Cessate il fuoco in Libano alla portata, secondo l’inviato speciale USA Hochstein

Senior White House Adviser Amos Hochstein Speaks After Meeting With Lebanese Parliament Speaker Nabih Berri In Beirut

La possibilità di un cessate il fuoco in Libano tra le forze di Hezbollah e quelle israeliane sembra alla portata. Ne sembra convinto l’inviato speciale per il Medio Oriente della Casa Bianca, Amos Hochstein, che dal 19 novembre è a Beirut per veicolare la proposta di negoziato predisposta dagli Stati Uniti e per facilitarne l’accettazione da parte delle diverse componenti della politica libanese, e in particolar modo il partito-milizia Hezbollah.

Hochstein ha incontrato nella capitale libanese il presidente del Parlamento, Nabih Berri, che è anche il negoziatore incaricato da Hezbollah per discutere con gli attori esterni i dettagli del possibile accordo, il primo ministro Najib Mikati e il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Joseph Aoun.

Berri, nel corso di un incontro con alcuni giornalisti, ha commentato la proposta predisposta dagli americani, definendola come in linea di massima buona e aggiungendo come siano a suo avviso solo necessari alcuni aggiustamenti minori. Un suo stretto collaboratore aveva già anticipato il giorno precedente che anche i vertici di Hezbollah avevano di fatto accettato i termini della proposta, confermando le percezioni che da giorni accompagnano il dibattito sull’argomento, e che convergono nell’affermare che il partito sciita nutra ormai un concreto interesse verso la soluzione negoziale.

Al tempo stesso, alcuni organi di stampa riconducibili all’area cristiano-maronita hanno divulgato una notizia – priva ad oggi di riscontri ufficiali – secondo la quale il ministro per gli Affari Strategici di Israele, Ron Dermer, avrebbe veicolato attraverso la Russia una proposta al governo siriano, offrendosi di intercedere con il governo statunitense per la rimozione delle sanzioni che colpiscono Damasco a fronte di un tangibile impegno da parte di Bashar al-Asad per interrompere definitivamente il flusso di armi a favore di Hezbollah lungo il confine tra la Siria e il Libano. La proposta, secondo la stampa, sarebbe stata formulata da Dermer nel corso del suo recente viaggio in Russia, del quale tuttavia non si conoscono i dettagli ufficiali, nell’ambito del quale avrebbe tuttavia chiesto al governo di Mosca un effettivo sostegno per risolvere almeno una parte delle crisi regionali, attraverso la propria capacità di interlocuzione soprattutto con i governi dell’Iran e della Siria.

Le note di ottimismo registrate dalla politica libanese e dall’inviato speciale della Casa Bianca Hochstein sono tuttavia accompagnate da un cauto silenzio da parte di Israele, che attende la visita dell’inviato statunitense per valutare le osservazioni sollevate dal contesto politico libanese.

Appare evidente come la priorità di sicurezza per Tel Aviv sia rappresentata dal conflitto a Gaza, e come la possibilità di un cessate il fuoco lungo i confini settentrionali sia considerata con interesse per alleggerire la pressione militare sul paese. Qualora da parte libanese non dovessero essere soddisfatte le condizioni richieste da Israele, tuttavia, il primo ministro Netanyahu ha già espresso l’intenzione di proseguire l’operazione militare con l’intento di colpire in modo sempre più capillare le forze di Hezbollah.

Al tempo stesso, anche la Repubblica Islamica dell’Iran manifesta un discreto interesse verso la possibilità di un cessate il fuoco in Libano. Un accordo, infatti, consentirebbe all’establishment di governo di mitigare le sempre più forti spinte delle forze ultraradicali del proprio contesto politico, che chiedono una rappresaglia militare contro Israele, trasformando invece il cessate il fuoco in Libano in una condizione capace di considerare per il momento chiusa la dimensione dello scontro con Tel Aviv.

Un negoziato sul filo del rasoio, quindi, che sembra tuttavia muoversi su un binario costruttivo e concreto, favorito dall’interesse di ognuna delle parti di conseguirne un risultato per le proprie specifiche agende politiche.

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