DAO e algoritmi predittivi: la nuova Hollywood parte dalla Blockchain

Hollywood

È possibile immaginare un futuro in cui i produttori indipendenti potranno realizzare film e serie senza più dipendere da Studios, streamers e grandi gruppi media? Utilizzando modelli in grado di prevedere con l’intelligenza artificiale quali hanno maggiore probabilità di successo? A Hollywood il mantra è da sempre “Nessuno sa niente”, frase coniata dal famoso sceneggiatore William Goldman (quello di “Il Maratoneta” e “Butch Cassidy”) a sottolineare l’imprevedibilità che domina l’industria dell’entertainment. Eppure ad esserne convinti non sono soltanto vari esperti in “finanza decentralizzata”, ma anche artisti del calibro di Sofia Coppola e Steven Soderbergh, favorevoli a spostare almeno in parte il processo decisionale sulla “blockchain”, la rete di computer e protocolli su cui viaggiano e si scambiano, tra le altre cose, criptovalute e token non fungibili (NFT).

Hollywood, e con essa l’industria dell’entertainment, è tradizionalmente un sistema fortemente centralizzato. Con il progressivo e trasversale consolidamento dei grandi player dell’industria, il potere decisionale risulta più che mai concentrato entro cerchie ristrette e, per molti autori, inaccessibili. Ma cosa accadrebbe se gli autori, anziché ai tradizionali finanziatori, si rivolgessero direttamente al loro pubblico usando la blockchain (e le sue tecnologie) come rete di raccordo? In teoria, un sistema molto più efficiente che semplificherebbe lo sviluppo, ne ridurrebbe i costi (assorbiti in parte, per esempio, dallo staking interno dei token) fornendo agli investitori dei preziosi indicatori sull’appetibilità sul mercato di ciascun progetto.

L’idea di una “democratizzazione” dell’industria dello spettacolo, fondata sulla collaborazione diretta tra creatori di contenuti e loro fan, non è nuova. Sulla scia di Kickstarter, nota piattaforma di crowdfunding già attiva anche in campagne per il finanziamento diffuso di film a basso costo, a inizi 2022 era partita HollywoodDAO, una community nata con l’idea di finanziare progetti audiovisivi tramite NFT. Anche la Decentralized Pictures Foundation, presentata all’ultimo Festival di Cannes e a cui partecipano sia i figli di Francis Coppola che Soderbergh, affida a una comunità di appassionati l’assegnazione di incentivi finanziari a progetti scelti per il loro impatto sociale, creatività, personaggi e storia. Con tanto di dichiarazione di indipendenza a favore degli autori e diretta a promuovere un ecosistema creativo libero e innovativo. Quello che Coppola e George Lucas avevano immaginato per il cinema nel lontano 1969, quando fondarono la American Zoetrope.

Sono soltanto due di vari progetti con finalità simili, molti dei quali (ma non quella di Coppola) basati sullo schema ormai prevalente della DAO o “organizzazione autonoma decentralizzata”: una sorta di società “virtuale” costruita sulla blockchain dove, eliminate gerarchie e strutture tipiche della corporation, ogni decisione viene affidata al consenso tra i partecipanti e all’operatività di protocolli software chiamati “smart contracts”, che certificano, tra l’altro, l’originalità delle opere dell’ingegno.

Ed è per ridurre al massimo i rischi legati alla loro produzione che alcune DAO si sono spinte oltre: l’americana FILM.IO, in partenza ad Aprile e il cui motto è “liberiamo i creativi”, combina un algoritmo proprietario di aggregazione dei dati con l’intelligenza artificiale per determinare il potenziale commerciale di ciascun progetto. C’è da dire che anche gli Studios utilizzano da tempo modelli di “intelligenza predittiva” nelle loro strategie produttive, come Cinelytic (https://www.cinelytic.com/), che anticipa i probabili risultati al box office e ScriptBook, specializzato invece nell’analisi di storie e sceneggiature. E’ un’industria, quella dell’entertainment, che fa ampio ricorso agli algoritmi, soprattutto nello streaming. Con il rischio, però, che nell’intelligenza artificiale prevalga l’istinto a fare da “valvola” di protezione (come HAL9000 in “2001”), raccomandando solo le soluzioni più sicure e conservative – remake, seguiti e spinoff. Riducendo così, con il rischio finanziario, anche quello creativo, a scapito dell’innovazione. Ecco perché in FILM.IO l’algoritmo agisce come strumento di validazione, ma non sostituisce la comunità dei membri: restano loro il motore principale per l’avanzamento di ciascun progetto e, in ultima analisi, un primo e rappresentativo campione del pubblico che pagherà per vederli.

Concetti rivoluzionari per l’industria, anche se tutto evolve su un territorio non regolamentato, come avvertono promotori e documenti istitutivi delle DAO. Per il momento sono esperimenti limitati a pochi progetti a basso budget. Ma l’idea di un sistema decentralizzato che stabilisca un filo diretto tra creatori di contenuti e i loro fan – oltre che i possibili investitori – resta affascinante. E, come spiega Roman Coppola, capace di scardinare un pò alla volta il monopolio delle grandi corporation, dando vita a una comunità dove nuovi talenti e collaborazioni artistiche possano prosperare liberi da monopoli finanziari.

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