano quindi denunciato una strategia elettorale di Idriss Déby costruita sull’organizzazione di un processo elettorale in sostanza fittizio, atto a favorirne la vittoria attraverso quella che di fatto era stata considerata una mera legittimazione di un voto già scontato.

Al contrario, tuttavia, la sempre più intensa rivalità emersa in sede di campagna elettorale tra Idriss Déby e Masra, sfociata poi in aperta contestazione all’indomani dell’annuncio dei dati parziali di voto, ha dimostrato come le elezioni si siano tenute in un clima di reale competizione. Non è chiaro se Idriss Déby avesse organizzato le elezioni in modo da renderle legittime e credibili attraverso la presenza di candidati a lui vicini – Masra era stato nominato primo ministro proprio dal presidente ad interim lo scorso 1° gennaio – che disponevano tuttavia di scarse possibilità di successo, ma ciò che appare alquanto evidente è come questi candidati abbiano poi cercato effettivamente di sostenere una campagna elettorale alternativa a quella di Idriss Déby, contestandone in più occasioni l’operato e poi la gestione stessa del processo elettorale.

Masra in particolar modo ha tenacemente cercato di contrastare la candidatura di Idriss Déby, spingendosi infine a contestarne il risultato e chiedere l’annullamento delle intere elezioni, determinando una crisi politica intensa e dagli incerti esiti.

Allo stato attuale, i risultati parziali comunicati dall’ANGE dovrebbero portare alla proclamazione al primo turno di Idriss Déby il prossimo 5 giugno, sebbene la denuncia di Masra al Consiglio Costituzionale debba essere valutata e analizzata, aprendo alla possibilità di rilievi che potrebbero determinare una revisione parziale dello spoglio dei voti, l’annullamento dei risultati di alcuni seggi e, ipoteticamente, portare allo slittamento della proclamazione sino alla conclusione delle indagini.

Ben più remota, tuttavia, appare al momento la possibilità di un annullamento complessivo delle elezioni, anche in costanza del dimostrato e ben noto sostegno di cui Idriss Déby gode nel paese e che difficilmente potrebbe aver portato ad un risultato nettamente sfavorevole in sede di voto.

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