Accordo in Libia per favorire l’uscita delle milizie da Tripoli

Libia Milizie

Il ministro degli interni libico Imad Trabelsi ha annunciato il 20 febbraio che, a seguito di lunghe trattive, è stato raggiunto un accordo con le principali milizie presenti a Tripoli per favorire una loro uscita dalla città e ristabilire il controllo dell’area urbana da parte delle forze regolari di polizia.

L’accordo, finalizzato ad allentare le tensioni che per lungo tempo hanno caratterizzato la capitale, è volto a favorire il ritorno alla normalità attraverso la rimozione dei diversi checkpoint che ancora delimitano le diverse zone influenza delle milizie, garantendo un controllo unificato della capitale da parte delle forze di polizia del governo.

In base alle intese raggiunte grazie all’intermediazione del ministro dell’Interno, tutti i membri delle diverse milizie abbandoneranno le proprie posizioni all’interno della città e faranno ritorno nei rispettivi quartier generali, rimuovendo i numerosi posti di blocco che dividono le diverse aree di Tripoli, ripristinando la libera circolazione nella capitale.

L’accordo prevede inoltre che l’eventuale reingresso delle milizie all’interno della città sarà possibile solo in caso di gravi emergenze e su disposizione dell’autorità governativa, compiendo un tal modo un simbolico ma significativo passo in avanti verso la stabilità.

L’intento, secondo Trabelsi, è quello di determinare un precedente che possa poi essere seguito dalle altre principali città, ripristinando in tal modo l’autorità centrale del governo di Tripoli e delle forze di polizia che da questo dipendono, in un percorso idealmente capace di ristabilire il predominio della politica su quello delle diverse milizie che ancora rappresentano l’ossatura della sicurezza della Libia occidentale.

Secondo i termini generali dell’intesa almeno cinque tra i principali gruppi armati presenti nella capitale dovrebbero lasciare le proprie posizioni entro l’inizio del prossimo mese di Ramadan, il 9 aprile. Si tratta della Forza di Sicurezza Generale, del RADA, della 444° Brigata, della 111° Brigata e dell’Autorità di Supporto per la Stabilità, che rappresentano le principali componenti armate oggi presenti nelle diverse zone della capitale, che impongono il controllo su specifici quartieri e che hanno da molto tempo esercitato le proprie prerogative attraverso l’innalzamento di barriere di controllo, presso le quali non rado sono stati esercitati poteri arbitrari. Al tempo stesso, tuttavia, queste forze si sono spesso scontrate tra loro per il controllo di alcune aree strategiche, come il porto o l’aeroporto di Tripoli, provocando vittime e danneggiamenti che hanno esasperato la popolazione.

Il provvedimento è anche volto idealmente a regolamentare il ruolo delle diverse milizie, che non sono espressione dell’apparato di sicurezza pubblica ma che ricevono comunque sussidi dal governo in funzione del loro contributo alla sicurezza nazionale, in base ad uno speciale status garantito nel 2021, in un connubio di interessi che ha gradualmente eroso il potere del governo centrale a favore delle milizie e delle numerose bande armate presenti nella città e nell’intera Tripolitania.

Sebbene l’adesione al provvedimento di allontanamento dalla città rappresenti un notevole successo per il governo, la presenza e la capacità delle milizie costituisce ancora un fattore essenziale per la sicurezza del governo di Tripoli, che non è riuscito nonostante numerosi sforzi a ricostituire un esercito nazionale capace di difendere l’integrità territoriale della parte di Libia amministrata dal governo di Tripoli.

Le milizie hanno dato un contributo determinante, se non essenziale, nel difendere la capitale dal tentativo del generale Haftar nell’aprile del 2019 di rovesciare il governo del Governo di Accordo Nazionale, assumendo tuttavia al termine delle ostilità un ruolo centrale quanto polarizzante nella gestione della sicurezza della Tripolitania e degli interessi economici – leciti e illeciti – radicati sul territorio.

Il governo, per tale ragione, mentre da una parte tenta di limitarne il ruolo e la presenza nelle città, non è ancora in grado di affrancarsi dal ruolo delle diverse milizie, dovendo gestire i complessi e fragili equilibri che ne determinano le relazioni e le capacità con attenzione e moderazione.

L’ideale obiettivo di un esercito nazionale unitario sotto il diretto comando delle autorità centrali appare ancora lontano e il rischio che le milizie si sentano minacciate nella gestione dei loro specifici interessi locali deve essere gestito dalle autorità politiche con estrema cautela.

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