L’11 luglio, nell’ambito del consueto incontro settimanale con la stampa algerina, il presidente Abdelmajid Tebboune ha confermato la propria intenzione di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali, fissate per il 7 settembre.
Il presidente ha in tal modo sciolto le riserve sulle proprie intenzioni, a una settimana dalla chiusura per le candidature, sostenendo di aver preso la decisione di presentarsi come candidato alle elezioni in conseguenza delle pressanti richieste da parte di numerosi partiti politici e di alcune organizzazioni della società civile.
Nel darne l’annuncio, Tebboune ha richiamato ai successi conseguiti dal suo governo soprattutto in termini di politica economica, sostenendo di aver fermato l’emorragia di denaro pubblico che aveva caratterizzato i mandati precedenti, di aver favorito una sostenuta crescita delle entrate statali e di aver quindi predisposto le condizioni per un rilancio dell’economia nazionale.
Sono in tal modo ad oggi quattro i candidati ammessi alle elezioni presidenziali del prossimo 7 settembre. Oltre a Tebboune hanno raccolto il necessario numero di firme anche Youcef Aouchice (Fronte delle Forze Socialiste), Abdellah Hassan Cherif (partito di estrazione islamista Movimento per la Società e la Pace) e Saida Neghza, unica donna tra i candidati (Confederazione Generale delle Imprese Algerine).
Circa trentacinque esponenti politici hanno manifestato l’intenzione di candidarsi, senza tuttavia raggiungere il numero necessario di firme per far approvare la propria partecipazione, mentre Louisa Hanoune, del partito di Lavoratori Algerini ha annunciato il 15 luglio di voler abbandonare la corsa per le elezioni in conseguenza di quelle che ha definito come condizioni ingiuste dettate da un quadro giuridico distorto, che impedisce di fatto ai candidati esterni all’apparato di potere di concorrere in modo egualitario.
La decisione da parte del governo di anticipare di circa tre mesi la data delle elezioni ha infatti ulteriormente limitato la capacità dei candidati non solo nelle procedure per la raccolta delle firme, quanto anche nell’organizzazione della campagna elettorale, venendo fortemente criticata e considerata parte di una strategia volta a garantire la vittoria di Abdlemajid Tebboune.
La rielezione del presidente in carica viene considerata dagli osservatori come altamente probabile, anche in considerazione del sostegno accordato a Tebboune da alcuni tra i principali partiti politici del paese, come il Fronte di Liberazione Nazionale, il Raggruppamento Nazionale Democratico, il Movimento del Futuro e il Movimento Nazionale di Costruzione, che attraverso il loro sostegno dovrebbero essere in grado di assicurare al presidente la capacità di conseguire una nuova vittoria assicurando la continuità di governo degli storici apparati del potere algerino.
L’annuncio dell’ufficializzazione della candidatura di Tebboune è avvenuta a ventiquattr’ore da una significativa visita nella regione berbera della Cabilia, notoriamente caratterizzata dalla presenza di forze anti-governative, dove il presidente ha inaugurato l’apertura di un impianto sportivo a Tizi Ouzou nel corso di un’attività istituzionale che in molti hanno reputato come funzionale a favorire l’annuncio. L’impianto sportivo, descritto dalla stampa come uno dei più moderni dell’intero continente africano, è simbolicamente intestato ad uno dei più importanti leader della guerra d’indipendenza, Hicne Ait-Ahmed, che guidò poi un’insurrezione armata berbera contro il governo di Ahmed Ben Bella nel 1963, venendo arrestato e riuscendo poi a fuggire all’estero, dove morì nel 2015. Un riconoscimento importante, attraverso il quale il governo intende inviare un segnale conciliatorio alle componenti berbere della popolazione algerina, da sempre impegnate nel riconoscimento della propria lingua e delle proprie tradizioni, e che Tebboune intende corteggiare in previsione delle elezioni del prossimo 7 settembre.
Sebbene la riconferma di Tebboune appaia quasi scontata, le prossime elezioni non si presentano facili per l’establishment di governo, che deve ormai fare i conti con un’affluenza alle urne sempre più modesta, frutto di una disaffezione dell’opinione pubblica dalla politica che tende a delegittimare in modo sempre più evidente un apparato di potere solo in apparenza governato dal potere politico, e dove al contrario le forze armate continuano a giocare un ruolo preminente nel controllo e nell’indirizzo delle strategie politiche ed economiche del paese.
Anche l’entusiasmo espresso da Tebboune nel merito dei successi conseguiti dal suo governo nel settore dell’economia non trova univoco consenso nella società algerina, dove anzi permane la percezione di una crisi in costante evoluzione, accompagnata dall’assenza di reali strategie per attuare le più volte annunciate misure di diversificazione dal settore degli idrocarburi e l’investimento nello sviluppo di nuove filiere industriali. Non meno critiche, infine, le questioni della libertà di espressione e del pluralismo politico, già emerse in seno alle proteste dell’Hirak e poi sopite con la pandemia, ma non certo svanite.


