CIAD: l’incremento dell’influenza della Russia provoca il ritiro di militari americani dal paese

Russia's President Vladimir Putin Meets With Chad's Interim President Mahamat Idriss Deby In Moscow

Lo scorso 24 gennaio il presidente ad interim del Ciad, generale Mahamat Idriss Deby, si è recato a Mosca per un incontro con il presidente Vladimir Putin, imprimendo un nuovo corso alla politica estera e di difesa del paese africano, in passato tradizionalmente legato agli Stati Uniti e all’Europa.

La visita è stata organizzata nel contesto di un rinnovato sforzo della Russia per ampliare la sfera dei propri legami con i paesi del continente africano e il Cremlino ha prontamente riferito di aver offerto il proprio sostegno al paese per incrementarne la stabilità. Un’offerta che ha lasciato sin da subito trasparire la disponibilità di Mosca ad inviare un proprio sostegno militare al Ciad, governato dal 2021 da Deby in seguito della morte del padre durante un combattimento con alcune delle numerose milizie antigovernative presenti nel paese.

All’incontro tra Deby e Putin fece seguito poco dopo l’invio di un primo gruppo di mercenari della Wagner, destando malumore negli Stati Uniti, presenti anch’essi nel paese con un modesto contingente di consiglieri militari impegnati perlopiù nell’addestramento delle forze armate ciadiane. Nel marzo del 2023 la presenza russa nel paese aumentò e gli Stati Uniti decisero di intervenire politicamente trasmettendo al governo Deby una nota nella quale mettevano in guardia il presidente ad interim rispetto alle reali intenzioni dei russi. Secondo Washington, infatti, i mercenari della Wagner sarebbero stati coinvolti in un tentativo di assassinare Deby e alcuni suoi alti ufficiali, sostenendo al tempo stesso i ribelli ciadiani presenti nella confinante Repubblica Centrafricana allo scopo di rovesciare la giunta di governo del paese. Secondo gli Stati Uniti, inoltre, i russi avrebbero sostenuto e finanziato una fronda interna al governo, che includeva il fratello dello stesso Deby, Seid, per fomentare un colpo di stato e instaurare un governo più vicino alla Russia.

La rivelazione degli Stati Uniti faceva seguito ad un video apparso nel precedente mese di gennaio, nel quale due militari dell’opposizione ciadiana avevano comunicato dalla Repubblica Centrafricana che la Wagner li avrebbe sostenuti per organizzare un colpo di stato, destituendo Deby. Nel video i due ribelli preannunciavano l’organizzazione di un’offensiva transitando dal confine meridionale del Ciad, poi mai avvenuta, e pochi giorni dopo il governo russo aveva diramato un comunicato che smentiva la veridicità delle informazioni, sostenendo al contrario come queste fossero parte di un tentativo di screditare la Russia e deteriorare le relazioni con il governo di Deby.

Al tempo stesso, sia gli Stati Uniti che la Francia avevano accusato la Russia di alimentare una campagna stampa nel paese per fomentare soprattutto i crescenti sentimenti anti-francesi, facendo leva sulla consolidata narrativa di condanna al neocolonialismo di Parigi che già era risultata proficua in buona parte dei paesi dell’Africa Occidentale.

L’allarme lanciato dagli Stati Uniti al presidente Deby non sembra aver tuttavia convinto il vertice politico e militare del paese, che ha infatti incrementato progressivamente il livello della cooperazione bilaterale con la Russia e al tempo stesso irrigidito le relazioni con Washington. Una crisi che ha subito un ulteriore peggioramento nel corso dei primi mesi del 2024, quando le autorità di N’Djamena hanno iniziato a ventilare l’ipotesi di revocare l’accordo sullo status delle forse statunitensi nel paese (SOFA), cui è seguita il 4 aprile una comunicazione informale da parte del capo di stato maggiore dell’aeronautica ciadiana, il generale Amine Idriss, con la quale si anticipava la possibile cessazione della presenza statunitense nel paese.

Il messaggio, trasmesso alle autorità militari americane di stanza a N’Djamena in modo informale, e non attraverso i canali diplomatici, era stato interpretato inizialmente dagli Stati Uniti come una tattica negoziale per esercitare pressioni al fine di ottenere migliori condizioni, ritenendolo privo di una reale intenzione da parte del governo del Ciad. Lo stesso Dipartimento di Stato degli Stati Uniti si era affrettato a stemperare la portata dell’accaduto affermando che nessuna richiesta formale per la cessazione della presenza delle forze americane era stata trasmessa al governo di Washington, aggiungendo come in base ad accordi intrapresi tra i due paesi la dimensione della cooperazione bilaterale sarebbe stata discussa nuovamente a seguito delle elezioni del prossimo 6 maggio.

Ciononostante, la comunicazione inviata dal generale Amine Idriss è stata considerata valida dalle autorità del paese, costringendo gli Stati Uniti ad organizzare in tempi rapidi la partenza del proprio personale – 75 istruttori delle forze speciali – con il completo abbandono previsto per la prima settimana di maggio.

Al tempo stesso, il 28 aprile è giunto a N’Djamena un nuovo contingente di forze russe, parte della neocostituita Legione Africana che ha sostituito la Wagner e che è stata posta adesso sotto il diretto controllo del ministero della Difesa. Un totale di circa 130 mercenari, secondo la stampa locale, avrebbe raggiunto il paese su un volo commerciale, venendo poi trasportato presso il principale compound della Legione nella capitale, dove sarebbero impiegati come addestratori delle locali forze di sicurezza.

Nessuna richiesta di ritiro del proprio contingente militare, invece, è stata ancora ricevuta dalle forze francesi, che nel paese dispongono di un consistente dispositivo da tempo impegnato tanto nell’addestramento quanto nell’assistenza alle operazioni militari contro le formazioni ribelli e i gruppi jihadisti. La Francia teme tuttavia che la richiesta di ritiro delle forze statunitensi sia parte di un processo di generale revisione della strategia di cooperazione militare del paese, fortemente influenzato dalla Russia, e che in breve tempo potrebbe portare alla formalizzazione della richiesta di ritiro anche del contingente di Parigi.

L’accresciuta ostilità verso la Francia del governo locale e della popolazione, anche grazie all’abile manipolazione dell’informazione da parte della Russia, sembra infatti prefigurare la possibilità che il governo di Deby possa intraprendere in breve tempo – probabilmente dopo le elezioni del 6 maggio – scelte alquanto drastiche nel merito dei propri partenariati strategici, assegnando alla Russia la gran parte dei compiti sino ad oggi gestiti dalla Francia e dagli Stati Uniti.

I sospetti francesi sono corroborati peraltro dal progressivo ampliamento delle forze russe nel paese, attraverso un graduale accesso di nuove unità della Legione Africana che in tempi relativamente brevi potrebbero compensare la partenza tanto dei militari USA quanto di quelli francesi.

Sembra in tal modo prefigurarsi anche in Ciad un radicale mutamento dell’equilibrio politico, che sarà con ogni probabilità sancito anche dalle prossime elezioni del 6 maggio, determinando un nuovo importante successo della Russia nella strategia di rafforzamento della propria capacità militare ed economica nel continente africano. Il principale obiettivo di Mosca, oltre al consolidamento delle relazioni politiche locali a danno dal rapporto con l’Europa e gli Stati Uniti, è quello di accedere – come negli altri paesi in cui è presente – alle ricche risorse minerarie del Ciad, e in particolar modo alle miniere d’oro che rappresentano per la Russia una vitale sorgente economica capace di compensare le sanzioni e le difficoltà economiche generate dal conflitto in Ucraina.

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