Continua l’offensiva dell’HTS in Siria, mentre si allarga anche il fronte nel nord-est

Siria

Continua l’offensiva sferrata lo scorso 27 novembre dalle forze degli islamisti di Hayat Tahrir al-Sham (HTS) nel nord-ovest della Siria, dove controllano ormai buona parte delle province di Aleppo e Idlib e da dove stanno muovendo verso sud minacciando la città di Hama.

La stampa siriana di opposizione ha affermato che sono ormai cinque gli aeroporti militari caduti sotto il controllo delle formazioni islamiste – Nayrab, Kuwairis, Menagh, Abu Dhuhur e Aleppo – determinando una considerevole riduzione della capacità operativa tanto delle forze militari dell’esercito regolare siriano quando di quelle alleate russe e iraniane.

Sembrerebbe dunque inefficace la controffensiva lanciata dalle forze del regime di Damasco, così come i bombardamenti aerei condotti dalle forze russe, mentre oltre venti tra cittadine e piccoli villaggi sono progressivamente caduti nelle mani dell’HTS nel corso delle ultime ore.

Contestualmente anche le formazioni curde delle Forze Democratiche Siriane hanno lanciato numerosi attacchi nel nord-est del paese, interessando soprattutto l’area di Deir ez Zor, dove tuttavia si scontrano prevalentemente con le formazioni dell’Esercito Nazionale Siriano sostenuto dalla Turchia e solo marginalmente con quelle dell’esercito del regime di Damasco e dei suoi alleati. Le forze curde hanno affermato ieri di aver conquistato almeno 7 villaggi della regione, tutti precedentemente controllati da forze filo-governative, in prevalenza parte del contesto degli attori filo-iraniani.

Secondo alcuni organi di stampa araba, invece, anche l’Esercito Nazionale Siriano sarebbe intenzionato a lanciare una propria offensiva nel nord del paese in direzione delle aree centrali e orientali, con l’obiettivo di espandere i territori sotto il proprio controllo tanto nelle aree controllate dai curdi quanto in quelle sotto controllo governativo.

Il 2 dicembre milizie irachene filo-iraniane appartenenti alle Forze di Mobilitazione Popolare (PMU) sono state segnalate in ingresso sul territorio siriano, dirette verso le aree interessate dai combattimenti, e alcuni di questi convogli sarebbero stati colpiti da incursioni aeree condotte dagli Stati Uniti. I rappresentanti di una di queste milizie, Kataeb Hezbollah, hanno apertamente chiesto al governo iracheno di inviare le forze dell’esercito regolare in Siria, per contrastare l’avanzata delle formazioni di opposizione.

La presenza militare russa e iraniana nel paese non sembra tuttavia essere sufficiente in questa fase per arrestare l’avanzata delle formazioni ribelli, dimostrando in modo evidente come il sodalizio a sostegno del regime di Damasco sia stato colto di sorpresa tanto dall’iniziativa militare dell’HTS quanto anche dalla sua capacità militare.

Ulteriore elemento di rischio per la tenuta delle forze governative e del regime di Bashar al-Asad è dato dalla probabile contestuale impossibilità delle milizie sciite libanesi di Hezbollah di fornire combattenti da schierare in Siria. Secondo quanto riportato da alcuni organi della stampa araba, che hanno citato anonimi funzionari di Hezbollah, il gruppo libanese non avrebbe infatti in questo momento alcuna capacità di fornire soldati, armi e munizioni alla Siria, in conseguenza della necessità di non sguarnire ulteriormente la propria capacità in Libano.

L’evoluzione del conflitto aggrava infine le condizioni umanitarie della regione, dove almeno 50.000 persone risulterebbero sfollate secondo le Nazioni Unite, determinando l’esigenza di provvedere all’ingresso di aiuti che sono tuttavia impossibili da recapitare in conseguenza del perdurare dei combattimenti.

Tanto le Nazioni Unite quanto l’Unione Europea hanno invocato la cessazione delle ostilità, senza tuttavia alcuna concreta possibilità che ciò possa accadere nell’immediato futuro.

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